Ciccio Filippone: il legame fraterno dell'amicizia

Dom, 26/02/2017 - 10:21

Marmo. Attorno a Locri, lungo le sue strade, tutto è diventato freddo nel giro di pochi minuti. L’asfalto è gelido, il cielo è basso e nero, il nero è un nastro a lutto sulla manica dell’inverno. C’è poco altro, se si escludono macchine ignoranti che passano sulla statale. Non c’è più un senso nella vita di Locri. E non c’è più Ciccio Filippone che alla vita ha donato senso e amicizia. Era un gran giovanotto, alto e smilzo, un misto tra un marsigliese e un istriano. Era bello, di quella bellezza schiva e stropicciata che piace tanto a chi sa stare al mondo. Lui ci sapeva fare alla grande da tante annate, sicuramente da molto tempo prima dei suoi ricchi 43 anni. Aveva almeno 50 fratelli, che poi erano i suoi amici stretti: fratelli non si nasce, a Locri si diventa. Il rapporto tra loro è intenso, da studiare per il resto del mondo. È una roba speciale tutto questo e Ciccio Filippone è stato uno dei fondatori di questo miracolo sociale, di un miracolo spezzato. Il mondo è fragile anche per chi ha saputo gustarlo a pieni polmoni.
Ai suoi amici sono vicino, in modo fraterno, sebbene il mio pensiero più sentito va al suo mondo ristretto che l’aveva reso ancor più felice, di una felicità immensa. Giovedì sera una mia amica mi ha telefonato chiedendomi protezione dall’assurdo, mentre osservava dal suo terrazzo i tetti irregolari e le finestre sorde e ammutolite intorno a lei. Mi ha chiesto di scrivere, di ricordarlo un po’ così. Ed eccomi. Ecco, io che incontravo Ciccio tre, forse due volte l’anno, stasera vorrei immaginare Ciccio a sfottere di sottecchi su una delle sette sorelle della Terra secondo la Nasa. Quella più a sud, direi, la più calda e raggiungibile. Affitteremo un charter da cinquanta posti per chi dico io, e andremo a trovarlo per rincorrere a perdifiato l’estate del firmamento. Ogni fine estate lo rifaremo. Ieri, oggi e domani, almeno per altri cinquanta anni, che, a occhio e croce, sarebbero quelli tolti a Ciccio da una mano assurda e scaduta. Un’impugnatura senza senso.

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em
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