Camminare a piedi per conoscere e amministrare

Gio, 07/04/2016 - 19:43

Che la Locride fosse una terra bellissima e diversa da come viene tristemente descritta ne ero fermamente convinto ma oggi ne ho la certezza. Domenica scorsa, infatti, su invito dei miei amici Leonardo Longo e Carmine Verduci  ho conosciuto un'altra realtà grazie alla quale per un giorno ho vissuto la mia terra dimenticandomi dei problemi che l’affliggono e spingendomi quasi a pensare che non mi trovassi a 40 km da casa mia, bensì in un'altra parte del mondo. Leonardo e Carmine sono due ragazzi che hanno una passione comune per le lunghe camminate alla scoperta dei nostri paesaggi e che quotidianamente sono impegnati nel mondo associativo, per promuovere le bellezze della nostra terra. Così, incuriosito dall’entusiasmo con il quale parlavano delle giornate trascorse immersi tra i colori della natura, mi faccio coinvolgere in una delle loro escursioni. La meta scelta per questa avventura è Trepizzi, nel comune di Ciminà. Ciminà era a me noto semplicemente per la cruenta faida di 'ndrangheta che lo colpì duramente negli anni settanta e che mai mi sarebbe passato dalla mente di visitare senza un motivo ben preciso. Giunto sul luogo del raduno, iniziano le presentazioni di rito con gli altri membri del gruppo, rimango sempre più stupito della partecipazione di uomini, donne e bambini provenienti da ogni parte della Calabria. Arrivati a Ciminà, ad attenderci c’è il signor Antonio Monteleone, memoria storica  del luogo che pazientemente ci ha guidati per tutto il percorso. Non avevo mai partecipato a queste tipo di iniziative e non nascondo un velo di scetticismo iniziale: alzarsi presto di domenica mattina, camminare per ore nel cuore dell’Aspromonte, per cosa poi? Ed ecco che giunti sulla cima di Trepizzi arrivano le prime risposte a tutte le mie domande. Il panorama è mozzafiato, sembrava di stare su un monte del Trentino Alto Adige, ma a fugare ogni dubbio ci ha pensato la vista del mare. Sembrava fossi lontanissimo dalle azzurre acque dello Jonio, invece, era proprio lì, si toccava quasi con mano. Nel frattempo, giunge l’ora del pranzo, si fa una breve pausa, durante la quale il signor Antonio ci recita una bellissima poesia da lui scritta per narrare la storia della sua Ciminà. In quella poesia c’era da una parte la nostalgia dell’infanzia di un uomo che si è cresciuto nella semplicità di una famiglia numerosa e dall’altra trapelava la rabbia per le vittime di una guerra di mafia  che negli anni settanta ha sterminato un’ intera generazione. Si riparte, e si scende a valle. Pensavo di aver gia visto tutto di quella bellissima giornata invece, mancava ancora un'altra tappa. La visita a un'azienda agricola, produttrice di formaggi e del rinomato caciocavallo di Ciminà. L’accoglienza è quella tipica della gente del posto: ci ricevono come se fossimo parenti o amici di lunga data, con una tavolata ricca di prodotti sani e genuini lavorati secondo l’antica tradizione. Qualcuno del gruppo del catanzarese rimane sbigottito per il calore dell’accoglienza al punto da rilevare che tra le tante zone della Calabria visitate mai avesse visto nulla del genere. A questo punto, inizio a rendermi conto sempre di più delle potenzialità che offre la mia terra, la Locride, vissuta per la prima volta nella sua pienezza, e senza i pregiudizi che la avvolgono. La giornata è giunta al termine, ci salutiamo con i compagni di viaggio e si rientra. Durante il tragitto in macchina  inizio a riflettere e ricomincio a pormi delle domande: perché ho aspettato così tanto per conoscere una località così bella e affascinante a due passi da casa mia? Non so darvi una risposta ma posso dirvi che non perderò altro tempo per scoprire le tante altre bellezze della mia terra, che solo chi cammina a piedi può ammirare. Lo farò con la convinzione che un giovane come me, che prova a impegnarsi in politica per passione, non può non conoscere gli angoli più nascosti e più suggestivi della sua terra. E chissà, forse proprio questa conoscenza è quella che è mancata e che ancora manca a tanti amministratori  che considerano rovine ciò che altrove chiamano ricchezza.
Giuseppe Jirilli

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