Caso Armando Veneto: cosa sta succedendo nei Palazzi Romani?

Dom, 07/06/2020 - 12:30

«Di questa storia non so assolutamente nulla. Ho soltanto difeso davanti al Tribunale del riesame di Reggio Calabria un cliente che mi aveva nominato nell'agosto del 2009 revocando un altro legale». Lo ha detto all'ANSA l'avvocato Armando Veneto in relazione all'inchiesta della Dda di Catanzaro che lo vede indagato per corruzione in atti giudiziari aggravata del metodo mafioso e concorso esterno in associazione mafiosa. «Questa vicenda - ha aggiunto Veneto - era già stata definita con l'accertamento da parte del Tribunale di Catanzaro della mia totale estraneità a qualsiasi ipotesi di corruzione. Solo ora capisco compiutamente cosa significhi trovarsi da innocente in un processo penale in Italia».
È in queste poche ma significative righe che si può racchiudere la vicenda giudiziaria, professionale e umana che in questa ultima settimana ha visto coinvolto l’avvocato Armando Veneto, penalista, uomo politico, persona di alta cultura. La magistratura ha chiuso le indagini relative a una storiaccia di corruzione in atti giudiziari risalente al 2009, per la quale in passato c’è stato già un processo.
Non sappiamo su cosa è fondato questo avviso di chiusura indagini. Forse lo si verrà a sapere nelle prossime settimane. sarà interessante comprendere il motivo e cosa sia intervenuto per far si che i pubblici ministeri abbiano scritto: “Considerata ultimata la fase delle indagini preliminari; ritenuto di non dover formulare richiesta di archiviazione”, richiamando a una proroga di indagini e di relative intercettazioni.
Un procedimento penale, quindi, che non si è concluso allora, come lo stesso avvocato Veneto ha creduto, ma è proseguito. Bisogna capire il perché e cosa si celi dietro a questa novità. Quali sono i nuovi elementi che hanno portato la magistratura a una scelta di procedere senza archiviare.
In questi stessi giorni un giudice di Catanzaro è stato mandato in un convento dai colleghi di Salerno. C’è un’indagine che rischia di mettere a soqquadro il settore giustizia in tutta la Calabria. Sono due vicende lontane ma che servono, forse, a meglio comprendere quello che sta avvenendo nella giustizia regionale, che è un riflesso delle vicende nazionali che hanno toccato il Consiglio Superiore della Magistratura.
C’è un movimento di opinione che sta sfruttando e spesso interpretando intercettazioni captate a un componente del CSM per portare avanti richieste di cambiamento. Una rivoluzione “gentile” che sembra mettere all’angolo il potere giudiziario, che negli anni si è trovato, suo malgrado, a gestire momenti essenziali del Paese.
In questi momenti un’interpretazione, un delatore di comodo, un momento di giustizialismo populista, potrebbe portare a sconvolgere gli equilibri nazionali. A chi giova tutto questo? Cosa sta succedendo nei Palazzi Romani?
Sembra stiamo divagando, ma forse ci sono casi in cui i legami tra la periferia e il centro sono sì sottili, ma importanti. Ci sono strategie di politica giudiziaria che esulano, spesso e volentieri, dalla singola indagine per avere delle ricadute altrove. Sono ipotesi frutto di un momento di crisi del sistema giustizia italiano, dove può scattare la ghigliottina del “populista redentore”, mano di una mente sopraffina.
In attesa di comprendere quanto meno quali siano le nuove prove che hanno portato la Procura catanzarese a emettere l’avviso a carico dell’avvocato Veneto, insieme ad altre persone, riportiamo alcuni degli attestati di solidarietà espressi nei suoi confronti.
“L’Osservatorio Doppio Binario e Giusto Processo manifesta i sentimenti di profonda vicinanza e solidarietà all’amato Maestro Armando Veneto, per la vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto.
Lui, che è il fondatore di questo Osservatorio, fortemente voluto ed egregiamente presieduto per anni, per denunciare le storture dei processi di criminalità organizzata rispetto al giusto processo, tra le quali la dilatazione delle indagini che spesso diventano permanenti ed infinite, con la sottrazione delle regole al controllo dei tempi; prassi distorta di cui proprio lui è rimasto vittima.
Armando Veneto ha rappresentato, e rappresenta, per tutti i colleghi di intere generazioni del Paese un punto di riferimento e un modello di Avvocato e di Uomo da imitare. Inestinguibile fonte di cultura, non solo giuridica, equilibrio, impareggiabili capacità oratorie e straordinario intuito nello studio dei fascicoli lo hanno reso protagonista vincente di innumerevoli battaglie di giustizia.
La sua storia personale e professionale, la sua specchiata condotta e dirittura morale sono talmente solide da non poter essere scalfite e messe in discussione, agli occhi di tutti i giuristi (Accademia e Magistratura compresa) e cittadini che lo hanno conosciuto.
Nel rispetto delle Istituzioni e della Giurisdizione, proprio come Armando Veneto ci ha insegnato, gli auguriamo tutto il coraggio e la fermezza per ristabilire la verità e la giustizia, ma soprattutto il tempo per poter, a 85 anni di età, dopo una splendida, inimitabile ed immacolata carriera, dimenticare questa triste pagina. I Responsabili Avv. Eugenio Minniti - Avv. Maria Teresa Zampogna. Il Delegato di Giunta Avv. Carmelo Occhiuto”.
E ancora, di seguito, il documento congiunto inviato dalle Camere Penali calabresi (Castrovillari, Catanzaro, Cosenza, Crotone, Lamezia Terme, Locri, Palmi, Paola, Reggio Calabria, Rossano, Vibo Valentia) che: “esprimono la propria piena ed assoluta adesione alle attestazioni di solidarietà espresse dalla Giunta della Unione delle Camere Penali Italiane ed esplicitano piena vicinanza, solidarietà ed affetto all’Avv. Armando Veneto per la vicenda che lo ha visto destinatario di un avviso di conclusione delle indagini preliminari per una vicenda del 2009. L’Avv. Veneto ha rappresentato, e rappresenta ancor più adesso, un assoluto punto di riferimento per tutti gli Avvocati penalisti italiani. Esempio di lotta per la affermazione dei principi del giusto processo e del diritto di difesa, dentro e fuori dai processi. Maestro di diritto per molti; certamente esempio di correttezza e rispetto dei principi per tutti. Pur nel rispetto della attività investigativa e nella attesa di conoscere gli atti del fascicolo processuale, non possono tuttavia non manifestare le proprie perplessità per l’avvio di un procedimento penale ben undici anni dopo rispetto al momento della verificazione dei fatti. Nella certezza che l’Avv. Veneto riuscirà a chiarire la propria posizione (per come sembra avesse fatto, alla luce dei comunicati pubblici del P.M. procedente), si augurano che la vicenda possa concludersi prontamente restituendo la propria serenità ad un monumento della Avvocatura penalista italiana”.

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lr
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