Ci vogliono morti!

Dom, 02/07/2017 - 15:30
Annunciato come risolutivo, l’incontro tra sindaci della Locride e Giacomino Brancati, organizzato con entusiasmo da Rosario Rocca, si è rivelato una catastrofe. L’indolenza e gli insulti velati riservati dal Direttore Generale dell’ASP alla platea della Locride hanno fatto andare su tutte le furie piů di un astante, dimostrando che le sorti dell’Ospedale di Locri stanno a cuore solo a chi è costretto a ricoverarvisi.

I vertici dell’Assocomuni lo avevano annunciato non nascondendo la speranza che potesse rivelarsi risolutivo, invece l’incontro tra sindaci della Locride e il Direttore Generale dell’ASP di Reggio Calabria Giacomino Brancati si è rivelato un conflitto in grado di far saltare più di una coronaria. Oggetto del contendere, anzitutto, l’atteggiamento tenuto da Brancati, che si è presentato con un’ora di ritardo a un appuntamento che era stato programmato con largo anticipo per le 17, quindi le sue dichiarazioni così generiche da risultare quasi inappropriate. Dribblando del tutto l’argomento del giorno (le criticità dell’Ospedale di Locri) il DG si è soffermato solo sul suo difficile compito di riportare alla normalità un’ASP che, stando alle dichiarazioni rilasciate, negli anni ha costituito un vero e proprio “buco nero” per la sanità calabrese, e si sarebbe addirittura offeso quando il segretario provinciale della UIL, Nuccio Azzarà, gli ha fatto notare di non aver compreso quali interventi ha deciso di approntare per salvaguardare la salute dei locridei.
Ultimo ad arrivare, Brancati avrebbe voluto essere il primo ad andarsene tra lo strepito e i fischi di una folla accorsa nella Sala Consiglio del Comune di Locri per ascoltare parole di speranza ma, in ultima analisi, insultata dal manager (“Se non mi avete capito si vede che il livello è questo”).
Solo l’insorgere del sindaco padrone di casa Giovanni Calabrese, poi tacciato di essere il “cialtrone che ha organizzato questa imboscata”, ha impedito al commissario di levare le tende dando a Seby Romeo e a un piccolo gruppo di sindaci l’assist per convincerlo a rimanere. A partire da quel momento, a rendere pan per focaccia al DG ci ha pensato il vescovo Francesco Oliva che, dopo aver esplicitato come le dichiarazioni di Brancati non fossero state in alcun modo esaustive, gli ha fatto capire di considerarlo niente più di un tramite per consegnare la richiesta d’aiuto dei cittadini a chi di dovere, pregandolo al contempo di mettere da parte le diatribe istituzionali nell’interesse del popolo, giustamente deluso dal trattamento che gli viene riservato.
All’esito del match, i primi cittadini hanno stabilito in piena autonomia di recarsi in Prefettura a Reggio Calabria il prossimo 4 luglio per invocare a gran voce la riattivazione del Tavolo Tecnico Sanità Locride, rimarcando anch’essi l’inutilità della presenza in aula di Brancati.
Resta il fatto che, dal confronto, ne siamo usciti “cornuti e bastonati”, considerato che non solo Giacomino si è permesso di non dare risposta a esigenze che dovrebbero essere garantite dall’articolo 32 della Costituzione Italiana, ma si è addirittura prodigato a sottolineare come non ritenesse la platea degna di essere presa in considerazione, prendendo per i fondelli, di fatto, non soltanto i sindaci impegnatisi a organizzare l’incontro, ma tutti i residenti del comprensorio. Novello Pilato, Brancati si è lavato le mani dei nostri problemi lasciando trapelare un insofferente “arrangiatevi” che ha lasciato così shoccato il presidente del Comitato dei sindaci Rosario Rocca da impedirgli di avere una reazione immediata dinanzi allo scontro che stava avendo luogo dinanzi ai suoi occhi.
Inutile affermare, a questo punto, che facciamo nostri gli appelli che Giovanni Calabrese, 24 ore dopo lo scontro, ha rivolto a mente fredda al Ministro della salute Lorenzin e al governatore della Calabria Mario Oliverio, ai quali è stato chiesto rispettivamente il commissariamento dell’ospedale (richiesta che condividiamo non per favore nei confronti del commissariamento in sé, che consideriamo sempre dannoso, ma perché le competenze nella sua gestione sono sempre state nebulose) e la rimozione dell’immobile Brancati dal proprio incarico.
Il succedersi di commissari straordinari senza obiettivi di medio periodo cui Brancati ha imputato le difficoltà dell’ASP Reggina, infatti, si conferma anche con la sua presenza, rendendo l’immobilismo sanitario del nostro comprensorio una questione più politica che sociale. Nonostante anni di battaglie, manifestazioni, tavoli tecnici e interventi urgenti per riportare la situazione alla normalità, siamo ancora al punto di partenza e il funzionamento di un servizio che dovrebbe essere considerato essenziale e per il quale la cittadinanza onesta continua a pagare le tasse, viene ciclicamente affidato a persone che danno l’impressione che il settore sia solo una gallina dalle uova d’oro per la quale vale la pena lucrare sulla vita di gente “il cui livello è questo”. Per tali ragioni ci troviamo in accordo con la nota stampa diffusa giovedì dal Segretario Territoriale di FSI Emanuela Barbuto solo in minima parte: se è infatti vero che la politica (quella regionale e nazionale) si sarebbe dovuta muovere più tempestivamente per salvaguardare il diritto alla salute, non ci troviamo d’accordo nel definire l’attacco a Brancati strumentale, considerata l’oggettiva indolenza con la quale ha programmato gli interventi a tutela di una sanità che, a quest’ora, doveva essere bella che sanata, a maggior ragione se prendiamo per buone le dichiarazioni rilasciate al “Quotidiano del Sud” dal parlamentare PD Demetrio Battaglia, che sostiene che all’Azienda Sanitaria, negli ultimi anni, sarebbero arrivati 252 milioni per sanare il debito che l’affligge, ma ne sarebbero stati usati all’incirca 35. Come ha giustamente affermato Rocca in apertura dell’incontro di lunedì pomeriggio «Siamo stanchi di ascoltare promesse. Pretendiamo risposte concrete e certe anche nella tempistica degli interventi».
Ecco, dare la possibilità ai nostri sindaci di aiutarci a uscire dal pantano e accogliere le istanze di Giovanni Calabrese sarebbe un buon punto di partenza.
Altrimenti (se anche ci riservavamo il lusso di sperare ancora) sarà definitivamente palese che le istituzioni vogliono la Locride morta. Letteralmente.
Almeno ci venisse spiegato il perché di tanto odio…

Autore: 
Jacopo Giuca
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