“Rimbocchiamoci le maniche per la Locride”

Sab, 21/11/2020 - 16:00
Questa settimana abbiamo avuto ospite in videoconferenza Vincenzo Comi, avvocato penalista originario di Locri che oggi esercita la professione a Roma ed è candidato al ruolo di Presidente della Camera Penale capitolina. Con lui abbiamo avuto il piacere di parlare dello stato di salute della giustizia italiana e calabrese, delle storture dello Stato di diritto italiano e delle difficoltà della società civile nel nostro territorio.

Che percorso hai fatto Vincenzo?
Mi sono trasferito a Roma nel 1985, dove mi sono laureato e ho iniziato a fare l’avvocato penalista, impegnandomi poi negli ultimi anni in un’associazione che rappresenta gli avvocati penalisti. Dal 2016, di questa associazione, sono vicepresidente insieme all’amico Cesare Placanica, che è presidente, insieme a un gruppo di colleghi di cui fa parte un altro comune amico, l’avvocato Giuseppe Belcastro. I penalisti iscritti sono circa ottocento. È un impegno che si associa all’attività professionale e nell’interesse dei colleghi e dei cittadini.
Ora tu sei candidato a Presidente?
Si, mi scaricano la patata bollente in questo momento particolarmente delicato. Le elezioni si sarebbero dovute svolgere lunedì e martedì, ma sono state rinviate a dicembre. Il Covid ci ha imposto l’utilizzo della tecnologia, quello che noi rivendichiamo è che non saremo mai favorevoli al processo da remoto. È necessario fare di tutto, affinché il processo si svolga in aula, ma allo stesso tempo occorre utilizzare questo momento per far funzionare bene i servizi telematici. Questa situazione del Covid ha individuato, per esempio, i problemi della cancelleria, da qui sono nate le prese di posizione dei sindacati. Utile per capire che occorre far funzionare anche il sistema delle cancellerie, di tutta l’organizzazione giudiziaria. Come associazione siamo attenti anche a queste situazioni.
Ti ho visto protagonista di molti processi collegati anche alla nostra terra, da Duisburg ad Acero, se non ricordo male.
Sì, ai tempi del processo Duisburg mi occupai di una difesa in Cassazione, nel processo Acero ho condiviso la difesa con l’avvocato Giuseppe Belcastro. Si è concluso pochi giorni fa il processo Banco Nuovo davanti al tribunale di Locri, dove ho difeso un imputato. Alla base di questo processo c’era la contestazione di un sodalizio criminoso a Brancaleone, intorno al quale pilotavano gli appalti pubblici del comune. Quello che stupisce il cittadino è vedere un’accusa di condanna terminare con una sentenza che ha demolito l’ipotesi accusatoria, assolvendo gran parte degli imputati.
Spesso nella Calabria si parla delle cose che non funzionano, ma il tribunale di Locri lo vedo molto attivo. È una notizia positiva per la Locride?
Vengo occasionalmente al tribunale di Locri, ma da quello che ho potuto constatare ci sono stati tempi rispettosi del processo, nonostante la situazione di emergenza e un numero alto di detenuti, molti dei quali partecipavano in videoconferenza. Per me è stato un impegno gravoso seguire questo processo, ma mi sembrava giusto fare il mio dovere.
Ti sembra normale che i giornalisti sappiano le notizie prima degli imputati?
Una volta c’era un mio maestro, il professore Giuseppe Frigo, che mi diceva, in certe occasioni, di passare dalla Sala Stampa del Tribunale di Roma per sapere cose in più di una determinata ordinanza. E all’inizio mi sconvolgeva questa circostanza, ma da sempre il giornalista ha queste vie preferenziali.
Come giudichi la nostra linea editoriale molto garantista, che si concentra sulla battaglia sullo scioglimento dei Comuni, sulla battaglia per il cambio dellinterdittiva antimafia per le aziende e sullingiustizia di tenere in carcere gente innocente?
Penso che la cultura garantista sia una cultura di minoranza, però questo non deve impedire di portarla avanti. Il garantismo è una battaglia di civiltà, è rispettare i fondamenti del nostro sistema costituzionale, rispettare l’articolo 111 della nostra costituzione. Vi invito a continuare su questa strada.
Noi siamo deboli, perché abbiamo permesso che i nostri figli lasciassero la nostra terra, per cui non abbiamo una classe dirigente in grado di portare avanti una situazione politica come quella della Locride. Tu che sei uno di quei figli, cosa mi rispondi?
Ci sono tante persone valide nella Locride, basta solo rimboccarsi le maniche. Ci sono delle persone con delle qualità che possono darsi da fare. Guardiamo avanti e, in questo, l’informazione ha un ruolo fondamentale.
Come vivi, da locrese, la realtà di Roma?
Io sono legatissimo a Locri, è un legame primitivo che mi fa ritornare spesso in questa terra, dove si trova la mia famiglia. Roma è una città che accoglie, è certo che nessuno di noi dimentica le sue origini, così come ciascuno di noi soffre quando ci sono situazioni di difficoltà della nostra terra, dove ciascuno di noi vorrebbe fare qualcosa per dare una mano.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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