Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio

Ven, 08/05/2020 - 12:30

La lezione di Mourinho compare nel fortunato programma televisivo di Federico Buffa "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio". E così, parlando dell'ex centravanti dell'Inter Adriano, vengono descritti povertà e crimine delle favelas brasiliane; con Rumenigge, altro goleador della squadra milanese, ora stimato dirigente del Bayern Monaco, della possente ripresa industriale tedesca (della sua nazionale di calcio è stato a lungo capitano); con Scirea del dolore delle famiglie in cui il figlio (perito in un incidente stradale in Romania a causa dell'esplosione di una bombola di gas incautamente tenuta nel bagagliaio da un tassista con la macchina datata) muore prima del padre. Carriere stroncate per colpa propria o altrui, e carriere eccellenti. Nel caso del capitano juventino, uno stile che dovrebbe fare storia. C'è un dopo, se la testa e la sorte assistono, per dare una mano. Esperienze, relazioni, capacità dedicate alle soluzioni. A una migliore qualità della vita. Il mondo perduto (degli "zoccoli di legno", si scrive) che sembrava favoloso aveva minori problemi di inquinamento ma pure minori risorse per vivere. Restano irrisolti i problemi delle diseguaglianze. Nel concetto di benessere la salute è un parametro importante. Prima di lamentarci per tutti soldi che diamo alla Lombardia e alle altre regioni che raggiungiamo per curarci vediamo di poterlo fare qui in Calabria. Non ci serve nemmeno più sottolineare le responsabilità, tanto i fatti, quelli che ci sono(pochi) e quelli che mancano (molti) non si possono cancellare. Le comunicazioni sono decisive, invece di fare inaugurazioni di cose modeste a favore di selfie, si realizzi una Statale 106 tutta agibile da Monasterace a Reggio Calabria (parliamo della Ionica), con qualche cavalcavia dove occorre (in prossimità della Villa Romana di Casignana, per esempio - molto visitata - si registrano incidenti mortali), che permetta di raggiungere in sicurezza delle località che creano indotto (la città di Gerace per tutte); questo meriterebbe una grande attenzione. Nei beni culturali vanno risolte questioni altrettanto decisive: il ruolo di Stato, Enti e addetti, la "circolarità" delle conoscenze nel mondo, il collegamento con le scuole, l'organizzazione di convegni, di rappresentazioni teatrali e di concerti, con tutte le misure di sicurezza, nei pressi dei siti, una politica per il costo dei biglietti d'ingresso, la revoca di sponsorizzazioni a quattro soldi dei siti stessi, il pubblico e il privato, nella loro espressività "intellettuale" (qualcuno ha ricordato che è di Gramsci la definizione) e a mettere le risorse. Rispetto a questa fase emergenziale che attraversiamo, sono veramente illuminanti gli interventi di Giuseppe Bombino, "perché vanno studiati i tempi e gli ambiti per riprendere e come riprendere, con responsabilità e prudenza, le azioni rispetto ai tesori che abbiamo". Dovremmo parlare più di queste cose che non di quelle che i pavesi, scriveva Gianni Brera, chiamano "bulu", dal romanesco, se non dal toscano, "bullo, superbo" (e di cosa, delle risse?). Meglio "staccarsi", parlare dei "mustar", dei campioni che fanno risultato.

Autore: 
Franco Crinò
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