Buon Compleanno Nik!

Dom, 16/04/2017 - 10:39
Un sogno a colori partito per caso, il Musaba di Nik Spatari. Un sogno che, 50 anni fa, ha preso il via da alcuni ruderi abbandonati, sepolti dai rovi, tra i torrenti Torbido e Neblà. Insieme alla moglie, l'artista Hiske Maas, Nik ha dato vita a una delle più interessanti operazioni d’arte contemporanea a livello internazionale. Per celebrare Nik Spatari, in occasione del suo 88° compleanno, Riviera ha voluto dedicargli uno speciale.

“Abbiamo iniziato senza capire bene cosa volevamo fare. Quel che è certo è che volevamo cambiare vita: di stare in città, in quelle noiose gallerie milanesi non ci andava più” - racconta Hiske mentre accarezza il suo simpatico cagnolone che Nik ha ritratto nell’opera alle nostre spalle. “L’idea era o Calabria, o Olanda o Stati Uniti. Ho scelto io di rimanere qui. Mi affascinava la Calabria, una terra belissima, le cascine, i contadini veri... oggi sono tutte mezze tacche, nessuno sa più niente”.
L’incontro tra Nik e Hiske. Nik Spatari e Hiske Maas si incontrano per la prima volta agli inizi degli anni ‘60, a Parigi, durante una mostra di Nik. Sguardi fugaci che si rincroceranno per caso su un treno diretto a Losanna. “Appena salita non c’era un solo posto libero. Poi il capotreno me ne ha indicato uno, pieno di buste e bagagli: a fianco c’era Nik che, da buon calabrese, aveva occupato due posti così da non essere costretto a viaggiare con qualcuno che gli desse seccature”. Su quel treno per Losanna Nik e Hiske si scambiano gli indirizzi.
Qualche tempo dopo Hiske trova un biglietto a buon mercato e si imbarca per gli Stati Uniti insieme alla cugina. “Mia cugina era sempre incinta! Voleva abortire ma in America allora l’aborto era fuori legge. Siamo tornate a Parigi, ho chiesto a un mio amico che mi ha mandato a Milano. Aborto a Milano? - mi sono chiesta - E il Papa? Ci siamo andate! Avevamo i soldi contati per arrivare, pagare il medico, rimanere una notte e tornare. Ma il medico ci ha chiesto più di quanto avevamo pattuito. Non sapevo cosa fare, avevo con me l’indirizzo di Nik: Via Venini, me lo ricordo ancora. Sono andata lì, ho bussato e Nik è venuto subito con me senza chiedersi nulla. Ha pagato e ci ha pure invitate a casa sua. Ricordo questa famiglia numerosa, noi tre in sala da pranzo e piatti che arrivavano ogni due minuti: sembrava un film di Fellini! Nik mi ha chiesto di rimanere e io mi son detta: l’America può aspettare!”.
Mentre Hiske ripercorre innamorata la sua storia, tenendo lontana meticolosamente ogni mielosità, una lenta figura interminabile ci raggiunge. È Nik. A precederlo il suo sorriso, dolce almeno quanto malinconico. Nik è sordo da quando era bambino. “Ha potuto fare a meno di ascoltare tante stupidaggini” - scherza Hiske.
Nik è un artista vivo e un uomo postumo. A lui non si devono chiedere discorsi ma cose fumose, inspiegabili come i sogni, le rivelazioni, l’infinito. Si muove sulle frequenze più basse e su quelle più alte della spiritualità umana, evitando scrupolosamente le medie, vale a dire quell’area in cui piantonano stagnanti gli uomini ben sistemati in se stessi, ovvero non sistemati da nessuna parte.
