Anna Costa: “La Grammatica di Guerrisi ti entra nell’anima!”

Lun, 02/12/2019 - 17:00

Ferdinand de Saussure, nel primo decennio del secolo scorso, elaborava il suo “Corso di linguistica generale”, che sta alla base della linguistica strutturale e della moderna semiologia, riscuotendo enormi apprezzamenti negli “ateliers” accademici internazionali.
Pochi decenni dopo, dall’estro creativo, direi dalla genialità, del professore Vincenzo Guerrisi sgorgava, come acqua da sorgente viva, in un modestissimo paese di provincia, ai margini del mondo, a metà dello stesso secolo, una grammatica della lingua italiana originalissima, unica nel suo genere.
Le parole, il loro uso appropriato costituiscono l’elemento indispensabile per l’elaborazione dei pensieri e, prima ancora, per la comprensione del reale, per la comunicazione interpersonale, per lo sviluppo di quelle facoltà che contraddistinguono l’uomo rispetto agli animali, e che chiamiamo “conoscenza”.
Il significante ha ragione d’essere se corrisponde a un significato, a un concetto. Non si tratta soltanto – dice de Saussure - di mettere insieme grafemi ai quali corrispondono specifici fonemi. No, questo non basta. Bisogna possedere un codice linguistico, codice che varia da un popolo all’altro.
I segni c - a - n - e, nella lingua italiana, in questo preciso ordine di scrittura e di lettura, a una certa età, permettono al bambino di pensare a quello specifico, particolare “cane” di cui ha fatto esperienza.
Ma, se nel momento in cui lo stesso bambino, capace di leggere, si troverà davanti n – e – c – a,  ossia gli stessi segni ma in ordine diverso, non sarà in grado, né lui, né un adulto, di pensare a nulla! Eppure si tratta degli stessi segni…
Dunque, segni – simbolo; significante – significato; oggetto e referente.
Se dico o scrivo “DOG”, ma non possiedo il codice lingua inglese, ugualmente non penso a nulla, non elaboro il concetto.
Non credo che Vincenzo Guerrisi avesse studiato il “Corso” di Ferdinand de Saussure. Non lo credo perché, quando è “nata” la sua grammatica, l’illustre linguista era quasi sconosciuto in Italia. Il professore Guerrisi è arrivato alle stesse conclusioni, qui, a Bovalino, quando ancora non era nata la televisione e i giornali erano rarissimi, quelli specialistici, poi, inesistenti.
Egli aveva compreso che, per i suoi giovanissimi allievi di quello sperduto paesino della Calabria, la parola ad esempio “tegola” era un suono vuoto, un perfetto nulla, fino a quando non avesse detto (in lingua dialettale) “ciaramida”!
E ancor più complicato era veicolare i messaggi agli adulti analfabeti; una percentuale altissima, a quei tempi.
Le lezioni del Professore Guerrisi acquistavano senso, avevano “sapore” di sapienza, aprivano orizzonti sconosciuti, infiniti.
Articoli, nomi, aggettivi, tutte le parti del discorso variabili e invariabili, la struttura della frase semplice prendevano forma e danzavano, vestiti di bianco, sulla lavagna nera, vestiti d’inchiostro nero, sul foglio bianco.
Era un gioco affascinante, un’emozione stupenda.
Dal dialetto all’italiano, dall’epistemologia della lingua madre, alla lingua nazionale. Una “scienza” del dialetto che diventava conoscenza dell’italiano. Un viaggio entusiasmante.
A proposito delle esclamazioni Guerrisi dice:
Invariabili è pur’iglia,
ma vai chjanu non si ‘mbiglia
cu discurzi i pocu cuntu
e si esprimi cu ‘nu juntu.
Come si potrebbe rendere in italiano “juntu” e “‘mbiglia”? È traducibile… ma cambia il colore!
E ancora una geniale intuizione: la rima, la “Poesia”.
In tutte le culture la forma poetica precede quella in prosa. È più facile memorizzarla, tramandarla oralmente e, quindi, trascriverla.
“L’Odissea” precede le grandi tragedie di Euripide o la storiografia di Senofonte. L’abbeccedario di Guerrisi, ti entra nell’anima e non te lo scordi più!
I versi arrivano come carezze all’orecchio, che le traduce in immagini “chiare e distinte” (Cartesio), inviandole alla mente.
La conoscenza produce sapienza. “Sàpere aude! (osa sapere – Orazio) è l’imperativo pedagogico del maestro Guerrisi, ma anche “abbi il coraggio di sapere” (Kant).
È quella capacità, secondo Guerrisi, che permette al verme ingiuriato e vilipeso dal topo di divenire farfalla e di danzare e danzare sui fiori (da Sutta Sutta vol. Iº - U vermu e u surici -). È quella possibilità che è data a tutti, indistintamente, di essere se stessi, di migliorarsi e, quindi, di cambiare il mondo. È metamorfosi interiore ed esteriore.
La sapienza nasce anche dal colloquio, dal dialogo tra sapienti e il professore Guerrisi, novello Socrate dialogava e leggeva volentieri i suoi versi e osservava l’espressione del volto dei suoi ascoltatori cogliendone anche le più lievi vibrazioni e instaurando con loro coinvolgenti conversazioni.
Oltre che saggio, Vincenzo Guerrisi è stato un “sapiente”, di quelli che non finirai mai di ringraziare il cielo per averlo incontrato nel cammino della vita. La sapienza dal latino “sapere” (aver sapore di…) ha sapore di eternità.
Grazie Professore Guerrisi, ancora grazie. E grazie alla figlia Marinella per la postuma pubblicazione e diffusione della “Grammatica” a 65 anni dalla sua stesura.
La Grammatica, cantata in versi armoniosamente ritmati, fa germogliare alla mente ricordi di tempi perduti ma, d’incanto ritrovati, per essere consegnati, in tutta la loro bellezza alle generazioni future.
Nc’esti u nomi ch’esti u primu
chi ‘ndi dici nui cu simu.
Si capisci tantu beni…
proprio è quandu ’nd’apparteni! (Vincenzo Guerrisi Parlà – Grammatica Italiana - Pellegrini Cosenza - 2019)

Anna Costa
Docente di lettere presso il liceo classico “Francesco La Cava” di Bovalino

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