A Caulonia mostra d’arte figurativa sul Mare, via di fuga verso l’Oltre

Dom, 27/08/2017 - 16:40

Il Comitato "Pro-Kaulon" ha fortemente voluto che due artisti del nostro territorio Mimmo Carteri e Giuliano Zucco, tenessero una mostra d'arte figurativa, presso la sede ubicata in Piazza Mese, dal 20 al 30 agosto 2017. "Thalassa" il titolo della mostra, ossia "Mare", tradotto dalla lingua greca, fascinoso e bello in tutte le sue accezioni. Sulle onde del mare si sono verificati fatti che appartengono al nostro nobile passato Magno-Greco, "tracce" di una grande Civiltà su cui noi tutti dovremmo continuare a camminare guardando verso orizzonti più "luminosi" per venir fuori dalla "penombra" in cui oggi purtroppo l'umanità o buona parte di essa, vive. La Mostra d'Arte convive per qualche giorno con la "Kaulonia Tarentella Festival", altro evento importante proprio perché riesce a tirare fuori la mente e l'anima che attraverso il ritmo e la gestualità del nostro meraviglioso corpo, danzano insieme sulle onde del "suono", stimolanti quanto quelle del "Mare".
Ho preso a prestito da "Kazimiera Alberti" un suo pensiero su questo nostro lembo di terra chiamata Calabria, dice: «Nessuno ha voluto o potuto scorgere l’individuale bellezza di questa terra, non simile ad alcun'altra. Una bellezza che non imita, non ripete, non sceneggia secondo la moda già sfruttata altrove, ma ha sempre un suo carattere spontaneo, generato dal suo intimo, profondamente originale. Quando tu vi transiterai, le onde dei suoi due mari, i più seducenti del Mediterraneo, spruzzando le ruote del tuo treno, ti ripeteranno amichevoli, "conosci la Calabria"! E se una notte nel tuo rapido passare, comprenderai questo appello, non esitare. Butta la valigia alla prima stazione, e abbandonati tra le braccia di questa vecchia terra, che già liberò Oreste dalle Erinni. Forse anche tu, inseguito come ciascuno di noi da qualche tua propria Erinne, potrai qui trovare un sito di oblio e di rigenerazione».
Il mare, il mare di Calabria: perché il mare?
Il mare possiede un fascino irresistibile, che stimolò in tutti i tempi nell'uomo, quell'istinto irrequieto, che lo spinse a lasciare tutto, casa, famiglia e affetti, per imbarcarsi verso orizzonti nuovi, sempre più fascinosi e belli.
«La vastità degli oceani e l'immensità del creato - dice il grande Burke - ci porta a dedurre e comprendere, quanto la grandezza di dimensione, è una forte causa del sublime». La nostra "mente" quindi nella vastità dell'oceano e l' "anima" nell'immensità del Creato. Con questi presupposti l'uomo, questo Homo Sapiens Sapiens, spinto più dalla curiosità che da quel darwiniano istinto di sopravvivenza, si è fatto travolgere dall'ebbrezza dell'avventura.
E che cosa se non il mare poteva dargli questo tipo di emozioni?
Che cosa, se non il mare, poteva aiutarlo a nuove conoscenze al di là di quegli orizzonti da sempre nei suoi occhi?
Bene ecco il "mare", metafora di libertà, spazio aperto su cui la nostra anima può veleggiare verso quella piccola grande Itaca che c'è in ognuno di noi.
Il mare va guardato, ascoltato, vissuto, condiviso come fanno tutte le specie viventi che in esso vi abitano. Il mare è vita: se non ci fosse il mare, probabilmente non ci saremmo neanche noi.
Diceva il grande F.C. Friedrich: «Chiudi il tuo occhio fisico così da vedere l'immagine principalmente con l'occhio dello spirito. Poi porta alla Luce quanto hai visto nell'oscurità, affinchè si rifletta sugli altri dall'esterno verso l'interno». Vi pare poco? Applichiamo questo principio al nostro mare: risaliamo dai suoi abissi, dall'oscurità totale verso la Luce, e una volta in superficie puntiamo a Est dove nasce il sole, per entrare nella suo splendore.
E poi sentite ancora Francois Lenormant: «Sotto il sole, si infiamma il mare, si indorano le rocce e scintillano al pari di giganteschi topazi. La sera esse sopportano in tutto il suo fulgore, l'incendio del tramonto, e più tardi, nella loro pallida trasparenza, rendono le tinte rosee che gli succedono. La notte infine par di vedere immense cupole azzurre dipinte a guazzo dalla luna sorgente, di un largo riflesso biancastro, e circondate da una cintura d'argento dal mare che si rifrange sul lido.
Ecco ciò che non bisogna chiedere alle coste della Calabria, ma esse hanno tanta bellezza che possono pur farne a meno; e i Greci che se ne intendevano vi trovavano un'espressione particolarmente grandiosa con una penetrante seduzione».
Finisco con un'ultima considerazione che è giusto io faccia: spesso apro le finestre della mia mente per vedere che cosa succede davanti e intorno a me. E credetemi non è per niente bello quello che si vede. Quella che era una spiaggia bianca, pulita, sabbiosa e con molte pietre, le nostre amiche di sempre, bene, è diventata lo spettro di se stessa.
Non più luogo di partenza o di arrivo di lunghi viaggi, ma luogo di angoscia continua dove l'anima e lo spirito giacciono quasi cadaveri.
Con questa metafora vorrei mettere il dito sul fenomeno involutivo che stiamo vivendo: guardo la mia spiaggia oggi e la vedo affollata dai relitti di un immenso naufragio.
Sono i relitti di una Umanità, che purtroppo naufraga sempre più senza rendersi conto dei danni che provoca su questa zolla di terra posta alla giusta distanza dal Sole e dove si è verificato questo grande fenomeno che comunemente chiamiamo vita.
La vita, la sua sacralità calpestata di continuo in nome di un folle pensiero che da tempo perseguita la mente umana.
Il disagio fa parte da sempre del nostro vivere quotidiano: ma se riusciamo in modo consapevole a essere medici di noi stessi, forse ce la faremo... Chiudo con un grido di speranza: thalassa, thalassa, ossia mare, mare, unica via di fuga o di approdo verso quell'oltre sempre sognato e mai raggiunto.
Il messaggio di questa mostra è chiaro: fra qualche millennio l'uomo abbandonerà la Terra e andrà a vivere nell'extra-sole, forse... abbandonerà la Terra o sarà la Terra ad abbandonare lui. Pensiamoci, riflettiamo e forse troveremo la chiave che aprirà le porte per un futuro migliore!
Mimmo Carteri e Giuliano Zucco invitano tutti a visitare la mostra perché “insieme” sulle onde del nostro mare o se volete del “Mare Nostrum” possiamo navigare più certi e sicuri. 

Autore: 
Giuliano Zucco

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