Nik si siede di fronte a noi e ci fissa per tutta la durata della chiacchierata. Hiske riprende: “Sono ripartita dopo qualche giorno per gli Stati Uniti, sono rimasta lì un anno ma ottenere la cittadinanza americana era complicatissimo. Ho scritto una cartolina a Nik, mi era rimasto in testa sto tizio! Lui mi ha risposto che stava tornando in Calabria. Ho preso il treno da Milano, ho impiegato tre giorni per arrivare in Calabria. Sono arrivata a Villa San Giovanni ma non ci siamo riconosciuti. Sono finita in un alberghetto al porto di Reggio ma nessuno parlava una sola parola in inglese. Sapevo che Nik in estate affittava una casetta a Lazzaro. Ho chiesto se qualcuno conoscesse la famiglia Spatari. Un uomo si è offerto di accompagnarmi. Mi ha portato oltre Capo d’Armi, in spiaggia e ha provato a violentarmi. Ma io ho saputo difendermi, sono cresciuta con tre fratelli! Alla fine io e Nik ci siamo incontrati: ad accogliermi la solita corte di parenti! Dopo qualche tempo siamo andati a vivere insieme a Milano, in via Solferino. Avevamo una casa enorme, un palazzo nobiliare decaduto, che prima che arrivassimo noi era una casa chiusa e per questo non la voleva nessuno. L’affitto era bassissimo nonostante avesse nove stanze, tra cui una ovale. Era bellissima... l’abbiamo sistemata e vi abbiamo aperto una galleria. Ma, come ti ho detto, presto ci siamo accorti che quella vita monotona non faceva per noi”.
Nik presenta il suo progetto per Santa Barbara. Nel 1967 Nik Spatari presenta per la prima volta, al circolo dei calabresi di Messina, l’idea-progetto del Parco Museo Laboratorio Santa Barbara, da realizzarsi nel territorio di Mammola.
Sarebbero ripartiti da lì, dalle rovine di quel complesso monastico, una grangia certosina del X sec, fondata sui resti di una chiesa paleocristiana del I secolo. Su quell’acrocoro, che sorge tra il torrente Torbido e la fiumara Neblà, Nik avrebbe dato vita a un centro per permettere alla Calabria di incontrarsi con le altre culture.
Pietra dopo pietra si dà il via al sogno di Nik e Hiske. “Tutt’attorno al monastero c’erano centinaia e centinaia di metri cubi di detriti, coperti da rovi e arbusti - racconta Hiske.- Con pala e piccone, abbiamo rimosso tutto”.
Lo scrittore Sharo Gambino, all’epoca corrispondente RAI Radio Cosenza trasmette: “Chi in queste giornate torride d’agosto volesse far visita a Nik Spatari, sull’alto della collina dove si ergono, tristi e grigi, i ruderi dell’antico monastero che un tempo assai lontano dette lustro alla patria di San Nicodemo, Nik è là, a torso nudo, insieme ad alcuni operai pagati dal Comune, e con loro, munito di pala e picco, compie sforzi miracolosi per liberare quei muri dall’abbraccio degli alti cespugli e dalla stretta della terra che li aveva semisepolti. L’artista la fa da padrone, perché quel vecchio rudere del monastero gli è stato dato in concessione dalla Curia vescovile (acquistato nel 1990) e lui vuole, a costo di rimetterci ogni guadagno, ricostruirlo e renderlo accessibile, perché ha in testa un progetto così fantastico da essere addirittura pazzesco. Ha in mente, infatti, di farne un centro d’arte internazionale. Nik a questa realizzazione ci pensava da anni, al suo fianco, come mente grigia, la sua compagna, l’artista olandese Hiske Maas”.
Tra quelle antiche mura, Nik e Hiske organizzano una mostra ambientale all’aperto di grande suggestione, a cui prendono parte i migliori artisti del tempo: il brasiliano Delima Medeiros, il cinese Hsiao e il milanese Gentili, che realizzano opere sul posto. Un’iniziativa che suscita l’interesse della stampa nazionale ma anche le prime avversioni: “Alcuni amministratori locali mi hanno attaccato e mi stanno intralciando nella realizzazione della mia costruenda opera - dichiarerà Nik - non escludendo minacce indirizzate a me e alla mia collaboratrice Hiske Maas”.
