Camillo Costanzo: il missionario di Bovalino ricordato in Giappone

Dom, 21/06/2020 - 19:30

A Bovalino Superiore c’è una piccola casa da pochi anni ristrutturata che si erge, silenziosa, lungo la stretta via che attraversa il centro storico. In quella casa è nato il Beato Camilo Costanzo. Verosimilmente era il novembre del 1571. L’anno della “Battaglia di Lepanto”, combattuta nel nome della difesa della Cristianità anche da numerosi fedeli della Locride, alcuni condotti dal Conte di Condojanni.
La storia a volte si intreccia in maniera incredibile. Nell’anno in cui si fermano “gli infedeli”, nel Mediterraneo nasce a Bovalino un martire che andrà a predicare il Vangelo in Giappone, esattamente a Tabira, dove ha subito il martirio. Muore sul rogo il 15 settembre 1622 e, pur avvolto dalle fiamme e dal fumo, il Beato Camillo Costanzo continuò a predicare: «Uditemi tutti, voi pagani. Non esiste altra via che conduce alla salvezza al di fuori della fede e della santa legge di Gesù Cristo». E prosegue con questo canto: «Laudate Dominum omnes gentes… Popoli tutti, lodate il Signore, esaltatelo, o genti, perché forte è il suo amore per noi, la sua fedeltà rimane per sempre».
La vita del Beato Camillo Costanzo, del quale Bovalino ha dedicato la principale Piazza cittadina, suona come un monito per tutti. Ieri come oggi. Appena ventenne il Beato ha lasciato la sua terra d’origine per recarsi a Napoli a studiare “Lettere e Diritto”. Lì incontra la “Fede” ed entra nella Compagnia di Gesù. Nel 1062 parte alla volta della Cina insieme ad altri 32 confratelli Gesuiti, dove arriva due anni dopo ma i portoghesi sbarrano la strada ai missionari a Macao. Il Beato prosegue verso il Giappone dove giunge nel 1605 presso Nagasaki.
La sua opera di evangelizzazione viene riconosciuta anche grazie al costante relazione epistolare intrattenuta tra i missionari Gesuiti che si trovano in Estremo Oriente e la sede in Italia.
Grazie al compianto padre Stefano De Fiores abbiamo la possibilità di leggere 20 lettere autografe del Beato Camillo Costanzo, 17 integrali le altre 3 in frammenti.
Le missive sono state rinvenute, accuratamente conservate, presso l’Archivio romano della Compagnia di Gesù. Sono scritte in lingua italiana o portoghese del Seicento. Appartengono alla storia di una Congregazione che ha attraversato gli Oceani a portare la “Parola di Gesù”. Appartengono anche alla storia di Bovalino e della Locride, che annoverano un sacerdote e martire che la Chiesa ha innalzato a Beato con papa Pio IX il 7 luglio 1867.
Il 25 marzo 1990, nella città giapponese di Hirado, è stato inaugurato il monumento al Beato Camillo Costanzo, che viene considerato un luogo di pellegrinaggio.
La casa del Beato Camillo è stata ristrutturata da alcuni anni grazie all'Arciconfraternita "Maria SS. Immacolata" di Bovalino Superiore, utilizzando tra l'altro i proventi della vendita del libro di Antonio Ardore “Bovalino, un borgo da salvare".
Dalla ricerca effettuata dal padre Stefano De Fiores emerge forte la figura di un beato che condusse una vita “in pienezza. Non risparmiò le sue forze, ma le dedicò tutte alla sua missione evangelizzatrice. Il suo tempo era equamente diviso tra la preghiera, l’esercizio del culto e l’amministrazione dei sacramenti, il lavoro apostolico”.
Nell’Inno al Beato si legge: “O Costanzo, o apostolo invitto, deh! C’ispiri l’amor delle genti, che nell’ombra di morte giacenti voglion luce e l’amor di Gesù”.
“Da questo esempio – si legge nella prefazione di Padre Giancarlo Bregantini, all’epoca Vescovo di Locri-Gerace – ricaviamo uno stile di fare apostolato, anche nelle nostre contrade. Passare cioè da una pastorale di conservazione a una “pastorale missionaria”, certi che solo una forte coscienza missionaria può piegare certe resistenze dentro e fuori la Chiesa e aprire la vela al soffio dello Spirito”.
E di apostolato ne avremmo molto bisogno ancora oggi in questo tempo di paura e di speranza.

Autore: 
Romus
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