Colpito clan catanese legato alle ndrine calabresi

Mar, 08/07/2014 - 10:33
Vasta operazione contro i vertici del clan Carcagnusi

Una vasta operazione contro i vertici del clan Mazzei, noto come dei 'Carcagnusi', è in corso a Catania da parte della Direzione investigativa antimafia, in sinergia con i carabinieri. Gli investigatori stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip su richiesta dalla Direzione distrettuale antimafia, coordinata dal procuratore Giovanni Salvi, nei confronti del capo della cosca e di esponenti di spicco del gruppo mafioso. La Dia sta anche eseguendo il sequestro di società, esercizi commerciali, conti correnti e unità immobiliari. Sono nove gli indagati destinatari del provvedimento cautelare emesso dal Gip di Catania su richiesta della Dda della locala Procura eseguito della Direzione investigativa antimafia in sinergia con i carabinieri. Tra loro ci sono l'attuale capo ad esponenti di spicco del noto clan mafioso denominato dei 'Carcagnusi', gruppo affiliato a Cosa nostra dopo il 'battesimo' del suo capo storico, Santo Mazzei, ad opera del boss corleonese Leoluca Bagarella, giunto nel 1992 appositamente a Catania per farlo diventare 'uomo d'onore'. Gli arrestati devono rispondere, a vario titolo, dei reati di associazione di stampo mafioso, associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, in collegamento con organizzazioni criminali calabresi, trasferimento fraudolento di valori e intestazione fittizia di beni. Nell'ambito dell'operazione contro i vertici del clan Mazzei di Catania la Dia ha anche eseguito il sequestro di società, conti correnti, beni mobili ed immobili, riconducibili alla cosca, per un valore complessivo di circa un milione e mezzo di euro. Secondo la ricostruzione dei magistrati, accolta dal Gip, che ha emesso la misura, ditte individuali e società cooperative operanti nel campo della logistica, carico e scarico merci, sono state intestate a prestanome. Il meccanismo, oltre a eludere investigazioni e divieti esistenti in materia di misure di prevenzione, permetteva alla cosca di disporre di beni e denaro e di mantenere l'egemonia territoriale. Il provento era reinvestito in attività illecite e redditizie come il traffico di stupefacenti con esponenti di spicco appartenenti ai clan della 'ndrangheta operanti nel territorio della Piana di Gioia Tauro. Il sequestro ha interessato anche beni ed esercizi commerciali, come un bar, direttamente riconducibili agli indagati.

Autore: 
Fonte: Ansa
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