Biennale dell'economia cooperativa, l'intervento di Marco Minniti

Sab, 15/10/2016 - 16:26

COMUNICATO STAMPA - “La Calabria ha bisogno della cooperazione, di Legacoop, della sua forza, della sua capacità ad affrontare i problemi, di essere terra di buone pratiche che ora dobbiamo incentivare”. E’ il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Marco Minniti, a chiudere la due giorni organizzata nell’ambito degli anniversari per i 130 anni di Legacoop ed i 40 anni di Legacoop Calabria, al termine della tavola rotonda sull’Immigrazione dedicata alla ricerca dell’equilibrio tra etica, diritti, cittadinanza ed economia.
“Legacoop ha tanti anni ma non li dimostra, anzi ha grande capacità di cambiamento e rinnovamento – ha esordito Minniti -. Ho ricevuto il vostro foto-libro, scorrerlo è stato un tuffo nei ricordi vedendo tanti compagni con cui abbiamo percorso un pezzo straordinario della nostra vita. Ma non sono venuto qui volentieri solo per un tuffo di nostalgia ma perché siamo davanti a una fase decisiva per la vita del Paese e del Mezzogiorno, ed è stato saggio riunione qui il Mezzogiorno, perché il Mezzogiorno deve pesare di più sulle politiche nazionali. Abbiamo sempre più bisogno di un punto di vista del Mezzogiorno. Abbiamo davanti un’ipotesi di crescita economica molto travagliata e complessa e un mondo così interconnesso perché basta un evento a rivoluzionare tutto: tuttavia, dentro questo quadro, abbiamo il dato che ci dice che Italia ha ripreso a crescere, anche se magari non come vorremmo, e anche il mezzogiorno ha ripreso a crescere. Parlo anche della Calabria, che sembrava più fragile ma con un Pil che sta tornando a crescere. L’elemento importante su cui riflettere è che in passato una parte del paese cresceva e un’altra no, oggi l’Italia va avanti unita. Ci sono Patti per le regioni del Mezzogiorno con importanti masse finanziarie, ora devono diventare operativi: in Calabria dobbiamo dimostrare di saper spendere risorse pubbliche senza ingrossare la criminalità organizzata. E’ questa la sfida da vincere a tutti i costi – dice ancora il sottosegretario Minniti - anche per spazzare via definitivamente il pregiudizio per cui quando arrivano risorse pubbliche in Calabria finiscono nelle mani della criminalità organizzata”. E’ una sfida da “far tremare i polsi” insomma ed “è difficilissimo”. In questo ambito il ruolo di Legacoop e quello della cooperazione è cruciale, perché “è struttura che tiene conto della forza ma anche dei vincoli dell’impresa, ma ha una componente sociale e di comprensione delle dinamiche sociali che non ha un’impresa norma. Vorrei una Legacoop con una prima linea di giovanissimi, una Legacoop – dice ancora Minniti  - pronta all’innovazione ma con il cuore antico, cioè il senso del rispetto delle regole e di una missione, quella di tenere insieme due termini spesso contradditori in Calabria, sviluppo e legalità. Su questo il lavoro della cooperazione può essere importante, come ovviamente quello dello Stato: io spingo molto le prefetture a occuparsi con maggiore impegno a iniziative di sostegno per l’uso delle risorse nella massima legalità e in favore solo ed esclusivamente dei cittadini. Tra una società civile che vuole cambiare Calabria, Mezzogiorno e Stato, dobbiamo costruire una grande alleanza che abbia come obiettivo di far vivere meglio i nostri figli. Ci sono tutte le condizioni per farlo: oggi parliamo a Legacoop e alla cooperazione che ha tutte queste caratteristiche”. Secondo il sottosegretario alla Presidenza un altro aspetto fondamentale è ricordare che la Calabria è nel cuore del Mediterraneo. “A nome del Governo ringrazio la cooperazione calabrese, la Regione e i Comuni, sul tema dell’immigrazione e dell’accoglienza si sta dando il meglio: il Mezzogiorno può fare dell’immigrazione un importante acceleratore anche economico e sul piano dello sviluppo, non solo elemento di solidarietà. Considero fondamentali i patti bilaterali con i paesi dell’altra sponda del Mediterraneo – rimarca Minniti -, non ci sono dittatori, ma il vero tema è capire come i Patti bilaterali possano aiutare quei paesi a costruire le condizioni per evitare la fuga dei propri cittadini, perché questo è anche un deterrente al terrorismo. Il problema è che dobbiamo convincerli a essere uniti nel contrato al traffico di esseri umani, che alla fine può avere una connessione con il terrorismo. E per me trafficanti di uomini e terroristi sono disumani alla pari, perché chi traffica in esseri umani sa perfettamente che questi possono morire. Sono dell’idea che dobbiamo tenere molto alta la vigilanza perché business e corruzione possono annidarsi anche in questo campo, come si è visto”.
Per affrontare seriamente il tema dell’immigrazione bisogna tenere insieme due principi, perché bisogna avere presente che l’accoglienza dev’essere coniugata con la sicurezza, e questo è compito dello Stato: “Se insisto sull’accoglienza ma rendo cittadino insicuro, creo un corto circuito – spiega Minniti -. Lo dico a Reggio Calabria come a Milano perché dovunque dobbiamo avere un comportamento comune. Su questi temi è necessaria una riflessione più organica: probabilmente abbiamo strumenti legislativi obsoleti e ci si approccia al fenomeno ancora con la logica dell’emotività e con la logica dell’emergenza. Sullo sfondo c’è il tema di quale modello di integrazione vogliamo realizzare: è un tema cruciale. Il 50 per cento dei minori che arrivano in Italia sono minori non accompagnati, significa che ci sono genitori talmente disperati che, pur di dare prospettiva ai loro figli, li mettono su una carretta senza accompagnarli. Questo tema dei minori non accompagnati è un investimento decisivo per garantire la tenuta del Paese, perché gli investimenti che oggi facciamo su di loro tra dieci anni varranno cento volte di più in termini di coesione sociale, perché così si evita il radicalizzarsi e l’espansione del terrorismo. Il punto – conclude Minniti - è pensare che essere meridionali o calabresi non è una sventura o un fatto negativo: questo pezzo di Europa oggi è il crocevia del mondo e lo sarà sempre di più, dobbiamo averne consapevolezza”.  

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