“Volevo fare chiarezza su un’ingiustizia da me subita: mi hanno accusato di falso”

Dom, 08/03/2020 - 16:30

Nel nostro Paese l’avanzamento di una semplice domanda di invalidità può rivelarsi un’odissea senza fine.
Presentate tutte le carte che attestavano la legittimità della mia richiesta, infatti, mi sono visto negare la domanda di invalidità e il pagamento degli arretrati perché non era stata prodotta la documentazione necessaria da parte del giudice del lavoro di Locri. Comprovata la mancanza, ho allora denunciato la persona responsabile per abuso di ufficio, falso in atto pubblico e usurpazione, non immaginando tuttavia che questo sarebbe stato solo l’inizio di una storia protrattasi per anni.
Presentatomi con la documentazione necessaria per richiedere una consultazione delle carte che riguardavano il mio caso, infatti, mi sono visto sequestrare i documenti che comprovavano la mia qualifica di esperto legale ed è stata avanzata nei miei confronti una denuncia per produzione di documentazione falsa e autoattribuzione della qualifica di avvocato. Eppure tale titolo non era mai stato avanzato dal sottoscritto e, paradosso, nella documentazione legale prodotta in seguito a quella denuncia sono stati i querelanti a identificarmi e a rivolgersi a me con la qualifica di avvocato.
L’aspetto più doloroso di questa vicenda, per la quale mi sono dovuto difendere in tribunale dall’accusa di falso, usurpazione di titolo e resistenza a pubblico ufficiale, è che sono stato sottoposto anche a perizia psichiatrica attraverso la quale, oltre a essermi state riconosciute le patologie per le quali avanzavo richiesta di invalidità, mi è stato imposto un Trattamento Sanitario Obbligatorio, sono stato definito soggetto socialmente pericoloso e più volte fermato e aggredito verbalmente da agenti delle Forze dell’Ordine nei confronti dei quali ho sporto regolare denuncia, e sono stato definito soggetto incapace di intendere e di volere, evenienza rivelatasi determinante nella sentenza che mi ha riconosciuto di non aver compiuto il fatto del quale ero accusato.

Maurizio Aspromonte

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