8 marzo: la lotta per l’emancipazione non si ferma

Dom, 08/03/2020 - 11:30

“Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla se non la loro intelligenza”.
Scomodo spesso Rita Levi Montalcini quando mi chiedono cosa penso delle donne e della odierna situazione. Una lotta lunga millenni da nord a sud, dagli Urali alle isole Galápagos, non c’è differenza se non qualche sfumatura per cultura o etnia.
Guardo alla giornata dell’otto marzo con profondo rispetto per ciò che rappresenta, detesto però ciò che è diventata: non più momento di riflessione, confronto, proposta, ma a tratti una banale festa commerciale.
In questo periodo dell’anno ricorre come un ritornello “le donne vanno rispettate”, ma non sarebbe meglio agire al posto che rispolverare slogan che tali rimangono?
La conquista dell’emancipazione, del rispetto verso noi stesse per prime più che del rispetto preteso dagli altri deve essere una filosofia di vita presente tutto l’anno, che non viene spolverato solo alle porte della primavera e per avere una mimosa profumata.
Ma quante battaglie sono state fatte dalle donne? Tante.
Lotte in cui le donne sono sempre state in prima linea, dalle sorelle che parteciparono alla stesura della Carta Costituzionale a Franca Viola, la prima donna a dire no al matrimonio riparatore, passando per le donne scese in piazza per manifestare a favore della legge 194, che proprio in questo momento storico è più a rischio che mai, basta pensare al declassamento dei consultori familiari e al numero eccessivo di obiettori di coscienza presenti negli ospedali, che non tutelano la libertà di scegliere se portare avanti o meno una gravidanza. Lotte vinte grazie alla tenacia, alla convinzione e insieme agli uomini che hanno sposato e condiviso queste sfide contro un sistema sbilanciato.
In questi anni, con la Casa delle Donne di Fìmminatv e insieme al Movimento “È Tempo di Reagire”, abbiamo portato avanti con determinazione la battaglia sulla doppia preferenza di genere, che ancora in Calabria viene mal digerita da una politica miope e con una visione corta. Quella della doppia preferenza di genere è una battaglia di democrazia e di civiltà, non è una guerra tra uomini e donne.
Se ciò non sarà compreso e condiviso ogni individuo rimarrà una monade.

Autore: 
Valentina Femia
Rubrica: 

Notizie correlate