Agroalimentare: km sotto zero

Dom, 22/01/2017 - 11:09
Il freddo anomalo e prolungato di queste settimane sta mettendo in ginocchio il settore primario dell’intera Penisola. I danni peggiori si registrano al sud, dove si concentra gran parte della produzione di ortaggi e agrumi del Paese, e la Calabria, naturalmente, non fa eccezione. Per cercare di avere un quadro più preciso della situazione, abbiamo contattato Leo Autelitano, membro di Coldiretti che non ci ha dato notizie confortanti.

Un caldo anomalo seguito da un freddo sconcertante. È questa la più efficace definizione dell’inverno che sta scuotendo la vita del Mezzogiorno e che rischia persino di sovvertirne le abitudini alimentari. Già, perché la conseguenza più diretta del solleone alternato alla neve, al ghiaccio e alla grandine in grado di imbiancare le nostre strade a cicli alternati è di rovinare i raccolti e falcidiare il bestiame. Il sorriso dei bambini nel vedere imbiancata la spiaggia dietro casa la sera dell’Epifania si sta trasformando nel piagnisteo del portafoglio degli adulti. I prezzi di frutta e verdura hanno già cominciato a impennarsi in maniera indecente, secondo una logica che sfrutta la credulità del consumatore allo stesso modo in cui fa affinare la furbizia del venditore. Giornali e TV non fanno che ripetere come un tormentone che i danni alle produzioni pugliesi, lucane, siciliane e calabresi (in rigoroso ordine di gravità) sono così impressionanti da convincere il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina a dispensare stati di calamità già alla prima richiesta da parte delle regioni. Del resto il crollo della produzione agricola meridionale, dove si producono il 61% degli ortaggi e il 97% degli agrumi e si alleva 19% del bestiame di tutto il Paese è la messa in ginocchio del settore primario dell’intera Italia.
Nella nostra regione il problema principale è stata la persistenza davvero inusuale di questo freddo anomalo. Ad affermarlo è Leo Autelitano, membro di Coldiretti a buona ragione angosciato dalle difficili condizioni che ancora si registrano soprattutto nelle aree montane.
«Da quindici giorni - ci racconta - ci sono paesi sepolti dalla neve senza che spargisale o spazzaneve siano stati inviati in loro soccorso. Questa condizione mi fa pensare che siamo una terra di nullafacenti, in cui le amministrazioni locali sono lasciate allo stato brado e gli enti preposti non hanno intenzione di muovere un dito se non per farsi propaganda. Nell’area di Reggio Calabria, poi, con l’istituzione della Città Metropolitana, le strade sono distrutte senza che si sappia a chi fare reclami, con la Provincia ancora attiva ma priva di incarichi e la Città che ancora deve comprendere quali sono i propri compiti.
«Questa condizione, nonostante la quantificazione dei danni in maniera circostanziata si potrà fare solo tra qualche mese, ci lascia comunque temere che il danno alla produzione ortofrutticola di breve e media durata sia già enorme e che i problemi maggiori si registrano nell’ambito della zootecnia e della sezione foraggiera, considerato che i nostri ricoveri per animali non sono minimamente attrezzati ad affrontare queste condizioni estreme. Infatti più volte, sulla 106, sono stati registrati gli 0°, temperatura più che sufficiente a mettere in ginocchio il nostro primario».
La conseguenza più diretta di queste difficoltà è l’aumento esponenziale dei prezzi di frutta e verdura, già constatata dai consumatori di tutta la Penisola.
«L’aumento dei prezzi è così marcato - ci spiega Autelitano - non solo per l’effettiva morte delle piante, ma anche per l’oggettiva difficoltà nei trasporti. Per fare un esempio, la nostra Regione è rimasta isolata dalla Puglia, nostro principale fornitore di verdura, per più di una settimana, condizione che ha ridotto le nostre scorte al lumicino e che ha aumentato la domanda in maniera vertiginosa».
Fare fronte a prezzi impossibili, comunque, è piuttosto semplice, secondo Autelitano: «È sufficiente acquistare solo frutta e verdura di stagione o, comunque, fare attenzione a non ricercare prodotti che richiedano lunghi trasporti per non far piangere il portafoglio».
La principale preoccupazione di noi calabresi, comunque, resta lo stato di salute dei nostri agrumi e, in particolare del bergamotto, la cui richiesta, nell’ultimo anno, è cresciuta in maniera sorprendente.
«Se per gli ortaggi è facile comprendere immediatamente quanto grave sia la situazione, per le colture arboree bisognerà attendere che passi la gelata, tra qualche settimana, per quantificare il danno. Nel caso del bergamotto, poi, usciamo da un anno in cui il prezzo del frutto è aumentato non solo perché finalmente se ne riconoscono le qualità benefiche, ma anche perché la produzione locale non riesce più a soddisfare la richiesta. Per fare fronte a una crisi produttiva che quest’anno sarà indipendente dalla gelata, pertanto, dovrà attivarsi quanto prima la stessa Regione Calabria , creando un programma lungimirante che valuti dove e come estendere le superfici di coltivazione potenziando al contempo le strutture agricole che lo producono. Alcune proposte sono già sul tavolo di chi di competenza, ma aspettiamo che si attivi un tavolo per la promozione di un progetto di filiera. L’intervento deve essere immediato e massiccio».
Solo così, ci lascia intendere Autelitano, si potrà fare fronte ad emergenze come quella che stiamo vivendo in questo primo mese dell’anno.

Autore: 
Jacopo Giuca
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