10 milioni: Il danno dei commissari

Dom, 03/07/2016 - 11:38

È  naturalmente bella Locride in questo periodo dell’anno.
Ho sempre pensato che ci vorrebbe una legge per tutelare e incrementare gli oleandri, i pioppi e i canneti che danno un ulteriore tocco di antica magia a questa nostra terra.
Bella comunque e nonostante le scarpe chiodate di un potere ottuso che la calpesta. Facciamo qualche esempio:
Cosa ha prodotto la commissione straordinaria che ha “governato” Siderno per oltre due anni?
Il sindaco Pietro Fuda più che le parole fa parlare le carte e queste ci dicono in maniera inconfutabile che il dissesto finanziario dell’Ente è stato dichiarato in maniera assurda e ingiustificata.
Hanno lasciato un Comune dissestato e, secondo quanto sostenuto dall’on. Scotto,  hanno prodotto  un danno di oltre dieci milioni di euro. 
Soldi sottratti alla comunità di Siderno.  Sono stati prodighi con i tutelati e avari coi cittadini. 
Si sono comportati come nessun sindaco democraticamente eletto avrebbe fatto perché  gli amministratori eletti devono rispondere alla comunità e vivono tra i cittadini. I commissari hanno amministrato collocandosi all’esterno dei, e oggettivamente contro, i sidernesi e poi sono scomparsi nel nulla da cui erano venuti.
La questione è stata portata in Parlamento con una argomentata interrogazione dell’on. Scotto, ma la risposta del Ministero dell’Interno tarda ad arrivare. Non è facile ammettere gli errori dei propri funzionari, e ancora più difficile constatare che la legge sullo scioglimento dei comuni non solo è antidemocratica ma anche dannosa.
Come “combattono” la 'ndrangheta i commissari di Bovalino o di Africo?
I due paesi sono in piena emergenza rifiuti come nessun altro comune della zona e così come lo era Siderno quando è stata amministrata dalla triade commissariale!
Ad Africo la commissione straordinaria avrebbe rinunciato al finanziamento di ben 520.000 euro del PON sicurezza destinati a realizzare un centro di aggregazione giovanile. Probabilmente la struttura avrebbe contribuito a togliere  i ragazzi  così dalla strada e all’ ozio forzato e, di certo, sarebbe stata più utile di cento manifestazioni “antimafia”.
Così in un batter d’occhio i soldi sono svaniti. 
A Platì, nonostante lunga permanenza dei commissari antimafia la costruzione del campo sportivo, ottenuto con i fondi del pon sicurezza, non ha fatto un solo passo avanti. Semplicemente non si hanno notizie.
Quando, da presidente del comitato dei sindaci, ho firmato il PON sicurezza, a cui abbiamo alacremente lavorato unitamente al vescovo Morosini, ho immaginato il giorno in cui avremmo consegnato il campo alla comunità di Platì e destinato a tutti - ma proprio a tutti - i ragazzi del paese. Quel giorno, avremmo detto “giocate  lo Stato, il vostro Stato, l’ha costruito per tutti voi.” Invece il campo è svanito nel nulla.
A San Luca, a quanto ne so, non è stata neanche presentata la documentazione necessaria.
Il quadro che emerge è desolante.
I commissari avrebbero dovuto dar prova di uno “Stato” efficiente, moderno, capace di programmare la spesa e spendere i fondi con celerità.
Invece quasi ovunque le “commissioni straordinarie antindrangheta” hanno dimostrato una desolante incapacità, una colpevole indifferenza, una evidente arroganza, una netta chiusura rispetto ai cittadini. 
Ma come pensano di combattere la ndrangheta costoro?
Facendo perdere ai cittadini di Siderno dieci milioni di euro che si sarebbero trasformati in servizi e spesa sociale? Privando i ragazzi di Platì del loro campo sportivo? Togliendo ai giovani di Africo la loro struttura di aggregazione?
Io ho sempre pensato che la ndrangheta si combatte con la democrazia, con uno stato efficiente, con la partecipazione popolare. Soprattutto eliminando le cause che generano la ndrangheta perché questo è il compito della politica, della cultura, delle associazioni che vogliono una società libera di virus del crimine organizzato.
Altri pensano che la parola antimafia sia un balsamo magico che fa sparire la ndrangheta e che i campioni dell’antimafia siano i nuovi “stregoni”.
La dimostrazione di come la lotta alla ndrangheta tenda a declinare verso le comiche finali mi è stata chiara  leggendo i resoconti dei giornali a proposito dell’incontro tra la commissione parlamentare antimafia e il sindaco di Platì.
La presidente Bindi dopo aver rilevato che tra i sottoscrittori della lista “liberi di ricominciare” ci sarebbero i nomi di alcuni “sospetti” (ma non godono dei diritti civili costoro?) ha chiesto a Sergi di ritornare a Platì  e recitare una specie di giaculatoria antimafia. “Vada a Platì e dica di essere contro la ndrangheta!”
Francamente, ci sembrano cose dell’altro mondo.
Sergi - come ovvio - ha puntualmente fatto una pubblica dichiarazione antimafia. Quindi, il giorno successivo, con tanto di fascia tricolore, ha partecipato alla manifestazione antimafia di Polistena.
Io conosco Rosario Sergi come una persona perbene e sono sicuro che tale sia.
Ipotizziamo però e per un solo attimo che al posto di Sergi vi fosse stato un uomo di ndrangheta. Un capo cosca, un mafioso rotto a tutte le intemperie.
Ma cosa gli sarebbe costato a pronunciare due frasi destinate a cadere nel vuoto? Credo che accanto alle giaculatorie avrebbe recitato il Confiteor ed elencato i Dieci Comandamenti.
Tutti sanno che i mafiosi, dopo aver commesso un delitto si presentano per primi ai funerali in abito nero e baciano i parenti del morto.
Quando lo ritengono necessario, partecipano alle manifestazioni antimafia, si iscrivono alle associazioni  come “Libera”,  si vestirebbero anche da indiani Apache se lo ritenessero utile alle cosche.
Farebbero anche il doppio salto mortale e sarebbero disposti a giurare sulla Bibbia, sulla Costituzione in maniera solenne!
I mafiosi si autodefiniscono uomini di “sustanza”  che praticano la “falsa politica”. 
Ma veramente qualcuno pensa di combattere la ndrangheta trasformando un dramma in una farsa?
Ribadisco ancora una volta che la ndrangheta è una vicenda terribilmente seria e tale resterà fintanto che la politica e le Istituzioni continueranno a strumentalizzarla per tutelare un ordine ingiusto.  

Autore: 
Ilario Ammendolia
Rubrica: 

Notizie correlate