Antonimina: Frontiera gay, perchè no?

Sab, 25/01/2014 - 11:11
Dopo il naufragio del “villaggio” del Faro a Portigliola, oggi le terme della Locride potrebbero essere volano di sviluppo

Antonimina e le sue terme come frontiera gay. Perché no? Un’idea che può divenire realtà. Perché da sempre terme e centri benessere, sono luoghi prediletti dalle persone che vivono una sessualità diversa. E che venendo in questa parte della Calabria potrebbero dar vita a un nuovo tipo di turismo e trasformare lo stabilimento di Antonimina in un volano per lo sviluppo economico di tutta la zona. Non com’è successo per il “motel degli omosessuali” che doveva sorgere a Locri ed essere un punto di riferimento per tutto il sud dell’Italia.
Francesco Macrì, ai tempi in cui fu sindaco di Locri, parlò con Anna Paola Concia (già parlamentare del Partito democratico, portavoce e membro del direttivo nazionale di Gayleft, la consulta Lgbt - lesbiche, gay, bisessuali e transgender - dei Democratici di sinistra e oggi portavoce del tavolo nazionale Lgbt del Pd). Con lei, che nel 2008 da deputata, insieme ai parlamentari democrat Barbara Pollastrini e Giovanni Cuperlo presentò la proposta di legge “Misure contro gli atti persecutori e contro la discriminazione e la violenza determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere” (bocciata), il barone collaborò all’idea di creare un motel-isola felice per omosessuali, che coprisse l’area più a sud dell’Italia.
La struttura era già stata individuata: il “Motel Faro”, lungo la statale 116, a due passi da Locri in direzione Reggio Calabria, più o meno all’altezza del comune di Portigliola. Lì si voleva creare un villaggio, nel quale l’albergo già esistente - ma da riammodernare - avrebbe offerto gli alloggi, mentre il litorale jonico antistante sarebbe stato l’area balneare riservata. Un qualcosa di molto simile a Torre del Lago (Viareggio - Toscana), zona famosa per essere prediletta dal turismo omosessuale. Ma per quanto riguarda il “Motel Faro” il progetto naufragò e la struttura fu poi realizzata in Puglia.
«I gay stanno bene dove possono vivere in compagnia e rilassatezza la loro sessualità, tendono a colonizzare. Cercano un posto tutto loro – ma non certo un ghetto - dove si sentano accettati e rispettati», sostiene una delle persone che in questo momento di “fermo” della stagione si occupano in particolare del marketing delle Terme di Antonimina. Senza generalizzare o cadere negli stereotipi, sono moltissimi i gay che prestano particolare attenzione alla cura del proprio corpo. Sono così, come detto, assidui frequentatori di stabilimenti termali, centri benessere e Spa (dal latino salus per aquam, la salute attraverso l’acqua ma più concretamente termine che deriva dalla città Belga di Spa, nota dal XVI secolo per le proprietà minerali delle sue acque). Luoghi in cui, appunto, gli omosessuali, soprattutto uomini, trovano un’opportunità di aggregazione e di libertà per esprimere del tutto se stessi. Antonimina e le sue terme sembrano essere lì pronte ad attenderli. Secolari quanto Locri Epizephiri, l’antica città della Magna Grecia, con le loro acque che rigenerano la pelle e la fanno tornare simile a quella di un bambino, oggi sono una struttura che ispira l’inflazionatissima metafora di “cattedrale nel deserto”, efficace però a descrivere la realtà attuale dello stabilimento che sorge alla destra dalla fiumara di Gerace, poco sopra Locri. Complesso in fase di “lavori in corso” con l’obiettivo di essere pronto ad aprile, all’inizio della stagione. Con un grosso limite da superare: essere conosciuto in Italia e nel mondo. E, paradossalmente, anche in tutta la Calabria.
Le persone che ad Antonimina vivono questa sorta di countdown, confermano che i villeggianti omosessuali potrebbero giocare un ruolo fondamentale nel far girare per il mondo il nome delle terme “locridee”. E magari contribuire a portarle ai livelli di siti illustri come Salsomaggiore, Lignano Sabbia d’Oro, Tempio Pausania, Montecatini, Fiuggi, Tivoli, Sirmione, Aqui, San Gemini, Abano, solo per citare i più modaioli. Ma quella di Antonimina «non sarà una struttura riservata ai gay», tiene a sottolineare lo stesso Francesco Macrì, oggi presidente delle terme. «Lo stabilimento sarà rilanciato per tutti, in particolare rivolto a una clientela femminile. Ciò non toglie – precisa il barone – che potremmo organizzare eventi particolari, settimane di benessere dedicate solo a ospiti omosessuali. In questo diamo la massima disponibilità». Quindi nessuna discriminazione? «Non esiste un problema di accettazione – assicura il presidente – Al contrario sono spesso i gay a mostrare una certa diffidenza». Utile potrebbe essere organizzare degli eventi specifici, che pubblicizzino le terme di Antonimina verso quella tipologia di turista. «Per organizzare eventi – fa presente Macrì – ci vorrebbe un ente già funzionante» mentre, come detto, ad Antonimina si prega almeno di partire con la giusta marcia.

Autore: 
STEFANO MARZETTI
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