Che botte quella notte!

Dom, 27/09/2015 - 16:28

Una delegazione di Unni e Visigoti. Siderno contro Locri, pare. Sbucavano tante orecchie a quel buffet di botte. Tortini di botte, botte in pasta frolla, botte gratinate, vellutata di botte, botte in agrodolce, grigliate di botte, botte in umido, lasagne di (ti) pesto e botte. Buffet che stuzzicano a una certa ora, perchè bisogna pur trovare il modo di movimentare la serata, perchè è avvilente tornare a casa e dire semplicemente "mi fici nu giru". E così quella delegazione di Unni e Visigoti, gonfi e spocchiosi come zucchero filato si aggirava, in un giorno di festa, per il luna park, con quel fare di sfida in cui io continuo a scorgere incertezza e quasi paura. Degustatori di botte in una sala d'attesa di prestesti. Incapaci di variazioni nel loro pentagramma mentale. Magari i genitori avranno anche provato a trasmettere loro un minimo di educazione ma lì fuori ad attenderli c'è il branco e la spia si accende quando il livello del "carburante" è al minimo. Inizia a lampeggiare. Quelle scialbe lezioni saltano come una frittata scappata alla padella e volata fin sopra il soffitto a cui rimane incollata.
Non c'è più coscienza del peccato, della colpa. L'altro esiste solo per dare un calcio alla noia. C'è chi ci prova a raddrizzare i chiodi storti. Ma a volte, si sa, il martello può sfuggire e pestarti il dito facendoti provare un dolore atroce. C'è chi ci rinuncia, chi lo fa solo per un po' e, dimenticato il dolore, ci riprova perchè è impossibile resistere alla tentazione di raddrizzare le cose storte. Peccato siano in pochi i caparbi. Peccato siano troppi quelli che abiurano in partenza. Peccato sia la maggioranza quella che si gira dall'altra parte. Quella stessa che si ringalluzzisce d'improvviso quando in mezzo alla rissa ci sono degustatori di botte stranieri, innalzati a stelle michelin. Perchè come menano loro nessuno mai. Questo quanto vogliamo farci credere. E mettiamo su baraonde di improvvisati e stomachevoli moralismi per crocefiggere chi minaccia la nostra civiltà. E iniziamo a strillare in pena (che pena mi fa questa pena) per i nostri figli, con quel misero singhiozzo imparato al cinema. Poi fanno a botte i nostri, hanno più di vent'anni, non si tratta di bambinaggini, e nessuno ha visto niente. Eppure "Che botte quella notte", avrebbe cantato Fred Buscaglione, "ho un sinistro da un quintale, ed il destro, vi dirò, solo un altro ce l'ha uguale ma l' ho messo KO". Finisce all'ospedale l'altro con il destro da novanta. Il destro di Locri ha messo KO il destro di Siderno, il giorno della festa del suo paese. Il vanto è doppio.
Spero che quella notte, socchiudendo gli occhi, a ognuno di quei degustatori di botte gli errori siano risultati evidenti e abbandonandosi al sonno gli si siano snebbiate le meningi. Non voglio iniziare a credere che l'umanità sia un ideale. Magari sarò ingenua, non molto, giusto un po', e sì, lo so, è ancora più terribile.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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