“Se il modello Riace diventerà legge, l'accoglienza salverà la Locride”

Dom, 14/10/2018 - 17:00

Sulla scia dell’esperienza di Riace, negli ultimi anni i comuni della Locride hanno aperto le porte al mondo. Pur nella scarsità dei loro mezzi e risorse ha deciso di non rinserrare i cancelli del cuore, di non limitarsi a una fredda accoglienza ma di dare una mano sincera per aiutare a risalire dagli abissi più neri. Tra questi il comune di Benestare che da sette anni ha accolto decine di minori arrivati dal mare.
Signor sindaco, quanti minori non accompagnati sono oggi ospitati a Benestare e a che nazionalità appartengono?
L’esperienza di Benestare si è da sempre caratterizzata con un modello di accoglienza rivolto ai minori non accompagnati. Il primo progetto risale all’emergenza libica del 2011. Ricordo, era il 19 agosto, quando alle prime luci dell’alba andammo – amministratori e volontari - all’ingresso del paese ad accogliere i ragazzi. C’era un clima diverso rispetto ad oggi. Fin dal primo giorno, un via vai di associazioni e cittadini portava il saluto di benvenuto ai nuovi arrivati e tanti beni di prima necessità. I ragazzi erano stanchi e nei loro occhi si coglieva un forte senso di disperazione. Molti avevano perso persone care durante il viaggio. Fu un’esperienza forte e positiva, forse la migliore in tutti questi anni. Gran parte degli ospiti della struttura di accoglienza erano maliani, diversi di loro sono rimasti a Benestare. Altri sono partiti, ma ogni tanto ritornano a salutare il loro amici. Attualmente, invece, nelle nostre due strutture ci sono minori di diverse nazionalità: ghanesi, gambiani, etiopi, qualche egiziano e due ragazzi del Bangladesh. Poco più di una trentina, tra minori e neomaggiorenni.
Quali sono i costi e chi li sostiene?
Il costo annuale del progetto si aggira intorno a poco più di 700.000 euro ed è interamente coperto dal Ministero dell’Interno. Grazie a queste risorse, oltre a garantire un’accoglienza e una permanenza dignitosa ai ragazzi, siamo riusciti ad occupare stabilmente una ventina di ragazze e ragazzi di Benestare. Qualcuno ha detto – e con cognizione di causa – che aiutando i migranti abbiamo avuto la possibilità di farci aiutare a casa nostra. È inutile negare che grazie a questo progetto abbiamo posto un freno all’emigrazione giovanile. Potrà sembrare un paradosso, ma è così: se non si coglie questo fondamentale aspetto di mutualità reciproca, ogni analisi – anche economica – rischia di essere strumentale al folle disegno politico della nuova destra che oggi, purtroppo, sta attraversando in lungo e largo il Paese.
In che modo l’accoglienza ha cambiato il volto di Benestare?
Se il 19 agosto del 2011 è una data che porterò sempre nel cuore per l’emozione di aver accolto per la prima volta nel mio paese dei ragazzi venuti dal mare, il 13 luglio del 2013 e il giorno di ferragosto di quest’anno rimarranno impressi nella memoria collettiva per due lutti tragici che hanno fortemente segnato la mia comunità. Si tratta di Mamadou e Giusy. Due ragazzi del paese e due storie diverse di solidarietà. Mamadou era arrivato a Benestare nell’agosto del 2011, due anni dopo purtroppo è mancato per un male incurabile. Era un ragazzo mite ed educato, il giorno del suo funerale ho visto la mia comunità scossa e unita nel dolore. Colsi, in quei momenti di enorme sconforto, quanto il dolore fosse un sentimento spogliato da colori e da etnie. Ricordo che in ospedale, quando ormai non c’era più niente da fare, era venuto dall’Africa un suo cugino per stare insieme a lui negli ultimi giorni della sua breve vita. Naturalmente era giunto in Italia clandestinamente, ma decidemmo di aiutarlo a rimanere da noi. Oggi è regolarmente in Italia, lavora e ogni tanto torna a salutarci. Giusy, invece, era una ragazza di Benestare molto amata dai ragazzi della struttura dove lavorava come insegnante. Era felice del suo lavoro e della sua famiglia. È mancata per un malore improvviso proprio il giorno di ferragosto, mentre festeggiava insieme ai suoi cari. Anche questo evento ha turbato una comunità intera che, anche in questa tragica occasione, si è stretta attorno ai familiari e ai suoi alunni afro-benestaresi. Una delle due strutture è stata intitolata a Mamadou, l’altra la dedicheremo alla memoria di Giusy. È innegabile che oggi Benestare sia un paese in difficoltà, come tanti altri centri della Locride del resto, ma grazie all’accoglienza la comunità è senza dubbio meno povera, almeno sotto il profilo sociale. Le strutture di accoglienza sono dei presidi di solidarietà e un punto di riferimento per tanti cittadini. Malgrado la propaganda xenofoba di questo tempo, tutto sommato Benestare è un modello di accoglienza che regge.
Lo SPRAR è un possibile fattore di sviluppo nelle comunità locali?
Certamente. A condizione però che si sburocratizzino tempi e procedure. La vicenda di Mimmo Lucano insegna. Se monete locali, strutture funzionali all’integrazione e altre iniziative sono giudicate illegali, l’accoglienza muore e le comunità non avranno alcun beneficio. Se il modello Riace invece “diventerà legge”, le comunità accoglienti ne trarranno enormi vantaggi sociali e occupazionali. Ma le spinte ideali di questa fase politica vanno in altra direzione.
Che idea si è fatto di quanto sta accadendo a Riace e dell’arresto di Mimmo Lucano?
Sono dalla parte di Mimmo Lucano e del modello Riace. Mimmo è una vittima di un sistema dove la tecnocrazia mostra i muscoli contro i più deboli. Prima ho ricordato del cugino “clandestino” di Mamadou, e di come lo aiutai a rimare da noi e ad acquisire una posizione regolare. Lo rifarei ancora, tranquillamente. Perché tra una vita umana e una procedura legale la scelta è stata già scritta nella nostra Costituzione. Eppure la colpa di Lucano è proprio questa, aver servito il Paese e i principi dei nostri Padri costituenti.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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