A colloquio con Carlo Pilieci

Mar, 23/02/2021 - 11:00

A sentirlo, non si direbbe proprio che gran parte della sua vita sia trascorsa all’ombra del Colosseo. Eppure, per Carlo Pilieci, vicedirettore del Tg2, il legame con la sua Calabria e la sua Locride rimane vivo anche nella cadenza. Un tratto distintivo rimarcato, nonostante abbia lasciato Gioiosa con la sua famiglia alla tenera età di 11 anni. “A me piace moltissimo – rivela il giornalista Rai – parlare il dialetto gioiosano con mio fratello e mia sorella, un modo anche per riscoprire alcuni termini caduti in disuso. Per me, si tratta di un qualcosa di bellissimo, tuttavia sempre più difficile da portare avanti”. Carlo Pilieci è uno di quegli emigrati che si è ritrovato costretto ad andare via dalla sua terra non per necessità, bensì per scelta dei suoi genitori, desiderosi di regalare una prospettiva diversa e anche più ampia ai propri figli. E la Calabria, dal punto di vista professionale, l’ha incontrata come le altre regioni nel suo ruolo di coordinatore delle cronache territoriali, da inserire nei telegiornali nazionali. Il ricordo, però, non può passare senza lasciare traccia. “Mi capita spesso di pensare alla Calabria – racconta il vicedirettore del Tg2 – in particolare nella memoria riaffiorano le immagini di me bambino che giocava a Gioiosa, a contatto con una realtà comunque molto dura, costellata di fame e povertà”. Scatti indelebili, impressi in ogni passaggio della sua esistenza: “Da bambino queste situazioni le vivevo in modo del tutto naturale, poi però ti rendi conto che, aver visto da vicino quella realtà, ti educa molto nella vita perché tocchi con mano il significato più profondo della sofferenza”. Una realtà comunque in chiaroscuro, dove accanto alle difficoltà conviveva un forte desiderio di emergere. “C’era tanta voglia di emergere a Gioiosa negli anni Sessanta, pur di fronte a parecchie situazioni difficili. Circostanza che, oggi, un bambino può vedere al massimo in televisione. All’epoca – ricorda ancora il giornalista d’origine gioiosana – si giocava nei vicoli a piedi scalzi e gli unici regali arrivavano alla Befana, nemmeno al compleanno”. A 11 anni, quindi, l’arrivo nella Capitale: “Roma è sempre stata una città molto accogliente, qui sono arrivato alla fine degli anni Settanta, l’ho vista trasformarsi e diventare ancora più caotica, rimane comunque un tratto umano molto marcato, difficile da rintracciare in altre città di queste dimensioni. È una città sicuramente bella da vivere”. Una città dove Carlo Pilieci ha iniziato e continua a fare il giornalista, all’interno di quella Mamma Rai che rappresenta la principale industria culturale del Paese. Una scuola di professione, oggi – come l’intero universo giornalistico – messa a dura prova dalla sovrabbondanza di fonti informative. “Ormai siamo sommersi dalle notizie, dai social, dall’onnipresenza e dalla velocità del web. La parte che possono fare i giornalisti – prosegue Carlo Pilieci – non è più quella di un tempo: è perciò fondamentale il lavoro di approfondimento, in particolar modo nell’ambito televisivo, con l’onnipresente attenzione rispetto alla verifica delle fonti. Bisogna essere affidabili, aspetto particolarmente importante in questa fase poiché si tratta dell’unico terreno su cui possiamo giocare un ruolo importante, soprattutto nell’ambito dell’informazione televisiva”. Una rivoluzione copernicana non esente da criticità e rischi, verso la quale il vicedirettore del Tg2 guarda, tuttavia, con fiducia: “Penso sempre all’aspetto positivo, questa trasformazione a mio avviso non può che essere formativa proprio perché ci educa all’approfondimento”. Con la Calabria e la Locride a fare ancora da cornice. “I rapporti li ho tenuti fino a qualche anno fa – chiude Carlo Pilieci – quando ritornavo in vacanza con la mia famiglia. È una terra bellissima con tantissime risorse, tante potenzialità che devono essere sviluppate. Penso, soprattutto, all’ambito turistico, con la Calabria adesso sicuramente più a portata di mano rispetto al passato. Certo, i collegamenti ferroviari restano ancora indietro, soprattutto lungo la fascia jonica, su questo bisogna continuare a lavorare”. Una Calabria che deve proseguire nella sua crescita, partendo dai suoi valori incancellabili: “È una terra fatta di tanta umanità e solidarietà, aspetto che emerge di continuo e rispetto al quale ritrovo costantemente riscontri”.

Autore: 
Fabio Melia
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