Assemblea dei sindaci: cronaca della sconfitta di un territorio

Dom, 17/11/2019 - 10:00

Mercoledì sera è andato in scena un nuovo capitolo di quella lunga telenovela che risponde al nome di assemblea dei sindaci della Locride. Rinvii e rimandi avevano infatti convinto il presidente facente funzione Cesare De Leo a convocare un nuovo incontro utile a dirimere una volta per tutte l’annosa questione del seggio vacante da lui temporaneamente occupato, e a dare finalmente il via a un capillare lavoro di revisione delle problematiche del nostro comprensorio grazie al coordinamento di una figura apicale che potesse trovare la quadra tra le istanze avanzate dai primi cittadini dei nostri paesi.
I presupposti per l’elezione di un presidente, all’assise di mercoledì sera, c’erano tutti. Finalmente presente la maggioranza assoluta in aula, l’elezione della guida dell’assemblea sembrava poter essere una mera formalità, ma lo scontro tra due correnti di pensiero diametralmente opposte, come sappiamo, ha reso la strada verso l’elezione ben più irta di quanto inizialmente sperato.
Cerchiamo allora di ricostruire i fatti attraverso i passaggi salienti dell’assise e di evidenziare le posizioni espresse da alcuni dei nostri sindaci durante l’incontro.
La tematica all’ordine del giorno è stata sollevata dal primo cittadino di Locri Giovanni Calabrese, che ha preso la parola chiedendo chi fossero i candidati alla carica di presidente e quali fossero le loro intenzioni amministrative, onde evitare che l’elezione potesse sembrare “giocata a tavolino”. «Non voglio sentir parlare di incarichi proposti da terzi - ha affermato Calabrese, - ma desidero che i colleghi disponibili a ricoprire questo incarico si propongano. Giochiamo a carte scoperte, una volta tanto, perché in questa assemblea ci ritroviamo in più di trenta solo quando bisogna votare per un incarico. Un dato triste, considerato che quando affrontiamo invece i problemi del territorio, nell’80% dei casi non abbiamo nemmeno il numero legale per farlo. Quando poi si deve votare, i sindaci magicamente compaiono, scendono dalle montagne, si ricordano dell’assemblea solo per votare per una poltrona, dalla quale magari non si realizza neanche nulla, ma la si è occupata per conto di un partito o di un gruppo di amici. Quindi chi vuole fare il presidente deve dire che vuole farlo, come vuole farlo e come intende affrontare i problemi del territorio. È questo che vogliamo sapere per il rispetto di noi sindaci e dei cittadini. E il candidato deve annunciare le sue intenzioni qui, non nelle sedi di partito o a casa di qualcuno».
Il discorso, pienamente condiviso dal sindaco di Monasterace Cesare De Leo, lo ha convinto a formalizzare la propria candidatura a presidente con un breve intervento a seguito del quale il sindaco di Roccella Jonica Vittorio Zito ha sottolineato l’importanza di comprendere di che tipo di presidente l’assemblea abbia bisogno. «Abbiamo già fatto l’errore di identificare il presidente ideale all’interno di una determinata corrente politica e non ci possiamo permettere di ripeterlo. Non abbiamo bisogno di un presidente che costruisce il consenso fuori dall’assemblea, ma di qualcuno che sappia rivestire l’incarico con dignità e rispettando le posizioni dei colleghi, perché siamo dinanzi al momento storico più delicato dell’associazione. Ecco perché non ci serve un presidente che porti la bandiera di un partito, ma un presidente autorevole, che possa affermare, alla fine del mandato, di aver portato a termine un determinato percorso. Se eleggeremo qualcuno attraverso una guerra di voti distruggeremo l’associazione. Per questo apprezzo la disponibilità data da Cesare e mi appello affinché si arrivi a una sintesi unitaria».