Acquisto ex stazione Calabro-Lucana e costituzione Associazione “Museo Santa Barbara”. Nel ‘73 Spatari e Maas iniziano la pratica, conclusa nel ‘78, per l’acquisto dell’ex Stazione Calabro-Lucana dal Demanio e dell’intera area circostante: l’avrebbero destinata a villaggio per artisti e studenti e per incontri internazionali d’arte e cultura.
Nel gennaio del ‘77 viene costituita l’Associazione “Museo Santa Barbara”. L’assemblea riconosce all’unanimità il merito di animatore, ideatore e architetto esecutore del progetto del museo all’artista Nik Spatari. A lui è affidato il compito di sovrintendere a tutte le esecuzioni dell’opera in progress e la direzione tecnica e programmatica.”L’architetto Sandro Dattilo, venuto a conoscenza dell’iniziativa di Nik - prosegue Hiske - si dichiarò disposto ad aderire alla stessa con qualsivoglia mansione. Segnati il nome di questo architetto che ci torneremo...”
Nik viene arrestato. Il 25 settembre dello stesso anno, in assenza di Hiske, viene arrestato Nik per aver rubato - scriverà Pasquino Crupi su CalabriaOggi - “quattro tegole bruciate poste in frantoio in rovina”.
“È interessante notare - sottolinea Hiske - che l’avv. Guido Mazzone viene nominato per conto dell’accusatore (Barillaro). E sarà sempre l’avv. Mazzone a occuparsi di tutte le cause intentate contro di noi”. In seguito le false testimonianze furono ritirate e il caso archiviato; si venne, inoltre, a sapere che l’arresto era stato predisposto per far sgomberare l’ex stazione Calabro-Lucana e il monastero così da dare il via alla progettazione della SS Jonio-Tirreno, che sarebbe passata proprio per il complesso monastico, cancellandolo e distruggendo la zona archeologica, l’ex stazione/residenza-uffici e annesso villaggio.
Prima ordinanza del Comune di Mammola. Il 4 aprile del ‘78, dopo il premeditato arresto di Spatari e la negata concessione edilizia del villaggio, durante l’assenza di Nik e Hiske per impegni artistici negli USA, delle ruspe invadono il villaggio spezzandolo in due con l’introduzione di una pista abusiva.
L’8 agosto dello stesso anno arriva la prima ordinanza del Sindaco per occupazione d’urgenza, provvedimento che, sei anni dopo, una sentenza del TAR annullerà, condannando il sindaco.
Dopo altre illecite invasioni dell’amministrazione comunale, le aperte minacce contro Spatari durante le varie sedute del consiglio comunale e svariati ricorsi, un intervento decisivo del Ministero dei Beni Culturali e del Consiglio dei Ministri fa spostare il percorso della Jonio-Tirreno di alcuni metri a monte.
Il matrimonio di Nik e Hiske. Il 5 agosto del ‘79 Nik ed Hiske si sposano. “I matrimoni in Calabria sono esagerati: centinaia di invitati, vestiti assurdi, donne truccatissime... si sfiora il ridicolo - afferma Hiske. - Però il nostro è stato un matrimonio assurdo! Erano presenti oltre 700 ospiti internazionali. Io avevo una gonnellina carina lunga, che ho indossato sopra a un costume da bagno intero, viola! Abbiamo costruito delle capanne di legno in cui avrebbero dormito amici e nemici giurati. Ricordo che abbiamo imbottito dei sacchi con la paglia per farne dei materassi, come usavano i contadini una volta, che quando ci dormivi sopra sentivi pungerti ovunque!”.
Presentazione Progetto AMA e assegnazione fondi regionali. Nell’aprile dell’88 viene presentato il “Progetto AMA” - Ambiente Mediterraneo Arte, nel corso di un convegno, organizzato da Hiske Maas in collaborazione con la Regione Calabria e con il Ministero Beni Culturali, che riunisce al MuSaBa artisti, architetti, archeologi, ambientalisti di Roma, Milano, Venezia, Amsterdam, Rotterdam, Innsbruck e docenti delle università calabresi.
