25 aprile: Perché è necessario recuperare lo spirito della “Resistenza”

Gio, 23/04/2020 - 09:00

Il “25 Aprile”, festa della Liberazione Nazionale, la trascorreremo richiusi in casa nel tentativo di resistere al nemico mortale - il Coronavirus - che ci attacca dall’esterno e solo e in quanto esseri umani.
Tuttavia il ricordo della Liberazione non è un rito e non si esaurisce cantando “Bella ciao” o sventolando il Tricolore, ma significa riscoprirne gli Ideali che spinsero centinaia di migliaia di giovani e meno giovani a salire sui monti e diventare partigiani anche a costo di esser marchiati come “banditi”.
La ”Resistenza” è storia scritta da ribelli al cieco “potere costituito” e di “disobbedienti” agli ordini palesemente ingiusti provenienti dall’alto; vive ovunque un gruppo di donne e di uomini si riuniscono in nome della libertà, dell’uguaglianza, della pari dignità e della pace.
La cieca obbedienza non è mai stata una virtù!
Oggi, in Calabria, ancor più che nel resto d’Italia, c’è bisogno di recuperare lo spirito della “Resistenza” contro un potere stupido e ottuso che ha fatto a pezzi lo Stato sociale e lo Stato di diritto.
Quanto è avvenuto e sta avvenendo in Calabria e nella Locride in tempo di Coronavirus è un autentico trattato scritto con l’inchiostro della stupidità. Basti pensare che, come ha scritto una brava dottoressa dell’ospedale, ancora il 21 aprile (ripeto, 21 aprile), all’ospedale di Locri, i pazienti sospetti di Coronavirus restano crudelmente parcheggiati in pronto soccorso in attesa che arrivi da Reggio Calabria l’esito del tampone, cosa che normalmente avviene dopo molti giorni. Il laboratorio di analisi dell’ospedale sarebbe perfettamente in grado di svilupparli, ma mancano i reagenti e non c’è l’autorizzazione. Sembra una barzelletta, una scena d’un film di Sordi, e invece è la punta d’un tragico iceberg. Non ritorniamo ancora sul mancato recupero dell’ex ospedale di Siderno, mentre per quello di Gerace, proprio in clima di epidemia, sembra siano state trovate altre destinazioni.
Su tutto il territorio calabrese non è stato concepito uno straccio di piano (se non meramente cartaceo) per fronteggiare una possibile diffusione dell’epidemia, né tantomeno un programma per affrontate il dilagare della questione sociale. Né esiste un progetto per il dopo epidemia. Si guarda al governo centrale e all’Europa come un idiota guarda a bocca aperta la luna.
Si aspettano “ordini” e risorse restando inermi come un pachiderma morente.
Così la fragile piroga della Calabria si appresta ad affrontare una tempesta perfetta senza nocchiero, senza rematori e senza rotta.
E in questo clima occorre riscoprire il valore dalla Resistenza italiana ed Europea. Nella consapevolezza che il fascismo non è semplicemente vestire la camicia nera, né marciare con i labari e le aquile imperiali. Né è neanche esclusivo d’un singolo partito politico.
Il fascismo è “potere” sulla gente e contro la gente. E non importa l’apparente colore politico chi lo esercita. A volte gli atti di un ministro o di un magistrato, di un prefetto o di una banca, di un generale o di un governatore regionale o di un sindaco contengono una dose maggiore di “fascismo” rispetto a quanto ne possano contenere dieci irresponsabili comizi dei leader “populisti”.
Un esempio lampante è l’esercizio d’un potere burocratico e senza anima esercitato dai tre commissari antimafia che reggono l’ASP di Reggio Calabria.
“Resistenza” è ribellarsi - senza violenza - a un potere che assume sempre più il volto della tirannia.
Se riuscissimo a mettere l’orecchio sul cuore della Calabria ci accorgeremmo che, sotto gli abbondanti detriti, ancora soffia il vento e batte un cuore antico.
Questo vento bisogna incanalare e questo cuore bisogna saper ascoltare.
Non mi piace l’immagine d’una Calabria serva, eternamente questuante, lamentosa, ma priva di idee, di passione e di voglia di misurarsi per riscattare la nostra Terra.
Non mi piacciono quei calabresi che parlano a vanvera e poi aspettano che siano sempre gli altri a fare qualcosa.
Amo e sogno una Calabria indomita e ribelle. In piedi e in lotta per attuare la Costituzione, iniziando dalla salvaguardia di una autentica l’Unità Nazionale e abolendo sin da subito il devastante “Titolo V” che tanti danni ha fatto anche in occasione dell’epidemia.
Scriveva Primo Levi: “Se non ora, quando?”
E noi di rimando: se non in Calabria, dove?

Autore: 
Ilario Ammendolia
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