Città Metropolitana: colpevoli di ignoranza

Dom, 24/04/2016 - 17:28
Sabato scorso il convegno propedeutico al forum sugli aspetti istituzionali della Città Metropolitana di Reggio Calabria ha messo in evidenza le difficoltà della Locride a rapportarsi con questo nuovo ente. Ignoranza della legge e disinteresse generalizzato hanno spinto i sindaci a guardare con ostilità alla Città Metropolitana che, pure, potrebbe rivelarsi una vera occasione di riscatto per il territorio.

Lo scorso sabato si è svolto anche nella Locride il forum sugli Ambiti Territoriali omogenei e sistemi di sviluppo locali partecipati, propedeutico all’incontro di ieri Da Reggio Nord alla Città Metropolitana di Reggio Calabria.
Oggetto della discussione, svoltasi presso l’aula consiliare del comune di Siderno, è stato il contributo che la nostra area territoriale può dare alla costituzione del piano strategico della Città Metropolitana e, non secondario, come essa possa partecipare attivamente alle sue decisioni istituzionali senza rischiare di diventarne emarginata periferia.
L’incontro, che ha concesso spazio a sindaci e soggetti influenti nell’ambito socioeconomico locale, ha permesso ai presenti (meno di quanto sarebbe stato opportuno vederne, anche tra i soggetti istituzionali) di avere un quadro più chiaro di quale sia il biglietto da visita con il quale la Locride si presenta all’istituzione di questo nuovo ente e su quali elementi dovrebbe puntare per essere parte attiva di questo progetto senza limitarsi a subirlo come pare sia accaduto fino ad oggi. È emerso, infatti, che la base di una buona Città Metropolitana sia una corretta innervatura infrastrutturale, il supporto ai piccoli centri affinché possano essere raggiunti dai servizi rafforzando al contempo le proprie risorse e una vocazione produttiva che possa garantire autonomia economica e ottimi rapporti di interscambio con le Città Metropolitane confinanti, elementi che, purtroppo, dovranno essere adeguatamente implementati e ristrutturati nella nostra Provincia.
Raggiungere questo obiettivo non è cosa che debba esserci calata dall’alto, ma sta alla Locride stessa, fino ad oggi in verità un po’ troppo occupata a piangersi addosso, rimboccarsi le maniche e creare, con le risorse a disposizione e insistendo affinché gliene vengano dedicate altre, un programma dettagliato che punti allo sviluppo capillare della propria vocazione turistica rendendosi indispendabile per la Città Metropolitana già nella stesura dello statuto.
L’intervento del sindaco di Sant’Agata del Bianco, nonché presidente dell’Assocomuni, Giuseppe Strangio, ha sottolineato l’ineluttabilità del fato che il nostro territorio sente di subire quando è stata affermata la confusione istituzionale che si è creata attorno alla costituzione di questo ente e che sarebbe alla base del ritardo accumulato dal nostro territorio per mettersi al passo con la costituzione di una città che pare essere sempre più reggiocentrica.
«Resta il fatto - ha continuato Strangio raddrizzando l’andamento del discorso - che per dare senso alla Città Metropolitana dobbiamo divenire un unico ente di area vasta in cui le aree siano interconnesse e dando valore alle nostre unicità, come il Parco Nazionale, per metterci in relazione al resto d’Italia e d’Europa».
Sulla urgente necessità di trovare un sistema per impedire che la Locride rimanga periferia si è concentrato poi il parlamentare PSDI Paolo Romeo, preoccupato di sottolineare ai presenti di non confondere la costituenda Città Metropolitana con un ente che, cambiando il nome, assumerà il ruolo di quella che siamo abituati a denominare Provincia. «La Città Metropolitana - ha affermato Romeo - è una vera e propria Città Stato che deve lavorare sulle singole aree di competenza, che deve definire le vocazioni delle singole aree di cui si compone, che deve avere un consiglio eletto a suffragio universale, in cui tutti i suoi amministratori si impegnano concretamente per le aree che rappresentano.
«Realizzare la Città Metropolitana - ha continuato Romeo - è realizzare una rivoluzione culturale che abbandoni l’attuale impostazione di governo. È dare l’avvio a un’amministrazione che vede finalmente la spesa come un momento di sviluppo e non solo come una mera occasione di investimento».
Come contribuire a questa rivoluzione culturale? La risposta è molto semplice: è sufficiente comunicare alla Regione gli ambiti territoriali di competenza entro il 30 settembre, data in cui, in mancanza di comunicazioni pregresse, essi saranno calati dall’alto senza possibilità di appello.
Non solo. Avviando una corretta campagna di informazione si potrebbe finalmente mettere da parte l’ignavia vissuta dal territorio in merito alle procedure di elezione del consiglio territoriale cui abbiamo diritto, facendoci così trovare preparati almeno sotto questo punto di vista.
I nostri amministratori per primi, tuttavia, non sembrano essersi adeguatamente informati in merito alla questione e hanno finito per comunicare (in)volontariamente che la Città Metropolitana sia il nemico. Forzando la nenia dell’abbandono da parte dello Stato, infatti, nei piani dei nostri sindaci il territorio si trova isolato ancora prima che l’ente si avvii, tanto che, com’è stato affermato da Ilario Ammendolia durante un suo intervento in cui ha parafrasato Massimo D’Azeglio, «ora che la Città Metropolitana è fatta la vera sfida sarà fare i cittadini metropolitani».
Le ultime considerazioni sono state affidate a Teresa Munari che, con il solito attento occhio giornalistico ha immediatamente rilevato la poca convinzione che c’è nella legge da parte innanzitutto dei nostri primi cittadini “colpevoli” di non aver saputo trasmettere genuino entusiasmo alla cittadinanza sulle opportunità che il nuovo ente potrà dare al nostro territorio e di non aver avviato un programma di informazione che, secondo lei, sarebbe dovuto partire nientemeno che dalle scuole. Ora che legge per la costituzione dell’ente è cosa fatta, inoltre, non è più tempo di fossilizzarsi in polemiche stantie relative all’impossibilità del suffragio universale nell’elezione del sindaco metropolitano, ma si devono creare piani di marketing per ogni area sulla base delle proprie vocazioni e, soprattutto, deve cambiare la mentalità della classe dirigente, troppo spesso più occupata di sbandierare i fondi ottenuti dallo Stato o dall’Europa che a impiegarli per la realizzazione dei progetti.
Riusciranno, i nostri sindaci, a vincere questa sfida con sé stessi?

Autore: 
Jacopo Giuca
Rubrica: 

Notizie correlate