“Ragazzi della Locride, Special Olympics ha bisogno di voi!”

Dom, 27/01/2019 - 18:40
Intervista a Irma Circosta

Esistono realtà meravigliose in grado di donare speranza per un futuro in cui l’inclusione, l’apertura all’altro vincono su ogni perplessità e pregiudizio. Una di queste è Special Olympics, la prima organizzazione a strutturare un programma internazionale di allenamento sportivo e competizioni atletiche per persone con disabilità intellettive. L’enfasi è posta sulla gioia e sul divertimento nel partecipare alla competizione sportiva piuttosto che sulla prestazione fisica, così da spostare l’attenzione su ciò che gli atleti POSSONO fare e non su ciò che non riescono a fare. Da qualche anno Special Olympics ha messo radici anche nella Locride grazie alla straordinaria umanità e caparbietà di Irma Circosta, Responsabile regionale dell’Area famiglia del Team Calabria Special Olympics Italia, nonchè Presidente Special Olympics Locride.
Da quanto tempo e perchè si è avvicinata al Team Special Olympics?
Faccio parte del team da 30 anni e mi sono avvicinata a questa grande famiglia perchè mio figlio Michele è affetto da sindrome di Down. Special Olympics è un’organizzazione seria, affermata a livello mondiale - ne fanno parte 190 paesi del mondo e milioni di atleti - e mi ha permesso di vivere delle esperienze davvero gratificanti.
Quali sono i benefici sociali della pratica sportiva per le persone con sindrome di Down?
I ragazzi si sentono protagonisti, riescono a mettere in evidenza le abilità che possiedono e che gli stessi genitori ignorano. Vedere mio figlio tuffarsi dal trampolino, eseguire una virata, nonostante i suoi 44 anni, mi dà una gioia immensa. Così come vederlo partecipare alle Olimpiadi di Atene e conquistare ben due medaglie, una d’argento e una di bronzo.
Ci può raccontare una sua esperienza diretta con qualcuno degli atleti che ha visto “rifiorire” attraverso lo sport?
In questi anni ho visto ragazzi autistici, i cui genitori pensavano che non sarebbero mai riusciti a relazionarsi con gli altri, gareggiare con successo e, una volta raggiunto il traguardo, cercare i familiari con lo sguardo per godere insieme della vittoria. Ho visto ragazzi sia down che autistici misurarsi con delle gare davvero complicate, nonostante le mille perplessità dei genitori.
Secondo lei, le varie campagne di sensibilizzazione nei confronti della disabilità intellettiva riescono a trattare il tema senza infarcirlo di pietismo bigotto e cadere nella lagna fine a se stessa?
Non tutte ci riescono. Special Olympics sì, perchè mette al centro la persona, tutto il mondo che i ragazzi disabili riescono a trasmettere e a cui i cosiddetti “normali” dovrebbero fare caso per normalizzarsi anche loro.
Come racconterebbe lei la sindrome di Down?
I ragazzi sono semplicemente più lenti, profondamente buoni e corretti. È chiaro che molto dipende dalle famiglie e dalle possibilità che la società offre per sviluppare abilità che le persone affette da sindrome di Down sicuramente possiedono.
Un comportamento sgradito nei confronti delle persone con sindrome di Down?
Considerarli “poverini”.
Dal 15 al 18 gennaio si è svolta a Bardonecchia la trentesima edizione dei Giochi Nazionali invernali Special Olympics. Cosa significa prendere parte a questi importanti eventi per gli atleti e per le loro famiglie?
A Bardonecchia, Reggio Calabria è stata rappresentata da Federica Visalli e Demetrio Rosace della Polisportiva Special Olympics Andromeda. Federica ha conquistato il primo posto, Demetrio il quarto. Vederli sorridere mentre alzavano la medaglia è stata una vittoria per tutti noi. La loro felicità è la conquista più grande. Con Special Olympics vincono tutti, e la vittoria è contro ogni pregiudizio. In vetta alla classifica c’è l’inclusione, tanto che il giuramento dell’atleta Special Olympics recita: “Che io possa vincere, ma se non riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze”.
Nel giugno 2017 la Locride è stata teatro del primo Family Campus Calabria, un’occasione di incontro, solidarizzazione e confronto per le famiglie degli atleti Special Olympics. Cosa è successo da allora?
Nel giugno 2017 ho deciso di accogliere il grido di dolore e attenzione che si levava dalle famiglie dei disabili nel comprensorio della Locride. L’intento è stato quello di rafforzare il coinvolgimento nella vita collettiva - economica, sociale e culturale - delle persone con disabilità. Purtroppo, una volta finita la scuola, le famiglie devono fare i conti con le difficoltà che incontrano i loro ragazzi disabili nell’inserirsi all’interno della società. Quello a cui aspiro è la creazione di un laboratorio mattutino con attività diversificate che impegnino le persone con disabilità. Intanto dopo il Family Campus si sono registrati dei segnali positivi: a gennaio 2018 è nato il Team Special Olympics YMCA Siderno, una squadra di basket per ragazzi con disabilità psico intellettive; a settembre è stata la volta della squadra di nuoto che fa capo alla Polisportiva Andromeda Reggio Calabria e che si allena nella piscina di Ardore; inoltre, è stata creata una band musicale presso l’Accademia Ars Musicae di Gioiosa Ionica. I ragazzi e le loro famiglie hanno accolto con entusiasmo queste iniziative. Ragazzi che facevano fatica a integrarsi, sempre aggrappati ai genitori, adesso non vedono l’ora di correre agli allenamenti che li vedono impegnati quattro giorni a settimana. Quello che, però, manca alle squadre appena nate è la partecipazione di volontari. È difficile trovare ragazzi disposti a dedicare un’ora della loro giornata ai disabili. Non voglio credere che ciò sia da attribuire a una mancanza di sensibilità ma piuttosto al fatto che vi sia una scarsa informazione su queste nuove realtà. Ne approfitto, quindi, per lanciare un appello ai giovani della Locride: abbiamo bisogno di voi!
Dovesse incontrare il Ministro per la Famiglia e le Disabilità, cose gli chiederebbe?
Maggiori attenzioni ai ragazzi e alle famiglie. È necessario un dialogo collaborativo tra famiglie, servizi e istituzioni a favore dell’inclusione sociale della disabilità, così che si possano mettere da parte stereotipi e pregiudizi che spesso tuonano come sentenze e precludono ogni possibilità.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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