Bruzzano sin dall’800 dà all’Italia lezioni di senso civico

Lun, 27/07/2015 - 18:51
Già nel XIX secolo erano in vigore a Bruzzano regole riguardanti la gestione dei rifiuti, la sicurezza, il rispetto della cosa pubblica, l’igiene, la viabilità.

Bruzzano Zeffirio, un comune che si interroga sulle proprie radici per delineare il futuro. Carmine Laganà dopo aver dato alle stampe “L’Apprezzo dello ‘Stato’ dei Carafa di Bruzzano - anno 1689”, F. Pancallo Editore, a distanza di poco tempo, auspice Franco Cuzzola, sindaco colto e accorto di Bruzzano, presenta due ponderosi volumi, “Bruzzano Zeffirio - Genealogia di un popolo”, un ulteriore contributo per la stesura dei lineamenti della storia municipale di un paese le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Due volumi che hanno richiesto un notevole impegno da parte dell’editore Franco Pancallo, che ha impegnato risorse non comuni per dare corpo e vigore ai nostri territori e ha legato la casa editrice per parecchio tempo nella realizzazione di centinaia di tabelle di testo e nella pulizia di immagini corrose dal tempo, di una cittadina apprezzata nel corso dei secoli, soprattutto per l’alto senso civico. Quest’ultimo traspare chiaramente dai regolamenti che si era data nell’Ottocento e che riguardano, tra l’altro, la gestione dei rifiuti (raccolta differenziata ante litteram), la sicurezza, il rispetto della cosa pubblica, l’igiene, la viabilità, regole che pongono Bruzzano all’avanguardia per secoli. Un comune che aveva un territorio di 80 chilometri quadrati, nel corso degli anni è passato ai soli 20 chilometri quadrati di oggi. Cosicché chiediamo a Carmine Laganà, da cosa è dipeso?
La storia dei confini territoriali di Bruzzano e la riduzione in termine di superficie degli stessi nel corso dei secoli fa pensare molto alla politica adottata nelle diverse epoche ma anche alla scarsa conoscenza storica che gli amministratori di Bruzzano avevano. Una buona competenza avrebbe certamente potuto contribuire al sostegno delle proprie ragioni ogni volta che venivano avanzate richieste e pretese di annessione di “pezzi” di territorio da parte dei paesi confinanti. Analizzando questo aspetto emerge inevitabilmente l’importanza che il nostro comune ebbe in passato vista la sua notevole estensione territoriale. Dalle fonti archivistiche abbiamo scoperto anche l’antico nome dell’attuale comune di Staiti che fino alla seconda metà del Cinquecento si chiamava ‘Stuppia’. La notizia è da ritenersi inedita e può aggiungere anche un altro tassello alla storia di quel comune.
16 agosto 1841 il Decurionato del comune di Bruzzano adotta il Regolamento di Polizia Urbana e Rurale stabilendo delle contravvenzioni nei confronti dei cittadini irrispettosi dell’ordine pubblico. Si tratta di 41 articoli ben concepiti che lasciano intendere il grado di elevato sviluppo civile e sociale della cittadina di Bruzzano…
Il regolamento edilizio dell’Ottocento di Bruzzano era senza dubbio “moderno”. Tra i tanti articoli che formavano il Regolamento edilizio si teneva conto di molteplici aspetti che andavano dall’occupazione del suolo pubblico che era punito severamente con la rimozione delle strutture a spese della persona che le realizzava abusivamente; la costruzione di camini doveva essere concessa solo se a una certa distanza per non arrecare fastidio con i fumi ai vicini. Un articolo che certamente fa riflettere è che nell’Ottocento chiunque avesse demolito una propria abitazione doveva trasportare il materiale di risulta “nei luoghi indicati dal Comune” e nel caso in cui qualche abitante avesse fatto richiesta per poter avere quei materiali, doveva garantire di impiegarli subito affinché non costituissero un altro cumulo di macerie in altro luogo del paese.
Relativamente agli esercizi pubblici è fatto obbligo ai venditori di formaggi, salumi, pasta, olio, vino, pane da mantenere sempre nelle loro botteghe generi di “perfetta qualità”, altrimenti verrebbero buttati o dati ai poveri. Quanto previsto presume uno “stato moderno”, innovatore se rapportato al tempo in cui è stato emanato l’ordinamento…
Su questo articolo, ma anche su molti altri, Bruzzano è senza dubbio antesignano di leggi che ancora oggi si fatica a discutere nel Parlamento Italiano. Basti dire che, dopo più di 160 anni da questo regolamento, l’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha auspicato nel mese di maggio 2015, che si possa arrivare a una legge che obblighi i supermercati di alimentari a donare la merce in scadenza o invenduta ai poveri e alle persone bisognose. Se solo si giungesse nel nostro Parlamento ad affrontare la tematica auspicata dal nostro Presidente le misure sarebbero diverse in termini di legge ma la base rimarrebbe sempre quella espressa più di un secolo e mezzo fa dal comune di Bruzzano e cioè l’attenzione verso i poveri. Persino la Francia sta discutendo in questi giorni una legge che si basa su questo principio.
