Bullismo, quando le parole feriscono più delle percosse fisiche

Dom, 20/10/2019 - 18:00

Ho ricevuto una lettera da parte di una mamma il cui figlio è stato vittima di bullismo e ho pensato che ognuno di noi, in qualità di genitore è in dovere di fare la propria parte. Nessun bambino nasce predisposto a diventare un bullo. I bambini imparano a comportarsi da bulli e lo imparano dai genitori, oppure dai loro fratelli o dai coetanei che frequentano o da altre figure adulte. Qualsiasi adulto dovrebbe stare molto attento alle frasi che pronuncia in presenza di un bambino. Spesso un bambino sviluppa un'avversione o un'opinione negativa verso qualcuno perché ha sentito qualche commento negativo da altre persone. Un bambino che cresce in una famiglia dove tutti mostrano rispetto per gli altri, imparerà a fare la stessa cosa, ma se un bambino sente altri più grandi di lui deridere e disprezzare altre persone, assimilerà tali commenti che si trasformeranno presto in pregiudizi molto difficili da sradicare. Il bullismo, fatto di commenti sarcastici e sprezzanti, ferisce più delle percosse fisiche. Il dolore fisico passa, ma la sofferenza emotiva mette radici nel tuo cuore e nella tua mente e può non scomparire mai. Molti di noi da bambini sono stati vittime di bullismo. A distanza di tanti anni restano indelebili in mente le parole che usavano per deriderci e il ricordo di chi lo faceva. Per questo motivo abbiamo tutti il dovere di proteggere i nostri figli. Ho sentito il bisogno di condividere tutto questo perché è necessario intervenire nelle scuole attraverso un rapporto costante con gli insegnanti. Molto spesso gli insegnanti tendono a sottovalutare fenomeni più sottili di bullismo, come il fatto che alcuni alunni prendono sistematicamente in giro i compagni o affibbiano loro dei nomignoli. Credo che in questi casi gli insegnanti dovrebbero intervenire tempestivamente per bloccare sul nascere ogni tendenza a deridere e a prendere in giro. Ritengo prioritario ribadire che questo compito educativo spetta ai genitori, ma purtroppo è proprio in famiglia che spesso un bambino apprende ad avere pregiudizi e atteggiamenti di disprezzo verso chi è diverso, e senza un efficace intervento educativo questi pregiudizi si consolidano e si trasmettono da una generazione all'altra. Il bullismo lascia a vita le cicatrici che restano impresse nel cuore di ognuno di noi per quanto ci è potuto accadere o per quanto potrebbe accadere ai nostri figli. Il fenomeno del bullismo è causa di tanta sofferenza in primis per i bambini e poi per i genitori e le famiglie.
Grazie per quello che farete.

Nicodemo Vitetta

 

La mia lista dedicata a tutte le madri di piccoli marziani

ï Vorrei non doverti lasciare a scuola tutte le mattine con un nodo allo stomaco pensando che vai alla guerra

ï Vorrei vivere con te su un’isola deserta 

ï A volte vorrei non doverti mandare a scuola

ï Vorrei che la scuola si preoccupasse non solo dell’istruzione dei nostri figli ma anche dell’educazione e in particolare dell’educare al rispetto per gli altri.

ï Vorrei che fosse evidente per tutti che chi pensa di dimostrare di essere forte umiliando
chi è più debole non dimostra di essere più forte ma solo di essere vigliacco.

ï Vorrei che si dimostrasse di essere forti trovando il coraggio di difendere i più deboli. 

ï Vorrei che per divertirsi non ci fosse bisogno di divertirsi alle spalle di qualcuno.

ï Vorrei che si capisse che essere diversi non vuol dire necessariamente che uno sia migliore ed uno peggiore, vuol dire essere diversi, punto. Pensa che noia se tutti avessero gli occhi azzurri e i capelli biondi. 

ï Vorrei che i genitori dei bulli capissero che i primi ad avere dei problemi nella vita saranno i loro figli.
ï Vorrei che si cominciasse da piccoli ad isolare i prepotenti ed i violenti e a non fargli da pubblico o fare finta di niente. 

ï Vorrei che si amassero di più i ragazzi, tutti, forse si vorrebbero più bene anche tra di loro. 

ï Vorrei che non si lasciassero soli davanti alla televisione o al computer e che i programmi televisivi non facessero vedere solo gente che litiga. 

ï Vorrei che i modelli di riferimento non fossero solo i calciatori e le veline e che chi ha ragione non fosse sempre chi strilla più forte. 

ï Vorrei che diventare uomini e donne significasse affrancarsi dalle dinamiche del branco. 

ï Vorrei trovare le parole per rispondere a chi mi aggredisce, ma mi vengono in mente sempre dopo. È che non riesco a ferire gli altri con le mie parole. È una mancanza tanto grave?

ï Ti dicono che devi imparare a difenderti, che devi picchiare più forte. Io ho tre cani che fanno le feste a tutti. Perché degli animali dobbiamo prendere le cose peggiori? 

ï Vorrei avere la speranza che tutti possano avere una vita serena e dignitosa. 

ï Vorrei che negli altri si cercasse quello che c’è di buono e non quello che non ci piace. 

ï Vorrei non dovermi isolare per difendermi. 

ï Vorrei non aver bisogno di difendermi. 

Voglio raccogliere una sfida contro il senso d’impotenza e chi mi dice che non ci si può fare niente. La sfida di far capire a quante più persone possibili che è più importante quello che abbiamo dentro che quello che abbiamo fuori e che ci sono delle persone che sono come delle ostriche, nascondono una perla dentro di loro, ma tanti non riescono a trovarla e sono proprio loro che perdono qualche cosa. 

Simonetta Paroletti

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