Addio al padre della pediatria calabrese

Dom, 29/11/2020 - 18:00

Era (è) persona straordinaria. Il dottore Pasquale Alcaro, medico pediatra, ha esercitato dapprima al Pugliese di Catanzaro, poi, da Primario, al neonato ospedale di Soverato. il suo lavoro è stato incessante e coinvolgente. Ha formato i pediatri di base di tutto il Comprensorio: settimanalmente si tenevano riunioni per aggiornamenti e per promuovere comportamenti virtuosi, quali l’allattamento al seno, l’uso di farmaci strettamente necessari o l’iniziativa “nati per leggere”, per diffondere la pratica di leggere libri ad alta voce fin dai primi mesi di vita, e anche le modalità per affrontare le ansie delle mamme. I corsi di aggiornamento, tenuti a Copanello per venti anni, rivolti ai pediatri del Mezzogiorno, ai quali hanno partecipato maestri pediatri di tutta Italia, sono un esempio delle sue straordinarie capacità di coinvolgimento. Solo per inciso: la prima giornata dei convegni prevedeva una relazione su temi di politica, la conclusione dei lavori era seguita da una serata/nottata di festa che dire sfrenata è poco. Il reparto ha curato per molti anni gli ammalati di fibrosi cistica, diventando il centro specialistico, cui facevano riferimento i pazienti provenienti da tutta la Calabria, e anche oltre. Ha partecipato, con il triestino Franco Panizon, alla fondazione della rivista nazionale “Medico e Bambino”. È stato autore di una memoria riportata nel libro “Pediatri e Bambini, i maestri della pediatria italiana raccontano”, di Francesco Cerasoli e Francesco Ciotti (Maggioli editore, 2013). Ha vissuto con molta sofferenza il momento in cui ha lasciato il reparto. Ma appena pensionato si è iscritto alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna, laureandosi in tempi record. È stato un animatore culturale instancabile: numerosissimi i tentativi di creare una scuola di formazione politica, le iniziative e le rassegne per presentazioni di libri e film con dibattiti. È stato socio fondatore della libreria “InContro”, luogo, come suggerisce il nome, di incontro e di conflitto, che quest’ultimo può essere anche costruttivo e benefico. Recentemente ha scritto un libretto dal titolo “Un incontro nato a Soverato”, per raccontare un po’ di Soverato e un po’ della libreria, “nata con motivazioni non commerciali, ma più alte” o, come ha detto Piero Bevilacqua, nata come prezioso presidio culturale del territorio. Ha fatto parte del comitato di redazione di “Ora Locale”, periodico che si occupò delle analisi e delle problematiche della Calabria. Ha anche fondato, a Catanzaro, il prestigioso circolo culturale intitolato al suo (e del suo compianto fratello Mario) amico Augusto Placanica, diventato luogo privilegiato di discussione e formazione in ogni ambito. Innumerevoli le iniziative da lui promosse per elaborare proposte e progetti politici, fin dai tempi in cui fondò, insieme ai suoi colleghi, la rivista “Problemi calabresi di medicina sociale”. La passione politica lo ha preso fin da ragazzo, riuscendo a coinvolgere quante più persone poteva. Si era iscritto al PCI, è stato segretario della sezione locale di Soverato, Consigliere Comunale di minoranza dal 1988 al 1993. Nel 1993 è il primo degli eletti della lista “Pedalando Volare”, movimento politico inventato da lui insieme ad altri, che avrebbe governato la città fino al 2001. Per convincere chi si dimostrava pigro e riluttante, diceva che l’impegno in politica veniva ripagato con la stima della Collettività e soprattutto con quella dei propri figli. Stima gratificante più di ogni successo sul lavoro, più di ogni ricchezza, più di qualsiasi altra cosa. Aveva ragione! E quando qualcuno resisteva, passava alle vie di fatto: dalla serenata sotto casa con al seguito la banda, al rifiuto del saluto (“ti cacciu u salutu”), il castigo più temuto da amici e compagni. Rispettava gli avversari politici. Sapeva ascoltare ed era pronto a riconoscere pubblicamente quando giudicava la posizione presa degna di approvazione. Era però severissimo nel giudizio, sia nei confronti di compagni di partito che di avversari, esprimendo tutta la sua disistima ed esternandola platealmente, nel caso ravvisasse malafede o intenti poco trasparenti. È stato un “berlingueriano”, ma è andato oltre, che il compromesso storico non poteva essere “compromesso”, doveva invece registrare la naturale convergenza tra forze politiche che volevano le stesse cose e che, per situazioni congiunturali o geopolitiche, si trovavano su fronti opposti. Così promosse l’incontro tra comunisti anche ortodossi, cattolici, ambientalisti e femministe nell’esperienza di “Pedalando Volare” nel governo cittadino. Il nome del movimento esprimeva il tratto distintivo di tutto il suo essere: la voglia e la determinazione di perseguire l’utopia, solo che lo si volesse, lavorando sodo. Ha incarnato con coerenza e rigore l’idea nobilissima della Politica, intesa come sacrificio, abnegazione, servizio. Una missione, pregna di laica religiosità. Guardava lontano, come Berlinguer con i suoi “pensieri lunghi”, ed era un inguaribile ottimista. Solo pochi giorni fa abbiamo parlato della situazione in Italia e in Calabria, della elezione del Presidente degli Stati Uniti, dell’iniziativa di Papa Francesco che ha coinvolto giovani economisti di tutto il mondo alla ricerca di nuove risposte per “curare e migliorare la nostra casa comune”. Alla fine della conversazione mi ha detto: «Il 2021 sarà un anno eccezionale e il 2022 ancora meglio!». Sono le ultime parole che mi ha regalato solo pochi giorni prima di lasciarci. La commozione e i sensi di stima che hanno coinvolto tutti coloro che lo hanno conosciuto sono state magistralmente interpretate dal suo amico don Biagio Amato, di Fondazione Betania, che ha officiato le esequie. I veri Cristiani si prendono cura della propria famiglia e anche oltre. Pasquale è andato oltre, ma oltre oltre. Resterà impressa nella memoria l’immagine all’uscita della chiesa, noi numerosissimi sul sagrato, al centro della strada più in basso, il carro funebre con il portellone aperto, don Biagio dietro, la mano destra in alto benedicente, sul lato opposto, in asse con don Biagio, Gregorio e Rinaldo, compagni di Pasquale, pugno chiuso in alto, cantano con straziante partecipazione “Bandiera rossa”. Poi l’applauso pacato, misurato, coinvolge tutti, compreso don Biagio, che aveva appena congiunto le mani. Grazie Pasquale, per avermi donato la tua amicizia e, soprattutto, per aver costruito le condizioni per il mio impegno in Politica.

Gianni Calabretta
già Sindaco di Soverato

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