Carciofino selvatico senza spine

Lun, 02/12/2019 - 18:20
I frutti dimenticati

Una quarantina di anni addietro un gruppo di operai del Consorzio di bonifica lavorava alla manutenzione di una mulattiera ora completamente dissestata  nel comune di Ferruzzano, e fra questi c’era il defunto Antonio Panetta, rappresentante di una famiglia che da centinaia di anni si occupava di allevare api, quindi esperto apicultore, innestatore perfetto, agricoltore diligente.
Era il tempo dei carciofini selvatici, quindi in aprile e qualche operaio si distraeva dal lavoro a cui era addetto e si dedicava a raccoglierne, utilizzando delle forbici da potatura e un secchio da muratore.
Ad un certo punto Antonio si accorse che una pianta  composta di vari getti di cardi selvatici, riparata alla vista, accanto ad un arbusto di lentisco, non aveva spine e restò meravigliato e per prima cosa, senza dare nell’occhio ai compagni di lavoro, coprì con rami la pianta stessa senza staccare neppure un carciofino, meditando di ritornare a staccare le infiorescenze quando sarebbero secche per poterne estrarre i semi.
Alla fine di giugno ritornò e cominciò a screpolare le infiorescenze ormai secche e con sorpresa si accorse che di una cinquantina di  capolini delle infiorescenze, solo cinque avevano semi e corrispondevano a quelli che erano più in alto per ogni pianta che si era propagata dalla pianta principale.
Capì a questo punto che solo il primo frutto di ogni pianta, quello che stava più in alto era fornito di semi ed allora cominciò a recuperarli e alla fine ebbe una cinquantina, che immediatamente mise a dimora in un grande contenitore di terra sciolta ingrassata con letame maturo di mucca.
Pensava che entro due tre anni avrebbe avuto tante piantine da cui senza problemi di spine avrebbe raccolto i carciofini e con facilità li avrebbe sbucciati.
Infatti il problema che scoraggia le donne che cercano di preparare i carciofini per i propri familiari e per gli amici, sta non tanto nella raccolta quanto invece nella sbucciatura dei carciofini, dotati di numerose spine fastidiosissime che le tormentano.
Alcuni avevano pensato di accatastare i carciofini per terra e poi passarli con un bruciatore a gas, quello usato dai muratori per le guaine, per potere eliminare le spine, ma con tale procedura il prodotto risultava rovinato.
Di recente il signor Brizzi, originario di Ardore, ma residente a Benestare dove ha creato un’azienda di diversi ettari di carciofini selvatici, ha commissionato un particolare macchinario, molto costoso ad una ditta probabilmente dell’Italia del Nord, che sbuccerà i carciofini della sua produzione.
Invece Antonio Panetta aveva curato con estremo amore ed attenzione il suo piccolo vivaio di carciofini selvatici senza spine e già ad ottobre, dopo le prime piogge autunnali, mise a dimora tutte le piantine in una parte del suo campo in contrada Carruso di Ferruzzano, particolarmente curato e già al terzo anno ebbe la prima raccolta di prodotto che sua moglie non ebbe difficoltà a sbucciare.
Antonio continuò a preparare qualche piantina che regalò a qualche parente degno della sua stima e fra questi fu gratificato del dono, Filippo Ambrosini di Ferruzzano che mise a dimora le piantine nel suo grande orto di Ferruzzano Marina.
Il campo do Antonio dopo la sua morte fu devastato da capre pascolanti liberamente per cui le piante dei carciofini senza spine morirono, mentre furono diffuse quelle di Filippo che senza problemi ogni anno prepara i suoi carciofini.
Naturalmente Filippo e suo fratello Antonio regalano a qualche loro amico che ne fa richiesta qualche pianta di carciofini senza spine ed anni addietro mi fecero dono di alcune che piantai accanto alla vigna.
Di esse solo una mi attecchì che ormai è grande e si è arricchita di diversi polloni, mentre a Monasterace, qualche anno addietro, visitando in contrada Melia , il campo curato con amore e la vigna della signora Lalla   Diano, moglie del defunto giudice Rocco Lombardo, notai una pianta di carciofini senza spine che gli fu regalata da un signore del circondario che a sua volta l’aveva trovata in campagna.
Tale varietà di pianta rappresenta forse una mutazione genetica di quelle fornite di spine fastidiosissime e sarebbe necessario diffonderla.

Autore: 
Orlando Sculli
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