Tale sintesi, tuttavia, è venuta meno proprio immediatamente dopo queste parole, quando il sindaco di Caulonia Caterina Belcastro è intervenuta la parola per annunciare la messa a disposizione della propria candidatura «come già avevo fatto in tempi non sospetti - ha affermato. - È già emersa, infatti, una convergenza sul mio nome da parte di più sindaci che conoscono le istanze di questo territorio e sanno di aver bisogno di risposte concrete».
È a proposito di queste risposte concrete che, dopo l’invito del sindaco di Martone Giorgio Imperitura a un’unità di intenti da parte dell’assise sul nome da scegliere tra i due candidati, il primo cittadino di Portigliola è dunque intervenuto chiedendo maggiore chiarezza sulle intenzioni programmatiche di De Leo e della Belcastro.
«Considerato - ha affermato Luglio - che abbiamo parlato della necessità di delineare il profilo del nuovo presidente vorrei rivolgere ai due candidati delle domande. Come intendete affrontare le problematiche più urgenti dei nostri comuni, dalla gestione della spazzatura, al pagamento del canone idrico e all’emergenza sanitaria? E, nel caso di Caterina Belcastro, quali sono i risultati in proposito che ci può presentare in qualità del suo duplice ruolo di Consigliere Metropolitano?»
«Io le tue provocazioni non le accetto» ha risposto il sindaco di Caulonia a questa domanda, rifiutandosi di argomentare oltre mentre, tra i colleghi che appoggiavano la sua candidatura, si cominciava a esprimere una certa impazienza di giungere alla votazione.
«Dobbiamo ringraziare Cesare e Caterina per la loro disponibilità - è dunque intervenuto il sindaco di Gioiosa Ionica Salvatore Fuda per cercare di sedare gli animi, - ma dovremmo anche ricordare che lo statuto dell’assemblea tanto criticato afferma che i sindaci dovrebbero trovare una convergenza massima su un nome cercando di mettere da parte ogni velleità politica nell’esclusivo interesse del territorio. Nelle ultime due tornate elettorali tale spirito politico non è stato messo da parte e, anche se forse non c’è un nesso di causalità, proprio in questo lasso di tempo i risultati non sono arrivati, a differenza di quanto avvenuto in passato. Anche chi si vanta di fare politica da quando era in fasce, dunque, dovrebbe comprendere che possiamo anche procedere alla votazione come abbiamo fatto di solito, ma che questa soluzione costituisce la nostra seconda scelta. Dare prova dell’unità dell’assemblea significa convergere su una decisione unanime e solo in totale assenza di questa dovremmo ripiegare sull’elezione tradizionale».
La riflessione espressa dal collega di Gioiosa Ionica ha evidentemente toccato le corde di De Leo, che non ha infatti esitato a ritirare la propria candidatura proprio per far convergere la scelta su un altro candidato per far vedere all’opinione pubblica che l’assemblea potesse dimostrarsi unita nella scelta del presidente. «Che giudizio possono esprimere su di noi i cittadini, - ha infatti affermato De Leo, - se per una carica in cui non ci sono interessi da dividere ci dividiamo? Come ci comporteremo quando questi interessi saranno presenti? Dobbiamo invece andare nella direzione del potenziamento dell’assemblea, per questo sono disposto ad ascoltare e ad accogliere tutte le proposte avanzate dai colleghi».
Rifiutato il ritiro dalla contesa di De Leo, i sindaci hanno dunque deciso di procedere alla votazione considerando valide le due candidature del presidente facente funzione e della collega di Caulonia. All’esito della prima votazione le preferenze per la Belcastro sono risultate 14, 4 quelle per De Leo e 14 sono state invece le schede lasciate bianche, condizione che non dava la maggioranza assoluta a nessuno dei candidati e richiedeva di procedere al secondo scrutinio. Al ripetersi della situazione anche alla seconda tornata, il sindaco Imperitura ha dunque chiesto una breve pausa utile a una consultazione che garantisse di arrivare compatti alla terza votazione. Di questa pausa ha approfittato De Leo per avanzare un’ulteriore proposta che potesse ridare compattezza all’assemblea: ribadendo la sua volontà di ritirare la propria candidatura, il sindaco di Monasterace ha infatti chiesto alla Belcastro di fare lo stesso in favore di un nome super partes, come poteva essere quello del neo sindaco di Marina di Gioiosa Ionica Geppo Femia, sul quale il primo cittadino di Monasterace sperava di poter trovare un accordo. Una richiesta che, declinata dalla Belcastro con un «Non vedo il motivo di fare quanto mi chiedi» ha mandato su tutte le furie il sindaco di Bianco Aldo Canturi, pronto a lasciare l’aula affermando che De Leo volesse solo manipolare l’assemblea proponendo una candidatura che avrebbe costituito un’offesa per tutti gli altri sindaci presenti in aula.
