Caro Sculli sei un grande uomo, ma non per il "Corriere della Sera"

Ven, 27/04/2012 - 17:24
Caro Sculli sei un grande uomo, ma non per il "Corriere della Sera"

Si disputa sul campo del Marassi la  partita Genoa- Siena.  È questione di vita o di morte per il Genoa, che al nono minuto del secondo tempo  insacca dal Siena quattro reti. A questo punto gli ultrà genoani non reggono più. Vanno all'assalto. Si avvicinano, ai bordi del  terreno di gioco, minacciano l'invasione di campo, impongono ai calciatori di togliersi la maglia genoana della quale non sarebbero più degni. Due soli calciatori non si piegano: Frey e il calabrese Sculli. Il quale opera il prodigio. Per nulla intimidito, va verso gli ultrà con la testa alta, come criniera di leone, che non conosce domatore. Apre il dialogo, non contratta, placa gli ultrà e la partita può riprendere e avere la sua pacifica conclusione. Non ci sarebbe da applaudire e portare agli onori del merito sportivo il giovane Sculli? A noi così sembra, ma così non sembra all'inviata speciale del “Corriere della Sera”, Gaia Piccardi. La quale, pur essendo Sculli molto conosciuto dalle Alpi a Capo Passero, pur non avendo, quindi, per la sua identificabilità, bisogno di patronimici, sente la necessità di sottolineare che il bomber del Genoa è “il nipote del boss di Africo Giuseppe Morabito detto u tiradrittu”. Il che è un codardo espediente per gettare fango sull'immacolata maglia di Sculli e sulla sua vita specchiata della quale non ha nulla da rimproverarsi: né il luogo di nascita, né il padre né la madre né il nonno. In carcere, e che va lasciato in pace.

Rubrica: