Chi è il campione?

Dom, 19/05/2019 - 12:40

Come lui nessuno mai, da 2500 anni a questa parte. Dopo Pitagora, nessun altro calabrese, è stato capace di muovere le masse come Mimmo Lucano, neppure Gratteri, che (ripeto) secondo la Teoria di Francis Galton, è divinità e genio fino a quando il popolo calabrese si sente debitore nei suoi confronti.
Secondo i pitagorici quando un uomo muore la sua anima entra in un animale nascente, e una volta passata per tutte le piante e dagli animali di terra, di mare e d’aria, ritorna, dopo circa 2500 anni o su di lì, nuovamente nel corpo di un uomo di vero valore. Chi è l’erede di Pitagora, Gratteri o Lucano? In quale corpo dei due calabresi più famosi del pianeta s’è reincarnata l’aquila bianca di Crotone? Chi è il campione: l’ammazzapidocchiosi o il salvagente?
Le foto dell’ex sindaco di Riace scattate alla Sapienza di Roma, non lascerebbero spazio a dubbi. Ma oltre alle accuse recenti, Mimmo Lucano, si porta sulla groppa da qualche decennio un peccato originale che potrebbe togliergli un titolo strameritato.
Una proprietà un po’ transitiva e parecchio artigianale, non gli lascerebbe scampo.
Infatti nella sua vita d’asso di cuori senza baffi, ha avuto la grave colpa d’essere un devoto estremo di monsignor Bregantini, l’outsider calato dal Creatore nel culo del primo mondo. Stiamo parlando di quell’amato vescovo di Locri che, dinanzi alla reggenza della ‘ndrangheta e al regime della repressione, ha avuto la faccia tosta di formulare fuori casa, nel regno di altri, una proposta diversa da quella muscolosa di Gratteri. Quel pastore di “trentina concretezza” che in pochi anni era riuscito a trovare uno sbocco lavorativo a centinaia di calabresi, che ancora oggi lavorano per la cooperativa Sant’Orsola, leader continentale nei piccoli frutti, s’era espresso molto positivamente su il modello Riace: «Guardo a Lucano con ammirazione. Lui ha trasformato un’emergenza in provvidenza… e così dovrebbe fare il resto d’Italia».
Nel 2007 Bregantini fu allontanato ferocemente da Locri, più per volontà terrena che divina. S’era macchiato del grave peccato di mettere l’apocalisse della disoccupazione calabrese un po’ prima della lotta alla ‘ndrangheta. Una bestemmia, come se Bregantini, con le parole lavoro, produttività cooperazione, avesse concesso una possibilità di misericordia a mafiosi e sanguinari attraverso l’intercessione della Madonna di Polsi. Invece no, Bregantini aveva semplicemente interpellato i suoi amici del Consorzio Sant’Orsola dei frutti di bosco e li aveva messi in contatto con gli agricoltori della Locride, alcuni dei quali consanguinei di “locali” della malavita e ancor di più dei lati(s)tanti di Platì.
Il gemellaggio Calabro/Trentino diede subito buoni frutti. In inverno quando il Nord Est bloccava la produzione, in Aspromonte si continuava a lavorare. I produttori calabresi e i cooperatori trentini ebbero la possibilità di commercializzare, unici in Europa, lamponi di stagione anche durante la stagione fredda. Si creò occupazione duratura in un territorio in forte ritardo di sviluppo, si percepì un po’ di benessere. Per farla breve l’obiettivo auspicato da Bregantini venne raggiunto. Ma il passaggio dal declino alla crescita, seppur in una nicchia di territorio, produsse insieme a lamponi e mirtilli anche invidia, boicottaggi e attentati alle serre della cooperativa.
«Ma lo sa Bregantini che tra i suoi detenuti da salvare ci sono quelli che ammazzano bambini e stuprano le mogli degli altri detenuti?» scrisse Gratteri.
Era un novembre di poca compagnia, quando Bregantini venne trasferito a Campobasso. Da allora monsignor Giancarlo Bregantini è ritornato solo una volta sulla questione allontanamento, quando il procuratore calabrese aveva attaccato il suo successore nella curia di Locri. In una lunga intervista rilasciata a questo giornale dichiarò: «Gratteri non può fare i capricci, deve compiere il suo lavoro. Lo faccia… e non crei invece divisioni».
Gratteri ha saputo incassare il colpo: «Quel vescovo di Locri sta sfidando gli dei» avrà pensato prima di legarsela al dito.
Dopo più di un decennio il suo sentimento di contrasto al Progetto Bregantini e a chi l’ha sostenuto non si è diluito neppure di mezza pinta?
Quindi, se Gratteri condanna Bregantini e Bregantini assolve ed esalta Lucano, per la proprietà un po’ transitiva e artiginale di cui sopra, Gratteri condannerebbe Lucano? Booh….
Sta di fatto che mentre Mimmo Lucano, primo sostenitore di Bregantini un altro è stato il sindaco di Gioiosa Marina Domenico Vestito. Sic!), sta subendo un’operazione a cuore aperto, la storia, quella che si ripete, insegna. Come con Ninone e Cilone, nemici di Mida, del Frigio Pitagora figlio di Gordia. Entrambi oratori. Il primo popolare, l’altro aristocratico, riuscirono nell’impresa di confinare l’eretico altrove, lontano da Crotone.

Autore: 
Jim Bruzzese
Rubrica: 
Tags: 

Notizie correlate