8 marzo: donne, ma fu vera festa?

Ven, 14/03/2014 - 17:16

Come sempre più spesso accade ad annunciarci l'imminente arrivo della festa della donna sono le locandine pubblicitarie dei locali, appestate da avvenenti Signor Nessuno che con il loro corpo perfetto e unto da chissà quale olio da frittura ci promettono ore di visibilio. Tra mimose, cioccolatini e pizzate tutte al femminile; tra chi la considera una inutile e offensiva sottolineatura di genere e chi invece le attribuisce significati più profondi, anche per questo anno si può dire archiviata la festa della donna. Ma per non privilegiare una chiave di lettura piuttosto che un'altra,  e non cadere in celebrazioni entusiastiche o aprioristici disappunti, è bene soffermarsi sull'effettivo stato di salute dell'uguaglianza dei sessi in Italia.
Proprio l'otto di marzo il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d'Europa ha ufficialmente riconosciuto che l'Italia viola i diritti delle donne che intendono interrompere la gravidanza alle condizioni prescritte dalla legge 194/1978, a causa dell'elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza. Ovvero, una donna che vive il dramma di doversi privare della vita che le cresce in grembo oltre al dolore di uno straziante percorso psicologico e fisico deve imbattersi in strutture che non sempre le garantiscono l'assistenza che le spetta. Un'altra bacchettata dall'Europa ci viene dalla sentenza di gennaio della Corte Europea dei Diritti Umani che ha stabilito che al più presto l'Italia dovrà riconoscere anche alle madri il diritto di poter dare il proprio cognome ai figli condannando il nostro Paese che aveva negato ad una coppia di coniugi la possibilità di dare il cognome materno alla figlia. E la situazione non migliora di molto secondo la classifica annuale del World Economic Forum Gender Gap Report dove i dati ufficiali sulla disparità di genere nel mondo collocano l'Italia al 71esimo posto. Sarebbe, tuttavia, sterile e inconcludente soffermarsi solo su questi dati; tanto è stato fatto, ma sicuramente non abbastanza visto che il tasso di femminicidi in Italia non è diminuito, con la legge sullo stalking e con le disposizioni sulle cosiddette “dimissioni volontarie” e  l'allungamento del periodo di non licenziabilità della lavoratrice madre  previste dalla legge Fornero. Ma prima di poter festeggiare care donne ne dobbiamo sistemare di cose non credete?
E sì facciamoceli regalare pure i fiori e i cioccolatini dai mariti ma non solo l'otto di marzo, ogni giorno, quanto più spesso possibile perché siete mamme, amiche, sorelle, confidenti, amanti, mogli e decine e decine di altre cose fantastiche ogni giorno. Ma potremo festeggiare pienamente il nostro essere donne solo quando in Italia non verrà più uccisa una donna ogni 2,5 giorni, quando non saranno 6.743.000 le donne vittime di stupri o tentate violenze, quando l'accesso al mondo del lavoro sarà paritario. Quando insomma non sarà necessario garantire con regole e disposizioni la nostra partecipazione alla vita sociale, ma sarà naturale. E prepariamoci mamme, sorelle, amiche, amanti e rimbocchiamoci le maniche perché la strada è lunga e in salita. Ma, detto tra noi, chi la ferma una donna determinata?

Autore: 
Anna Laura Tringali
Rubrica: 

Notizie correlate