“South Working”: un’occasione di rinascita per la Calabria

Dom, 22/11/2020 - 12:30
Intervista a Giuseppe D’Angelo.

Giuseppe D’Angelo è un ingegnere di Ardore che ha cercato impiego fuori dalla Locride. La pandemia, tuttavia, gli ha regalato un’opportunità che sta diventando sempre meno rara: essere impiegato in smart working per una grossa azienda restando al fianco della sua famiglia, a Locri. Ne abbiamo parlato con lui.
Ripercorriamo brevemente la tua carriera lavorativa.
A 30 anni ho lasciato la Calabria per rincorrere il sogno di una vita: affermarmi come ingegnere dopo aver studiato tanto. A Roma ho fatto vari colloqui e iniziato a lavorare in uno studio privato. Successivamente ho ricevuto una proposta in un’azienda importante nel settore e, tra sacrifici e viaggi settimanali, ho tentato di costruire un progetto. Ad aprile la svolta: “Open Fiber”, che opera nel settore delle telecomunicazioni in un momento in cui Internet è la necessità primaria di ogni lavoratore, dalla scuola al privato, mi ha proposto di diventare “Field Manager” nella mia terra e, finalmente, ho sentito che tutti i sacrifici e gli ostacoli superati avevano avuto il loro perché. Sono rientrato a casa definitivamente vicino alla mia famiglia e, soprattutto, a mia figlia Clara, che ad aprile aveva solo 5 mesi.
A partire da quel momento lo smart working. Com’è cambiata la tua esistenza?
“Open Fiber” mi ha dato una grande possibilità: lavorare vicino alla mia famiglia e sentirmi pienamente soddisfatto della mia vita professionale. La vita è questa: famiglia e lavoro che convergono facendoti sentire vivo e pienamente in armonia con te stesso e con le persone che ami. La mia quotidianità ha subìto un’inversione di marcia importante: ho realizzato il progetto lavorativo di ricoprire il ruolo che ho sempre desiderato vicino alla mia famiglia.
Sembra che la pandemia possa essere la causa di una vera e propria inversione di tendenza dellemigrazione dal sud per ragioni lavorative, tanto che negli ambienti del settore si comincia a parlare di South Working”. Ritieni questo cambiamento possibile?
Credo che sia solo un cambiamento temporaneo, la conseguenza di un momento storico molto difficile e, soprattutto, non previsto. La pandemia ha cambiato la nostra vita ed è chiaro che la storia incida su ogni aspetto della società. Sicuramente stiamo assistendo a un cambiamento importante, ma non è detto che sia definitivo, bisogna attendere la fine di questa situazione emergenziale per capire quanto sia reale.
Stando agli analisti, grazie a questo sistema, i lavoratori come te possono beneficiare di orari di lavoro flessibile e di un minor costo della vita, ma al prezzo di servizi sanitari e di trasporto più scadenti e di poca possibilità di far carriera. Credi sia davvero così?
La mia esperienza in “Open Fiber” mi sta insegnando che volere è potere e mai come in questo contesto sento di poterlo affermare. “Fare carriera” è un’espressione che implica coraggio, studio, preparazione, sacrifici ma anche capacità di adattamento ai tempi, ai luoghi e alle situazioni, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione. Quindi credo si possa fare carriera anche in questo “sistema”. Per quanto concerne la flessibilità oraria del lavoro dipende molto dal ruolo ricoperto, dalle responsabilità e, soprattutto, dagli obiettivi che si intende raggiungere e in quale arco temporale. Insomma, il lavoro nobilita l’uomo e in questa situazione di emergenza ancora di più.
Per rendere pienamente operativo ilSouth Working”, che potrebbe riportare a casa oltre 60mila giovani emigrati dalla propria regione, si dovrebbero adottare incentivi fiscali per le imprese mentre le Pubbliche Amministrazioni dovrebbero promuovere le aree pubbliche di coworking. Credi che gli Enti abbiano la sensibilità necessaria ad adottare misure di questo tipo?
Nel mio caso “Open Fiber” mi ha riportato a casa e qui spero di rimanere dopo aver fatto enormi sacrifici e lunghi viaggi, tanto più che sono tornato qui in un momento “atipico”, durante una pandemia, in un periodo di sofferenza per il nostro Paese. Quindi faccio parte di quei 60mila giovani meridionali che, lontano dalla propria terra tentano di trovare il proprio posto nel mondo, realizzare progetti a lungo termine e imporsi professionalmente dopo anni di studio e “gavetta”. Dal mio punto di vista è un momento fondamentale per gettare le basi e rendere il “South Working” una realtà stabile e vantaggiosa per la nostra amatissima Calabria. Tutti hanno il dovere di riflettere su questa grandiosa inversione di tendenza e progettare adeguatamente un futuro migliore e più “smart” dal punto di vista lavorativo. Da giovane professionista mi auguro che la mia esperienza possa incentivare i giovani a realizzare i propri progetti, a non fermarsi di fronte alle difficoltà, a “fare carriera” (perché si può!) e che tutti gli Enti possano pensare e progettare per i giovani, non lasciandosi sfuggire l’occasione della rinascita o, meglio, del “ringiovanimento” della nostra terra.

Autore: 
Jacopo Giuca
Rubrica: 

Notizie correlate