“Ultimo” all’ambiente: il colpaccio antindrangheta che dimentica il popolo calabrese

Dom, 23/02/2020 - 10:30

La presidente Jole Santelli ha deciso di nominare Assessore Regionale all’Ambiente il “Capitano Ultimo”, ufficiale dei Carabinieri in servizio famoso per aver catturato Totò Riina.
In verità già i governi nazionali e regionali precedenti, tanto di destra che di sinistra, hanno riempito di ufficiali delle tre armi (in pensione), di ammiragli, prefetti, generali e questori ogni angolo della Regione, quasi fossimo sulla linea del Piave piuttosto che in Calabria. E, a questo punto, la Santelli potrebbe fare un passo avanti: provi a contattare i pm Piercamillo Davigo e Nino Di Matteo, tenti magari con Antonio Di Pietro oppure punti direttamente al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito per completare la giunta.
In questi giorni la Santelli, più che a una giunta regionale, sembra stia pensando ad approntare un bunker. Appena proclamata, infatti, ha manifestato la volontà di far installare la video sorveglianza tanto nelle stanze della presidenza quanto nella sua auto, quasi avesse la certezza di essere circondata da masnade di criminali. E poi, tanto per mantenere le distanze, ha collocato il suo quartier generale negli uffici di rappresentanza della Regione a Roma. E poco importa che siano stati i calabresi ad averla votata: “De rustica progenie, semper villana fuit”.
Quindi l’annuncio a effetto: il “Capitano Ultimo”, preparato e motivato a catturare latitanti e contrastare i criminali, sarà Assessore Regionale. Annuncio fatto da Montecitorio quasi per rendere evidente la marginalità della Calabria rispetto a Roma.
E poi un autentico colpo di teatro: “Ultimo” incappucciato, un colpaccio se fossimo stati su un palcoscenico teatrale.
Di questo passo la prossima mossa sarà chiedere la presenza nella Cittadella Regionale dei “Cacciatori d’Aspromonte” in attesa dell’arrivo del settimo cavalleggeri.
Ci perdoneranno la Santelli e il “Capitano Ultimo” se abbiamo scherzato, ma la realtà è molto più amara della nostra stentata ironia. Infatti la scelte della Santelli nascondono un preciso disegno politico che, in verità, si era chiaramente delineato già durante la campagna elettorale: il potere reale sarà in poche mani nella convinzione che ai rustici calabresi, privi d’anima, cervello, cuore, sangue e vertebre, debba essere data la sola facoltà di segnare sulla scheda elettorale una sigla confezionata da altri. Quindi, passata la festa, ballata la tarantella e “gabbato lo Santo”, il loro compito è sostanzialmente finito: perché la Calabria, come ogni colonia che si rispetti, deve essere governata dall’esterno, e non a caso la stessa “Roma” che ha scelto la Santelli ha voluto Pippo Callipo.
“Ultimo” vene scelto con questa logica e, al di là dei suoi meriti e della volontà stessa della Santelli, il messaggio che manda ai calabresi e fuori dalla Calabria è devastante. Il “Capitano” Sergio De Caprio sarà sicuramente un ottimo ufficiale e una bravissima persona, ma non avrebbe alcun titolo per fare l’Assessore Regionale in una terra “normale”. Quindi considero decisamente sbagliata, ma logica e conseguente, la scelta della Presidente, e ancora più grave il pesante e imbarazzato silenzio del Partito Democratico che si rode l’anima per l’invidia di non aver arruolato “Ultimo” nelle proprie fila.
Ancora più grave è il fatto che si faccia intendere che “Ultimo” sia stato scelto in funzione della lotta contro il crimine organizzato, riconoscendo così alla ‘ndrangheta il ruolo di unico soggetto politico-sociale presente sulla scena e riconducendo l’intera politica calabrese all’infame binomio ‘ndrangheta-antindrangheta.
In verità, e ancora una volta, la ‘ndrangheta viene usata come pretesto per fare delle scelte contro il popolo calabrese: per non farlo contare, per non valorizzare le risorse umane di cui dispone, per criminalizzare sempre di più la Calabria. Tali scelte non scalfiranno per nulla il potere della ‘ndrangheta e del malaffare, semmai lo rafforzeranno, perché dove la gente non conta niente contano i poteri oscuri e antidemocratici. La Calabria ne è la prova.
Infine, la nomina di “Ultimo” corrisponde, più o meno, alla scritta che sulle antiche carte geografiche si metteva per le terre “barbare” e inesplorate: “Hic sunt leones”, “Qui ci sono i leoni” che di questi tempi, in relazione alla nostra terra, si può adattare con: “Qui ci sono i mafiosi”. Solo mafiosi.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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