“Nella nostra terra non si può stare male”

Dom, 05/01/2020 - 18:00

Vivere in Calabria significa vivere nel baratro più assoluto. Io amo la mia terra e ho sempre lottato per creare qualcosa di positivo e renderla più socialmente vivibile, ma siamo arrivati proprio alla disperazione totale. Il 23, verso le 17:00, mia mamma avverte un malore, ci rechiamo al pronto soccorso dell'Ospedale di Locri. Una gran confusione, ci avviciniamo all'accettazione e ci consigliano, vista l’urgenza, di recarci a Polistena, anche perché mia mamma aveva bisogno di fare una TAC urgente dato che aveva già manifestato di avere un'ischemia in corso. Arriviamo al Pronto Soccorso di Polistena dove, presso l’accettazione, diciamo di venire da Locri, e subito iniziano a contestare. Entriamo all'interno del Pronto Soccorso, una dottoressa guarda mia madre ma, subito dopo, lascia il posto di lavoro per cambio turno. Arriva un medico. Con tutta tranquillità ci chiede da dove veniamo. Appena sente Locri inizia a bestemmiare e gridare affermando che lui non può lavorare anche per i pazienti della Jonica. Non ci guarda in faccia. Io spiego che c'è bisogno di una TAC perché vi è in corso un’ischemia, ma lui non si avvicina a vedere mia madre e continua a chiacchierare con una collega mangiando biscotti e ridendo. Dopo un bel po' mi fanno uscire e abbandonano mia madre su una barella in attesa del tecnico reperibile per effettuare la TAC. Dopo più di due ore effettuano la TAC due tecnici. Uno dava istruzioni e l'altro eseguiva: “Tocca i supa, poi i sutta, vai cchiù ppe là…”. Finita la TAC dicono che bisogna aspettare il referto e che passerà del tempo perché dovrà refertare Locri. Aspettiamo! Non c'è connessione… Si fanno i dispetti tra ospedali… Che vergogna! Dopo tanta attesa arriva il referto. La paziente va trasferita in un reparto di neurologia. Locri non ha posti disponibili, Reggio Calabria nemmeno. Il simpaticissimo e cordiale medico che aveva bestemmiato come un demone decide di trasferire mia mamma a Gioia Tauro in medicina. Ma non finisce qui. Bisogna aspettare fin quando ci sarà un'ambulanza disponibile con la presenza di un medico. Aspettiamo ancora altre ore. Dopo una lunga attesa finalmente ci siamo. Arriviamo a Gioia, una bravissima dottoressa finalmente fa una prima visita per bene e iniziano a fare qualcosa. Grazie a Dio, la mattina del 24 un'altra dottoressa prende in esame il caso di mia mamma e inizia subito a operare seriamente. La mia grande paura, adesso, è che dobbiamo ripetere la TAC e dovranno nuovamente spostarla. Si troverà un'ambulanza? Che vergogna! E, in effetti, dopo circa tre giorni non si trova un'ambulanza per portare mia mamma nuovamente a Polistena per ripetere una TAC. Dopo varie lotte e vicissitudini decido di chiamare un'ambulanza privata per effettuare la TAC di controllo e cosi è stato: la LADoS di Gioiosa Jonica è arrivata a Gioia Tauro per accompagnare mia mamma a Polistena e riportarla nuovamente a Gioia Tauro. Fatta la TAC si decide di trasferire la paziente a Locri, in neurologia. Altro viaggio in Ambulanza… arrivata a Locri, la paziente viene accolta e sistemata in reparto. Effettuano alcuni controlli e iniziano la cura. Si riscontra che il reparto è privo di alcuni farmaci, di striscette per misurare il diabete e di insulina. Oltre a questo mia mamma aveva bisogno di fare un ecodoppler, ma niente: il 30 non si effettuano esami e nemmeno il 31. Contattato più volte il reparto, nessuno risponde. E allora ritorniamo a casa… è inutile stare in ospedale quando non viene garantito il minimo. Cosa ancora più ironica: la paziente deve firmare come se fosse lei responsabile del disagio e deve sentirsi pure in colpa di non essere rimasta solo a riscaldare il letto. Nella nostra terra non si può star male. Siamo abbandonati da tutti. Ognuno agisce come crede, non si ha rispetto verso l'umano. Un professionista che agisce in quel modo è veramente vergognoso. Nessun servizio, nessun controllo. Solo tasse e basta! La sanità, che dovrebbe essere il fiore all'occhiello di un Paese civile non esiste proprio, in Calabria. Tantissima gente soffre e per una TAC deve fare chilometri. Vedere tanta sofferenza e nessun servizio è sconfortante e preoccupante. Mi dispiace affermare che viene la voglia di scappare. Povera Terra mia, abbandonata e massacrata da tutti.

Gabriella Lama, docente

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