Campanili e campanacci: che futuro attende la Locride?

Dom, 14/06/2020 - 09:30

In questi giorni è apparsa sugli organi di stampa la notizia che sembra vedere Gioia Tauro antagonista di Rosarno. La prima sta cercando di fare pressioni per ottenere la fermata del Freccia Rossa nella sua stazione ferroviaria, definita all’avanguardia (che è pure vero), cercando, di conseguenza, di fare “dirottare” nel suo scalo i treni a discapito, almeno ci sembra di aver capito, della stazione di Rosarno.
Da quello che si apprende Rosarno non sta a guardare, e si stanno valutando nuovi investimenti per rendere la Stazione ancora più moderna, oltre che immaginare un opportuno collegamento con l’area portuale dedicato alle merci e al trasporto su rotaia dei container.
Forse abbiamo compreso male e Gioia Tauro vorrebbe essere scalo dei treni ad alta velocità insieme alla fermata di Rosarno. Se così fosse allora ci ne scusiamo e ci “fermiamo qui”. Del resto gli altri treni a lunga percorrenza si fermano sia a Gioia Tauro sia a Rosarno, coprendo la distanza in circa 10 minuti.
Ma se così non fosse, con uno scalo unico a Gioia Tauro, ecco che riteniamo di dover invitare i Sindaci della Locride, i suoi rappresentanti politici nella Regione Calabria, i consiglieri regionali che pure hanno attenuto un risultato in termini di voti nel nostro comprensorio, a intervenire per chiedere che la Stazione Ferroviaria di Rosarno rimanga scalo del Freccia Rossa e degli altri treni ad alta velocità. Non si depotenzi Rosarno. Non si allunghino i tempi ai cittadini del nostro territorio per raggiungere lo scalo.
Perché dopo anni di travaglio, di progetti iniziati da una parte e conclusi altrove, si è giunti ad avere la Strada di Grande Comunicazione Jonio-Tirreno, che collega la Locride alla Piana e consente di raggiungere rapidamente la Stazione di Rosarno. Inoltre c’è anche un perfetto collegamento con navette che coprono il tragitto dai principali comuni locridei a Rosarno, con un costo del biglietto facilmente abbordabile, che consente di partire dalla Locride lasciando la propria autovettura nel garage di casa.
Ci sono campanili e campanacci che risuonano troppo spesso nell’agone politico. C’è chi ne fa una questione di sviluppo di un territorio per non far comprendere, invece, che si tratta di campanilismo. C’è chi si pensa di poter scuotere il campanaccio inteso quale strumento musicale a percussione di tipo “idiofono” a suono indeterminato, adatto a non far comprendere che, in sottofondo, c’è una manovra per ottenere benefici a discapito di altri.
Si tratta di suoni che male si conciliano con un progetto di sviluppo globale di un territorio, che pur si pregia di rientrare in un contesto di Città Metropolitana, ma che rischia di far crescere l’isolamento interno, e così facendo, rende ancora più periferica la periferia.
È necessario, allora, superare un certo tipo di campanilismo e quel suono indeterminato, “idiofono”, che potrebbe rendere marginale un territorio, la “Riviera dei Gelsomini”, e creare un ennesimo scippo in termini di servizi e di opportunità di collegamenti veloci con il resto del mondo ai suoi residenti.
Le battaglie vanno affrontate quando i problemi appaiono all’orizzonte. Non è il caso di attendere l’assedio e poi sprofondare sotto le bugie dell’Ulisse di turno.
Quando il dado è tratto, tanto per rimanere nel campo della storiografia del passato, occorre prendere una posizione netta e forte. Non facciamo decidere altri senza aver dato voce al nostro territorio.

Autore: 
Rocco Muscari
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