Case chiuse: le opinioni dei sindaci della Locride

Ven, 30/08/2013 - 17:29
Abbiamo chiesto ai sindaci della Locride se sarebbero favorevoli o contrari alla riapertura delle case chiuse e ad una regolamentazionedella prostituzione. Ecco le loro opinioni

In seguito alla proposta di raccolta firme promossa dal Veneto all’Abruzzo abbiamo intervistato i sindaci della Locride per capire se fossero favorevoli o contrari e se avessero intenzione di aderire all’iniziativa per chiedere l’abrogazione delle Legge Merlin.
Rocco Luglio, sindaco di Portigliola, è favorevole alla raccolta firme per chiedere l'abrogazione della legge Merlin: «Innanzitutto in questo modo ci sarebbe un maggiore controllo, le ragazze che praticano la professione sarebbero più protette e non starebbero per strada. E poi è inutile essere ipocriti, quello della prostituta è il lavoro più vecchio del mondo, tutti sappiamo che viene praticato. Perché non legalizzarlo?».
Molto meno sicuro della bontà di questa proposta invece il sindaco di Bianco, Antonio Scordino: «Non ho le idee molto chiare, ma credo che lo Stato non possa essere il legislatore di una situazione di questo genere. O meglio, mi chiedo se nel 2013 uno Stato possa farsi promotore di una legge che disciplini la vendita del corpo. Di fatto pur non essendo legalizzata questa professione esiste ed è praticata, forse sarebbe quindi il caso di regolamentarla. Ma più che alla riapertura della case chiuse credo sarebbe il caso di pensare a soluzioni alternative, com'è avvenuto in Olanda per esempio con la delimitazione della zona in cui si può praticare legalmente la professione. Il vero problema da considerare è l'influenza che i comportamenti delle prostitute e dei loro clienti possono avere sui minori, ancora privi della giusta capacità critica».
Il sindaco di Martone, nonché presidente dell'Assemblea dei sindaci, Girgio Imperitura ha invece le idee chiare: «In linea generale sono d'accordo con la proposta di abrogazione. Ci sarebbe più controllo igienico-sanitario e una maggiore salvaguardia delle persone che vanno con le prostitute». Ma alla domanda se avesse promosso anche nel suo comune la raccolta firme per l'abrogazione Imperitura è stato fermo sul no e ha aggiunto: «Moralmente la professione non dovrebbe esistere».
L'unico che non ha esitato neanche un minuto e che si è indignato fermamente per quest'iniziativa è stato Mimmo Lucano, sindaco di Riace: «Questa proposta parte da una visione perbenista e ipocrita. La prostituzione, la mercificazione del corpo non dovrebbe avvenire né in strada né in nessun altro luogo. Non si può fare di un corpo una merce venduta a quattro soldi per soddisfare i bassi istinti di qualcuno».
Per il sindaco di Locri invece «Nel caso in cui si dovesse presentare una proposta di legge in questo senso potrei non essere contrario. Sinceramente non penso però sia una problematica così  urgente come per alcuni comuni del Nord e non credo, da sindaco, che sia una priorità nella Locride. Anche se anche qui da noi c'è stato un timido segnale. In linea di principio non sono contrario. Non mi sconvolgerebbe se fossero riaperte, se la professione fosse tassata e sarebbe anche una garanzia di rispetto dei requisiti sanitari».
«Questo è il mestiere più antico del mondo. Andrebbe sicuramente sottratto al controllo della criminalità organizzata, che in questo momento nel settore la fa da padrona. Ragionandoci su si potrebbe essere d'accordo. Riaprire le case chiuse garantirebbe un maggiore controllo di questo fenomeno che si è acutizzato sia con l'immigrazione sia con la crisi. Quello di cui parliamo è un problema sociale che andrebbe analizzato e messo sotto la lente d'ingrandimento. Il mondo politico e la società dovrebbero prendersi le proprie responsabilità e farsi carico di questa problematica cercando di studiare una formula, una soluzione che dia maggiori garanzie e più dignità a chi sceglie di fare questo mestiere. E sottolineo che mi riferisco a chi lo fa spontaneamente e non a chi è costretto» questa l'opinione in merito alla proposta leghista del sindaco di Mammola, Antonio Longo.
Proprio da questo punto parte il sindaco di Gioiosa Jonica, Salvatore Fuda: «Così su due piedi non ho una posizione precisa. Sono fermamente contrario allo sfruttamento della prostituzione e alla mercificazione del corpo. Detto questo credo si debba anche distinguere tra chi viene sfruttato, ingannato e costretto a prostituirsi e chi invece dovesse farlo per propria scelta personale. Nel caso una persona scelga di vendere il proprio corpo allora è giusto che ci siano dei controlli. Ma soprattutto penso sia necessaria una forte regolamentazione e un importante impegno politico per osteggiare questo fenomeno. Finora infatti non mi sembra siano stati presi dei seri provvedimenti contro lo sfruttamento della prostituzione».
Anche il sindaco di Sant'Agata del Bianco, presidente del Comitato dei sindaci, si proclama fortemente contrario a qualsiasi forma di sfruttamento della donna e del suo corpo. «Ma alcune delle motivazioni proposte dai sindaci leghisti sono interessanti e positive. Credo però che prima di tutto sarebbe il caso di intavolare e promuovere un dibattito sui pro e i contro di una riapertura delle case chiuse e una regolamentazione del mestiere».
Ed infine il sindaco di Stilo ritiene che il discorso interessi poco i piccoli centri come il suo. Ma in via ipotetica «Andrebbe bene perché si toglierebbero le prostitute dalla strada e pagherebbero le tasse. Mi riferisco a chi sceglie questo come lavoro, per così dire. Effettivamente vedere queste ragazze per strada e far assistere a questo scempio anche i ragazzini non è la soluzione migliore».
 

 

 

Autore: 
eleonora aragona
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