A Bruzzano viene disciplinato perfino il prezzo di vendita della neve. Fin qui niente di strano. Ciò nonostante sorprende il fatto che “se nel momento in cui inizia la vendita della neve, la facesse mancare al pubblico nella stagione estiva, il ‘nivajolo’ sarebbe punito con l’ammenda di carlini quattordici e col doppio nella recidiva”…
In un periodo durante il quale non erano ancora stati inventati i nostri elettrodomestici, l’unico modo per conservare i cibi restava la neve che era il metodo naturale. In tutta la Calabria, nei comuni che si trovavano sulle montagne ad alta quota, era molto facile trovare le fosse dentro le quali era solito conservarsi la neve che cadeva copiosa, e in estate la si trasportava per venderla nei paesi, che si trovavano giù a valle, come Bruzzano, dove le nevicate erano fatti eccezionali. Bruzzano si dotò di questo articolo perché era importante garantire a tutti i suoi cittadini la corretta conservazione degli alimenti. Il provvedimento che può sembrare troppo severo nei confronti del nevajolo era in realtà volto a tutelare anche la salute pubblica, perché i cibi potevano deteriorarsi e questo comportava gravi patologie.
La lavorazione di fibre naturali risulta apprezzabile. La bollitura della ginestra e la “maciullazione” del lino e della canapa deve avere luogo fuori dall’abitato a una distanza di “non meno un quarto di miglio”. Allo stesso modo vengono definiti i luoghi esatti per la macerazione del lino, della canapa e della ginestra. Perché?
Anche questa pubblicazione può servire a dissipare la convinzione che i problemi ambientali del nostro tempo fossero del tutto sconosciuti alle società preindustriali. Al regolamento di Bruzzano va il merito di mostrare come il conflitto fra interesse produttivo e qualità dell’ambiente dovesse andare a favore di quest’ultimo. La “maciullazione” delle materie come lino, canapa e ginestra producevano esalazioni nocive. Allontanare questa lavorazione dal centro abitato significava preservare la salute pubblica. Inoltre, tale produzione poteva inquinare le acque con delle conseguenze sia per gli uomini che per gli animali.
Un documento piuttosto ignorato riguarda l’uccisione dei lupi che, a quel tempo, infestavano Bruzzano e dintorni. Non a caso venivano segnalati branchi famelici che facevano strage di pecore e capre, causando un notevole danno all’economia della zona. A verifica dell’animale ucciso il dichiarante doveva accludere un lembo dell’orecchio dell’animale. Perché?
I lupi rappresentarono per secoli una sciagura per le popolazioni calabresi. Spinti dalla fame, specialmente in inverno, si spingevano nelle valli e, persino, all’interno dei centri abitati. Forse l’ultimo caso avvenne a Bruzzano nel 1895 quando un branco di lupi assalì sia il bestiame che le persone. Va precisato che non tutti gli abitanti potevano permettersi un fucile o la licenza di possesso d’armi. Questo fu senza dubbio una delle tante ragioni, oltre alla fame, che portò i lupi a non temere l’uomo. A livello provinciale e regionale si pagavano le persone che uccidevano i lupi, ma per avere la prova delle uccisioni, il luparo doveva consegnare alle istituzioni le orecchie del lupo. Questo perché, a differenza del cane, il lupo aveva le orecchie a punta. Le orecchie quindi venivano persino allegate alle pratiche per il pagamento ai lupari.
Nel noto diario del generale catalano Josè Borjes per la riconquista del Regno delle Due Sicilie all’indomani dell’Unità d’Italia, egli scrive che è sbarcato a Brancaleone. Lei con questo libro svela tutta la verità attraverso i documenti dell’intero processo che fu mosso contro molti cittadini di Bruzzano per aver aiutato Borjes dopo il suo sbarco nella contrada Manso, cioè nell’attuale Marinella di Bruzzano. A cosa è dovuto questo errore presente nel Diario?
Premetto che lo sbarco per la riconquista del Regno delle due Sicilie, all’indomani dell’Unità d’Italia, non doveva avvenire né a Brancaleone né a Bruzzano ma, da quello che si intuisce dalle poche righe del Diario, in qualche altro paese a nord della provincia di Reggio Calabria. Egli certamente indicò Brancaleone perché nel 1861, dal mare, era l’unico centro abitato in prossimità di questa costa che si poteva scorgere. Bruzzano era molto più all’interno e quindi poco visibile. Inoltre la contiguità dei due comuni non dovette aiutare il Generale nel comprendere bene in quale territorio comunale egli effettuò lo sbarco. I documenti pubblicati nel libro non lasciano alcun dubbio e fanno entrare a pieno titolo Bruzzano Zeffirio nella storia d’Italia. Alcuni degli antenati dei “bruzzaniti” si trovarono senza essere consapevoli in quella che fu un’importante nuova pagina di storia d’Italia. Sarebbe auspicabile che Bruzzano venisse inserita nei testi di storia delle scuole che trattano l’Unità d’Italia perché proprio qui avvenne l’unico sbarco dei Borbone per la riconquista del Regno.

Autore: 
Giovanni Pittari
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