I partecipanti al convegno concordano su un punto fondamentale: Santa Barbara deve essere il riferimento turistico, culturale e artistico della fascia jonica meridionale, un laboratorio di confronto artistico capace di dare nuova linfa alla Calabria che cresce. Per questo progetto la Regione Calabria assegnerà alla Fondazione un contributo di Lire 1.034.000.000.
“A questo punto, però - prosegue Hiske - viene pubblicata una L.R. n.23/90 e alla lettera B, ‘Monumenti Bizantini’, viene citata la chiesa di Santa Barbara. A inserirla l’architetto di cui ti avevo detto di segnarti il nome! La legge non entrerà mai in vigore e soprattutto non era nelle competenze della Regione produrla. In ogni caso Santa Barbara è una contemporanea opera d’arte architettonica sorta sulle rovine del complesso monastico, reinterpretata e ristrutturata da Nik, sotto il controllo del Ministero dei Beni Culturali”.
Nik e Hiske accusati di truffa ai danni dello Stato. Da questo momento hanno inizio i guai seri. Saranno avviate delle indagini dirette dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Locri tendenti a riscontrare una presunta truffa ai danni dello Stato. Indagini che vedranno in prima fila Nicola Gratteri, allora sostituto procuratore a Locri.
Secondo le accuse l’Associazione Museo Santa Barbara Art Foundation aveva programmato, con numerosi interventi statali e comunitari, la costituzione del “Progetto AMA”. Questo dopo aver distrutto e trasformato la chiesa di Santa Barbara, “annoverata tra i monumenti bizantini”.
Il 2 agosto 1991 ci sarà il primo sequestro del Parco-Museo-Villaggio e delle opere d’arte. Il provvedimento della Procura della Repubblica di Locri prendeva le mosse da ipotesi di tentata truffa ai danni della Regione, danneggiamento del patrimonio archeologico e violazione delle leggi urbane.
Il 4 novembre dello stesso anno, il Tribunale della Libertà di Reggio Calabria dispone il dissequestro del Parco Museo Villaggio.
Secondo sequestro del Parco Museo. Ma i guai giudiziari della coppia non finiscono qui. Il 17 febbraio 1992 si procederà al secondo sequestro e Nik e Hiske saranno posti agli arresti domiciliari, accusati di falso, di tentata truffa, di scavi archeologici illeciti, di corruzione (non sarebbero proprietari di nulla e la Fondazione per i magistrati non esiste, non ha mai svolto attività ma è solo un pretesto al fine di ottenere indebitamente finanziamenti dalla Regione Calabria). Un processo che coinvolgerà mezza Calabria. La stampa e la tv nazionale, senza interpellare la Fondazione, dipingono un ente inesistente che vive con i contributi pubblici: “svaniti due miliardi destinati al Museo…” e altre accuse simili.
“Gli unici contributi - precisa Hiske - sono stati circa 80 milioni di lire in oltre 20 anni di attività per sostenimento delle attività culturali. La verità è che qualcuno voleva fare il “botto” e diventare un secondo Di Pietro - erano quelli gli anni di Mani Pulite... chi meglio di noi, ladri che avevano rubato i miliardi allo Stato, poteva tornargli utile per un avanzamento di carriera?”.
Attentati, incendi e avvelenamenti al Musaba. Ha inizio, inoltre, una lunga serie di attentati e attacchi che devastano parte del patrimonio della Fondazione di chiaro stampo mafioso: taglio di alberi e piante ornamentali, incendio della Land Rover Discovery di Hiske, avvelenamento dei pesci, numerosi e ripetuti incendi dolosi, furti e danneggiamenti vari tutti regolarmente denunciati, e mai indagati. Si è arrivati anche a minacce e aggressioni fisiche: un camion di sabbia e pietre viene rovesciato su Nik.