«Questa situazione mi amareggia molto - è dunque intervenuto il sindaco Calabrese. - Pensavo si potesse scrivere una pagina nuova per l’assemblea e, anche in presenza di una frattura, speravo si arrivasse a un fronte comune. Apprezzo il disimpegno di Cesare per cercare di non dividerci e reputo gravissime le parole di Canturi che considera Geppo Femia meno sindaco degli altri perché è stato eletto da un giorno. Geppo è un primo cittadino a tutti gli effetti e una persona seria, motivo per cui considero questa la sciocchezza più grossa che Canturi abbia mai detto in questa assemblea. Volete imporre Caterina? - ha continuato dunque rivolgendosi direttamente ai sindaci che avevano appoggiato la candidatura della Belcastro, - Fatelo, ma sappiate che con questo atteggiamento state scrivendo il necrologio di questa assemblea che già non funzionava e che oggi esce completamente distrutta. Questo - ha concluso puntando il dito contro Canturi e la Belcastro, - è l’atteggiamento che voi e i vostri amici di cordata avete imposto all’assemblea dei sindaci della Locride».
Assistendo a un incontenibile innalzamento dei toni, Cesare De Leo è dunque intervenuto per l’ultima volta, mettendo in scena un nuovo, disperato tentativo di chiudere la questione: «Al terzo scrutinio non voglio essere votato - ha affermato il sindaco di Monasterace, - perché per me uscire vincitore con 17 voti o sconfitto con 16 è una ferita sia nell’uno sia nell’altro caso. La collega Belcastro vuole essere eletta? Eleggetela pure. Io in queste condizioni non voglio essere votato. Questo è il mio pensiero, questa è la mia linea, questa è la mia coerenza. Non posso perdere la dignità in questa querelle né voglio concludere così la mia esperienza politica. Mi sento profondamente mortificato e, stando così le cose, non mi va di essere eletto o non eletto, anche considerando le schede bianche come preferenze per me».
Una considerazione alla quale la Belcastro ha voluto rispondere affermando che dunque, “la cordata”, non era quella a suo supporto, ma quella a supporto di De Leo. «Ecco svelato l’arcano della strategia politica che c’è dietro questa elezione!» Ha affermato sindaco di Caulonia con il sorriso di chi si ritiene soddisfatto di essere riuscito ad aver avuto l’ultima parola.
Il lungo battibecco pre serale andato in scena presso la Sala Consigliare del Comune di Siderno si è concluso con l’ultima votazione che, con buona pace di chi ha cercato per tutto il pomeriggio di non far prevalere sterili interessi politici sull’organo, ha decretato una volta per tutte la maggioranza assoluta per Caterina Belcastro.
La neo presidente dell’assemblea, una volta terminato lo scrutinio, ha dunque stretto le mani a chi ha votato per lei prima di uscire dall’aula senza nemmeno fare il tradizionale discorso di insediamento con il quale i colleghi attendevano di comprendere quali fossero le sue intenzioni programmatiche e quali le prime azioni che avrebbe voluto far intraprendere all’organo.
Il modo più feroce di scrivere la parola fine a una contesa andata avanti per mesi e che cambierà per sempre il volto dell’assemblea.

Autore: 
Jacopo Giuca
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