Arco: l’artista che si divide tra simpatica pazzia e seriosa surrealità

Mar, 05/12/2017 - 15:20

Pino Arco, artista poliedrico, scrittore e cantautore, ha già pubblicato una raccolta poetica, “Ti leggo una poesia”, e cinque altre opere di narrativa: “Quadretti d’autore”, “My name is Loretta” e “Stamfield”.
L’appello di un libro alla ricerca di una biblioteca che sia la sua nuova casa. La poltrona che misura lo stato di felicità. Il bizzarro incontro di un ragazzo con il genio Wolfgang Amadéo Mozart. Ricette culinarie letali per appuntamenti galanti. L’epica battaglia notturna di Ippolito contro una zanzara. Una strana partita a carte tra due vecchi amici ubriaconi. La lavatrice che va a vino. L’anfiteatro che vola nel cielo di Roma. L’epitaffio per un gran bel paio di jeans. Questo e molto altro troverete in Stravaganti racconti fuori dal castello. Storie surreali e paradossali, spesso al limite della follia, che sotto la superficie scherzosa e ironica nascondono, in realtà, significati che riguardano la nostra stessa pazza esistenza.
Siamo fatti di poesia”, asseriva Tullio Iuliano, valore ed elemento primo dell'esistenza, la molecola iniziale, l'atomo, unico e indivisibile di cui è fatto il tutto e su cui tutto si basa.
E la poesia, come afflato primigenio, sembra avvolgere i personaggi di Pino Arco che pur racconta in prosa, in Stravaganti racconti fuori dal castello, la pazzia dell’esistenza, rappresentata da personaggi insoliti e curiosi, che a tratti provocano ilarità ma anche, pirandellianamente, il sentimento del contrario e quindi tenerezza e compassione; tuttavia la pazzia è bilanciata dalla serietà del narrante per niente pazzo, che osserva e guida le sue storie senza distogliere lo sguardo dai problemi reali, verso cui punta l'indice con autentico interesse e incastona tra le parole, che sceglie con cura, una nobile e rara moralità.
Dietro l'apparente stravaganza e paradosso così evidente, dietro ragionamenti strampalati, per usare le parole dello scrittore, imparruccati e in rima, tra inchini e anfiteatri che volano in cielo, l'autore, nascosto tra i personaggi surreali, interviene con dei punti di vista molto reali e chiari, strutturati e impegnati nel sociale, ad esempio nel primo dei racconti che costituiscono il libro: After shave. L’intrusione soggettiva del narrante suggerisce al protagonista di salvare il mare dalla incuria di chi lascia della plastica o piuttosto il suo monito all'amico per la differenziata.
In tal guisa, anche se Pino Arco pudicamente cerca di nascondersi tra la stravagante inventività, campeggia e si distingue con la sua esperienza e poliedrica personalità e conoscenza: con le sue rammariche domande racconta di libri storici, d'arte, di stile liberty, di teatri e musicisti; racconta dell'umanità, a tratti con rabbia e indignazione e a tratti con una sottile tenerezza e un fugace senso di solitudine.
Il lettore sente e si accomoda tra le sue parole:
A te, scrive, lettore, che stai leggendo questo mio appello,
se ami la lettura e sei appassionato di storia antica,
ti farò conoscere le vicende di un piccolo popolo dal
passato illustre: te le racconterò con una semplicità
unica”.

E infatti Pino Arco parla di cose importanti, si pone domande esistenziali, con una semplicità unica. Ma semplice non è riduttivo, piuttosto ha la valenza di complessità, basti pensare ad Einstein che con una semplice formula racchiuse la spiegazione del mondo.
A ciò si aggiunge la sua capacità descrittiva, fino alla osservazione microscopica del -come dice Guicciardini - “particulare", che rende le storie vive, come se le abitassi, vivessi con loro e ti ritrovassi ad osservare lo stesso mare oltre l'oggetto bianco le rose le azalee e orchidee delicato e odoroso regalo per la fidanzata come un cavaliere d'altri tempi, fino ad identificarti con quel libro con una bella copertina rigida, illustrata, di colore verde perla e corredato di tavole e disegni, che cerca il posto giusto per recuperare la propria essenza o essenzialità: ma è l'esigenza intellettual-esistenziale di Pino Arco che lo spinge a cercare il posto giusto, cosicché filando parole - un file blanc - tenta di ricamare la sua isola felice, modellata dalle forme dell'arte, sorella della musica e forse anche di quella povertà e nobiltà d'animo in cui Pino Arco crede e fortemente declama, trasforma in musica, dipinge e incide o scolpisce in prosa.
Una profonda eticità stanzia nel luogo della narrazione, si tratta di strappare quel velo di stravaganza che si poggia su di esso per scorgerla, un velo di ilarità la nasconde per far finta che così serio non è, e invece l'autore intelligentemente filosofeggia, fa alte citazioni come l'incipit di Anna Karenina o la musica di Mozart, ambienta la storia in teatri o anfiteatri e molto altro. L'autore, sensibile e colto, ferma gli oggetti della conoscenza, li custodisce e in un atto di generosità li offre al lettore, con una “estrosa” semplicità.
Ma la semplicità è solo una scelta stilistica, di registro, dovuta alla riservatezza e “umiltà” di Pino Arco che non ostenta il proprio sapere, ma lo compartecipa, in un banchetto della cultura nel quale invita e fa accomodare i propri lettori.
Al contrario, senza riserve, capovolgendo il mondo insegue il sogno; un sogno futuro di belle speranze, ma anche rivolto al passato, come la storia che chiude il florilegio, un viaggio nella memoria a risvegliare pensieri che aveva pensato, o a connettersi con i sogni che aveva sognato, in un mondo dove cresce sempre più un senso di colturitudine, la solitudine dei colti, che divide e frantuma e che Pino Arco, con la sua appassionata prosa, trasforma in un “unico e indivisibile di cui è fatto il tutto e su cui tutto si basa”.

Autore: 
Antonella Genova

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