Nik inizia il “Sogno di Giacobbe”. L’artista, per non soccombere, reagisce dando vita a un progetto da tempo meditato: incomincia a lavorare all’opera monumentale il “Sogno di Giacobbe” nella ex chiesa del complesso monastico. “Da quell’incazzatura è nato un capolavoro!” - sorride fiera Hiske. A margine di questo sogno, lungo 14 metri, largo 6 e alto 9, Nik scriverà: “Il sogno di Jacob. Fantascientifica volta: è dedicata a Michelangelo Astronauta della Sistina; a Campanella utopista della Città del Sole, che, come Nik e Hiske, subirono la persecuzione dei loro tempi”.
La chiesa di Santa Barbara non è bizantina! Nel 1992 la Fondazione incarica il Prof. Pietro De Leo, Direttore del Dipartimento di Storia dell’Unical di eseguire uno studio approfondito sul complesso monastico Santa Barbara. La relazione del prof. De Leo descrive accuratamente il percorso storico del complesso ed esclude categoricamente l’esistenza del cosiddetto “Monumento Bizantino” segnalato nella legge regionale n.23/90. A causa di quella legge la Fondazione aveva perso un finanziamento di un miliardo di vecchie lire e il suo progetto era andato in fumo.
Esposto di Nik e Hiske alla Procura. Il 17 giugno 1992 Spatari-Maas presentano un primo esposto, allegando una denuncia di 50 pagine di “storia documentata della Fondazione”, alla Procura, al Presidente della Repubblica, ai Ministeri, al Prefetto, al Procuratore e al Commissario Antimafia, in cui scriveranno: “Si evince che dietro a ognuna delle dette azioni esiste un diretto interesse dell’Amministrazione mammolese ad acquisire direttamente il patrimonio della Fondazione, per trasformarla nel solito ente “mangiasoldi” del contribuente, e che tutte quelle azioni sono state dirette da una regia occulta che le lega indissolubilmente quali momenti della perpetrazione di un identico fine. Nelle numerose azioni giudiziarie contro Spatari/Maas, due costanti incuriosiscono: dietro tutto il processo ci sono uomini potenti della Locride legati all’Amministrazione di Mammola; la denunzia per danneggiamenti finisce allo stesso p.m., perché interessato”. Nik e Hiske vengono denunciati dal pm Gratteri per calunnia. Nel 2000 il Tribunale di Messina assolve gli imputati perché il fatto non costituisce reato.
Inaugurazione del “Sogno di Giacobbe”. Nel 1995 viene inaugurata l’opera monumentale “Sogno di Giacobbe” dal Vescovo, Mons. Giancarlo Maria Brigantini. L’opera è conosciuta come “la Cappella Sistina della Calabria!
Quattro incendi dolosi in una settimana distruggono gran parte del parco della Fondazione, danneggiano le opere d’arte e devastano le piante ornamentali.
Il Parco Museo sorge in zona agricola! Nel 1996 il Tribunale di Reggio Calabria dispone il dissequestro dei beni Spatari-Maas e della Fondazione e ordina la restituzione dei beni oggetto di sequestro. Beni mai restituiti! Inoltre, con l’arrivo del nuovo tecnico comunale di Mammola, miracolosamente, il territorio del Parco Museo non ricade più in zona archeologica, come sostenuto dagli anni ‘70 (condizione che ha portato il comune a emettere ordinanze, sequestri e denunce), ma in zona agricola. Nessuno ha, però, mai dubitato dell’integrità di un Ente comunale.
Possibilità di realizzare la Foresteria con i fondi strutturali 2000-2006. Nel 2000 si ottiene la concessione edilizia per la realizzazione della Foresteria, un’opera artistico-architettonica progettata e realizzata da Nik Spatari, con caratteristiche ricettive (22 posti letto) funzionali alle varie attività museali. L’allora sindaco di Mammola chiede alla Regione l’inclusione della Fondazione, quale soggetto territoriale di primaria importanza turistica, culturale e formativa, nei fondi strutturali 2000-2006. Ma i lavori della Foresteria non vengono avviati a causa di un disatteso impegno da parte del Comune, nonostante gli innumerevoli incontri e solleciti formulati dopo la sottoscrizione del protocollo d’intesa. L’amministrazione comunale, trinceratasi dapprima in un completo immobilismo, produce infine una delibera consiliare manifestando un assoluto disinteresse per gli impegni assunti e un dietrofront rispetto alle intenzioni espresse sia nel protocollo che in precedenti e recenti delibere.
