“Mi piace immaginarti a cavalcioni di un asino”

Lun, 09/11/2015 - 12:07
A Totò Delfino che venerdì scorso avrebbe compito 80 anni

A Totò Delfino che visse in simbiosi con l'Aspromonte e che oggi avrebbe compiuto ottant'anni, voglio dedicare queste righe per ribadirgli ancora una volta tutta la mia ammirazione e il mio affetto.
Non so perché, forse perché l'ultima volta che c'incontrammo parlammo anche di lui, o perché nel suo ultimo libro "Il raglio dell'asino" la dedica per me fu "a Mario Nirta con un raglio prolungato", mi piace adesso vedere Totò girovagare a cavalcioni di quell'asino che signoreggiava nel poster del suo studio, tra una nuvola e l'altra alla ricerca di uno spiraglio per intravedere quel suo adorato Aspromonte che conosceva palmo a palmo.
Ricordo con immutato affetto Totò Defino. E lo leggo e rileggo in continuazione, quasi a sentire ancora più forte la sensazione che non sia mai morto. Per questo non ho voluto vederlo nella bara. Purtroppo, gli ultimi ricordi che ho di lui vivo sono struggenti ... eravamo nella cucina di casa sua vicino al caminetto e lui passeggiava parlando di altre sue opere che aveva in cantiere. Fose sapeva che stava per morire e non voleva lasciarlo trapelare. Ed anch'io sapevo che se ne stava andando e fingevo di non saperlo. Poi m'invitò ad andare in salotto perché sulla sedia non ce la faceva a sedersi: ormai era quasi ridotto pelle ed ossa. Una volta seduti ricominciò a fare progetti. Tornò brillante com'era sempre e dimenticammo entrambi per un po' di tempo la sua tragedia. Ma evidentemente non eravamo bravi attori né lui e tanto meno io perchè quando ci salutammo non riuscì ad accompagnarmi alla porta - come faceva sempre - ed io riuscii a stento a trattenere un singulto. Tanti episodi ritornano: un pranzo ad Antonimina condito da aneddoti continui e da allegri episodi; la sua contentezza per un mio pezzo per "La Riviera" sul suo "La nave della ndrangheta" che dovrebbe essere un classico obbligatorio nelle nostre scuole insieme ad "Amo l'Aspromonte"; e le sue visite a casa mia quando con un aperitivo in una mano e l'altra a palma aperta indirizzata verso di noi per indurci a tacere, riusciva a parlare per mezz'ora senza berne nemmeno una goccia. Sono orgoglioso d'aver goduto della sua amicizia e del suo insegnamento. Ma mi vergogno, come calabrese, nel constatare che nessuno fra i "detentori" della cultura abbia fatto niente per divulgare la sua opera che è un vero patrimonio da conservare. C'è tutta la storia del nostro mondo nei suoi libri e nei suoi articoli. Ed è anche possibile, pur se non lo credo, che possano esistere da noi scrittori più bravi di lui, Ma non si può capire la Calabria nei suoi più intimi recessi se non si legge Totò Delfino. Quando Totò se ne andò, scrissi un articolo per "La Riviera" dicendo che la cultura calabrese per come l'aveva trattato, non lo meritava. A distanza di qualche anno non ho motivo di ricredermi, purtroppo. Ma importa poco perché sin quando ci sarà ancora su questa terra uno di noi suoi amici, lui resterà vivo ed accattivante come lo è sempre stato. E come ad cristallino ruscello d'Aspromonte continueremo ad abbeverarci alla sua fonte. "All'ennesima distribuzione, Rocco arrivò in ritardo ..." È l'inizio di "Rocco in frac" una delle novelle più belle della letteratura non solo nostra, ma mondiale. Ciao Totò, ti voglio bene.

Autore: 
Mario Nirta
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