Anna Giulia e la sua passione per la grande famiglia che è la scuola

Lun, 18/07/2016 - 19:58

Anna Giulia, l’amica gentile e generosa, la docente sorridente e ineguagliabile, la vice preside intelligente, autorevole e creativa, ci ha lasciato. La sua dipartita ha sconvolto tutti: colleghi, amici, ex alunni.
Quando baciai il feretro che racchiudeva le sue spoglie mortali, le immagini di lei fluttuarono nella mia mente come faville nel buio della notte. In me, che non sopporto la feroce tirannia della morte, esplose una rabbia impotente e lacrimosa. Rimasi così inebetito da non riconoscere uno dei miei più stimati colleghi, e per giunta affettuosissimo ex alunno, seduto al mio fianco. La natura matrigna distrugge tutto ciò che ha creato: piante, animali, uomini. Ma “è inutile nella fata dar di cozzo”, come ci insegna Dante. Il poeta della “doglia universale, cui negaro i fati anco la giovanezza”, scrisse all’uopo un verso lapidario e sublime: “È funesto a chi nasce il dì natale”. Ma chi centrò meglio il problema è Seneca. Nel suo capolavoro, Lettere a Lucilio, ha scritto: “Ci avviamo, a poco a poco verso la morte. Moriamo ogni giorno: ogni giorno infatti, ci è tolta una parte della vita; anche quando il nostro organismo cresce, la vita decresce. Abbiamo perduto l’infanzia, poi la fanciullezza, poi la gioventù. Tutto il tempo passato fino a ieri è morto per noi, questo giorno che stiamo vivendo, lo dividiamo con la morte. Come non vuota la clessidra l’ultima goccia, ma tutte quelle che son cadute, così l’ultima  ora in cui cessiamo di  esistere, non produce, da sola, la morte, ma la compie, allora noi giungiamo al termine, ma da tempo vi siamo avviati. Non viene una sola volta la morte”. La lettera di Seneca è lunga e termina con una frase gelida: Per molti la vita non è una cosa penosa,ma inutile”. Ho riportato il passo di Seneca, perché esso fu tema, un giorno, di una lunga e cordiale conversazione con Anna Giulia. Agostino, il padre africano della chiesa, esprime,  nelle Confessioni lo stesso concetto, ma si allontana  dall’amara conclusione del filosofo romano. Sublime il pensiero poetico dell’ecclesiaste. Ma torniamo  alla nostra Anna Giulia. Ella non solo insegnò  le sue discipline, Lettere italiane e storia, ma fu molto abile in docimologia, i criteri scientifici di valutazione negli esami e nelle interrogazioni scolastiche. Mirò a esercitare l’intelligenza degli alunni, a penetrare nella loro anima, a trasformare la loro vita, a convincerli a essere liberi e dignitosi. E desiderò che i giovani si adoperassero alla risoluzione dei loro problemi, che affermassero la loro dignità e si ponessero alla direzione della propria condotta. Sebbene “volontà o desiderio operano in un contesto sociale  in cui possono essere incoraggiati o impediti, esaltati o frustrati, liberati o fatti regredire”(Luigi Sacco). Alla sua illuminata sensibilità di docente e di studiosa, al suo spirito innovatore sono dovuti gli indimenticabili spettacoli  teatrali sulla Resistenza, sulle Lettere dei condannati a morte dai nazisti, sul Futurismo, su Goldoni. Anna Giulia scrisse, in merito un lungo e interessante articolo sull’Annuario dell’Istituto, di cui riporto un periodo relativo all’argomento. “Lo spettacolo teatrale, accolto entusiasticamente dal mondo della Scuola in tutte le sue componenti dimostrava senza equivoci che cultura significa coinvolgimento, reintegrazione della vita per meglio capirla e intenderla evolutivamente”.
Anna Giulia era la veterana dell’Istituto Tecnico commerciale di Siderno che curò e amò come una sua creatura diletta. Visse in simbiosi con esso. Pensò e lavorò con passione alla grande famiglia della scuola, persuasa che senza il profumo e l’armonia, l’aria si sarebbe inquinata e avrebbe saputo di lezzo e di tanfo di suburra. Nel nostro Istituto, pur nella concorde discordia che accompagna  l’umana fatica, non si verificarono screzi, lacerazioni, scissioni, conventicole. Il Marconi, nel 1978, quando assunsi la Presidenza, aveva un organico di 24 classi; nel 1989 (anno della mia quiescenza), le classi erano 57, gli alunni 1080, i professori  116. L’istituto, tenuto conto del bacino d’utenza, era il più popolato della Provincia. L’Alviggi, vice preside, autorevole, saggia, seppe andare incontro alle esigenze dei giovani, leggendo nel loro animo, aiutandoli con umiltà. Ed essi la compresero, l’amarono e la seguirono.
Famosa fu l’operazione dei pennelli, di cui si impadronì la stampa. L’indimenticabile Nico Noce, ha immortalato l’episodio in una sua poesia allegra, ridanciana,  amichevole:
Anna Giulia, ognora tesa / al prestigio della Scuola, / coi ragazzi trova intesa / e con dolce sua parola / ha convinto i più ribelli / ad usar scop’e pennelli.
Mi  telefonò il Provveditore agli studi per congratularsi con la vice Preside. Anna Giulia era una donna arguta: “dalle sorrise parolette brevi” sprizzavano scintille che lasciavano il segno.
Non omnis moriar, disse di sé il grande Orazio. E tu Anna Giulia, vivrai nell’animo dei giovani, ai quali hai dato la migliore parte di Te, nei loro sorrisi luminosi. La tua vita continua in loro, nei loro pensieri, nelle loro affermazioni sociali, nel loro lavoro; continua in tuo marito e nei tuoi diletti figli. Tu sarai sempre viva e presente nella mia mente e nel mio cuore. VALE!

Autore: 
Giorgio Papaluca
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