Assolti! Nel 2004, in un pomeriggio piovoso d’autunno, Nik e Hiske ricevono una telefonata: assolti. Assolti dal reato di falso, tentata truffa, scavi archeologici illeciti e corruzione. Reati che li avevano crocifissi per tredici anni.
Oltre 400 mila euro dalla Regione. Per il biennio 2005-2007 viene erogato dalla Regione Calabria un contributo pari a €420.488,35 (50% delle spese deve sostenere la fondazione) per lavori di conservazione e restauro innovativo dell’ex complesso monastico Santa Barbara. Alla fine ne mancheranno all’appello 100.000,00 nonostante i lavori siano stati consegnati nei tempi stabiliti.
Nik realizza “L’ombra della Sera”. Nel 2006 Nik realizza, nel chiostro della Foresteria, una scultura in ferro alta 15 metri: una gigantesca figura di uomo allampanato che svetta verso il cielo tra gli spazi siderali, soprannominato “L’ombra della Sera”. L’opera si ispira a un famoso bronzetto etrusco del 200 a.C., che ritrae un africano e da cui anche l’artista Giacometti ha attinto tutta la sua personale attività scultorea. Con quest’opera Spatari vuole onorare il ricordo della civiltà etrusca in Calabria.
La “Rosa dei Venti”. Tra il 2008 e il 2010 Nik e Hiske realizzano la “Rosa dei Venti” nuova costruzione artistico architettonica per spazi espositivi a fianco del museo. Lo fanno con propri fondi. “Di questi burocrati non mi fido più - dichiara Hiske. - Non permetterò che mettano più la zampa sul MUSABA. Fanno man bassa e sparisce tutto. E non curano niente”.
L’appello di Viscomi. E proprio quando Nik e Hiske sembrano aver perso ogni speranza nelle istituzioni arriva potente l’appello di Antonio Viscomi, Vicepresidente della giunta regionale, che nei giorni scorsi ha partecipato alla presentazione del progetto di valorizzazione del Musaba, organizzata presso la facoltà di Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.”Non possiamo permetterci di perdere ulteriore tempo per mettere in sicurezza e valorizzare un immenso patrimonio artistico a rischio come il Musaba. La volontà della Fondazione Musaba di aprire un grande museo di opere di artisti di fama mondiale in suo possesso deve essere urgentemente sostenuta dalla Regione Calabria e dalle altre istituzioni che ne hanno la capacità, come il Parco dell’Aspromonte o il Ministero dei Beni Culturali. Sono convinto - ha proseguito il Vicepresidente - che le ingenti risorse comunitarie e nazionali che questa giunta regionale è riuscita a reperire, a cominciare dal Patto per la Calabria, potranno presto offrire una soluzione adeguata alla valorizzazione di uno scrigno di arte e cultura come il Musab. Nik Spatari è un autentico visionario. Il suo sogno può diventare il segno di una Calabria che va avanti con fiducia verso il futuro, memore della forza del suo passato. La nostra regione ha bisogno di promuovere il suo messaggio artistico ed esistenziale. E lo deve fare adesso che Nik è ancora con noi. Un’occasione imperdibile a cui lavorare con passione e determinazione: ogni ulteriore ritardo sarebbe imperdonabile”.
Nik e Hiske possono fidarsi o il Musaba si ritroverà a incassare l’ennesimo dietrofront?
Saluto Nik e Hiske mentre mi assale una precoce nostalgia. Sono stata bene nel mondo a colori di Nik. Davvero bene. Sono certa che tra un anno, tra dieci e molti altri ancora, conserverò il più nitido e particolareggiato ricordo di questo straordinario olimpo sbucato fuori dalle mani di Nik. E il tempo non sarà capace di alterare neanche un po’ la produzione di adrenalina e il sudore ai palmi delle mani ogni volta che penserò a questa meravigliosa coppia di sognatori.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro

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