Aspromonte misterioso

Sab, 21/11/2020 - 11:00

Un mio amico, che festeggia l’onomastico il 29 giugno, ottima persona e ambientalista discreto ma estroverso produttore di vino, che quello in eccesso non vende ma regala, il giorno dei morti è stato protagonista di un episodio che mi ha fatto riflettere sulla nostra montagna misteriosa ma soprattutto sui miracoli che essa è capace di produrre. Prima però un accenno ai santi Pietro e Paolo che si festeggiano, appunto, il 29 giugno. Questi due giudei, molto diversi tra loro per origine e formazione, non sono i primi seguaci di Gesù ad essere arrivati nella Capitale, ma piuttosto i due apostoli (termine, derivato dal greco, che significa inviati) che proprio a Roma furono uccisi per essersi fatti annunciatori del nuovo messaggio, divenendo così martiri delle persecuzioni anticristiane di Nerone. Si dice che Pietro fu crocifisso la testa in basso nel 64 d.C. e che Paolo venne decapitato nel 67. Più precisamente, Pietro fu crocifisso a testa in giù in Vaticano, Paolo fu decapitato nell'attuale zona delle Tre Fontane. Dai tre rimbalzi che fece il suo capo mozzato sgorgarono tre fonti e, successivamente, vennero edificate tre chiese. Vi lascio il dubbio se il mio amico è quello decapitato o quello crocifisso a testa in giù, ma vi racconto il suo martirio aspromontano. Egli, armato ed equipaggiato di macchina fotografica, parte sempre al mattino presto per raggiungere luoghi di appostamento e/o di avvistamento per fauna o panorami; ne esegue scatti multipli e, dopo aver camminato per ore alla ricerca dei luoghi più suggestivi, consuma un panino e ritorna sui suoi passi a riprendersi il mezzo per rientrare a casa e trasformare in gioia per gli amici e conoscenti a cui invia gratuitamente il frutto delle proprie ricerche, a volte anche faticose che non potrebbe permettersi. Ebbene il 2 novembre, non potendosi recare al cimitero causa pandemia, ha pensato bene di onorare la giornata dedicandosi alla natura morta; posteggiata la sua auto in una radura si è avventurato alla ricerca delle magie di luce dell’Aspromonte. Ma al mio amico, che festeggia l’onomastico il 29 giugno e che regala vino e immagini, è stata comminata una multa per aver parcheggiato la sua auto senza tentare di nasconderla. Ci è rimasto male, non era a conoscenza dell’art. 16 del regolamento del Parco emanato con decreto nº 378 del 7 dicembre 2016, pubblicato in G.U. nº 24 del 30/01/2017. Poco male, ha pensato, a questo punto, di leggere il regolamento e… sorpresa, ha appreso che prima dell’art. 16 ve ne sono altri 15 e dopo l’art. 16 ve ne sono altri 41 che prescrivono una serie di obblighi e divieti. Vuole sorvolare su molti ma ha deciso di soffermarsi sull’art. 34, che prescrive che le recinzioni all’interno delle tre zone, A-B-C, siano esclusivamente in legno e temporanee. Qui il mistero s’infittisce, perché le recinzioni che vede in giro non solo non rispettano la qualità ma neanche la provvisorietà, addirittura molte sono abbandonate e mai rimosse e ha fatto l’amara considerazione che vi sono più lamiere in Aspromonte che in tutto il Medioriente. Ma queste sono in-vi-si-bi-li. L’art. 52 è quello che riguarda i danni provocati alle attrezzature del patrimonio del Parco provocati da terzi o da fauna selvatica. Ha fatto un balzo sulla sedia. Ma i danni provocati dalle mucche al pascolo abusivo non sono considerati. Cartelli, panchine, segnali e aree picnic devastate dalle mucche che dovrebbero essere sorvegliate, se autorizzate. Ma i diritti di pascolo non corrisposti al parco dei Nebrodi ci invita alla prudenza. Ma suvvia, le vacche diventano visibili solo quando sono sacre e servono per propaganda, ma le auto degli amanti della natura sono profane, quindi da multare. Amen.

Autore: 
Arturo Rocca
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