Come Boccaccio può insegnarci ad affrontare l’emergenza Covid-19

Dom, 22/03/2020 - 18:00

Caro Giovanni Boccaccio,
in questi giorni surreali, in cui il buon senso ci impone di stare a casa, il mio pensiero corre inevitabilmente a te e al tuo “Decameron”. Hai affrontato una malattia terribile, la peste, che ha provocato quasi venti milioni di vittime solo in Europa.
Tu sei sopravvissuto, ma hai visto morire persone a te care, come la tua matrigna Bice, lo zio Vanni, tuo padre Boccaccino, i tuoi amici: i poeti Matteo Frescobaldi e Franceschino degli Albizzi e lo storico Giovanni Villani. Sei rimasto solo con Jacopo, il tuo fratellino di nove anni. Tuttavia, hai trovato la forza per reagire, perché questa sofferenza ti ha dato lo spunto per realizzare il tuo capolavoro, una raccolta di cento novelle, scritta probabilmente tra il 1348 e il 1353, in cui racconti di come, durante la peste che nel 1348 devastò Firenze, una brigata di sette fanciulle e tre giovani abbia cercato scampo dal contagio ritirandosi in campagna. Qui, per occupare piacevolmente il tempo, questi giovani decidono, ogni giorno, di raccontare una novella ciascuno. L’opera si apre con la famosa descrizione della peste che afflisse la città toscana: “Maravigliosa cosa è ad udire quello che io debbo dire, il che se dagli occhi di molti e da’ miei non fosse stato veduto”. Sono certa che in questi giorni tanti avranno pensato a te e a come sei riuscito a evadere da un dramma di queste proporzioni. La mente in questi casi è fondamentale, tenerla occupata è utile a non cadere nella frustrazione e nella disperazione.
Analizzando gli avvenimenti, accaduti 672 anni fa, trovo alcune analogie con la situazione che stiamo vivendo oggi a causa del Covid-19. Entrambe le malattie sono partite dalla Cina: nel 1346 la peste, dal Nord della Cina, attraversò la Siria, la Turchia, la Grecia, la Penisola Balcanica. Al seguito dei mercanti raggiunse la colonia genovese di Caffa in Crimea, ai primi di ottobre del 1347 i mercanti attaccarono nel porto di Messina, da qui la peste raggiunse Reggio Calabria e tutta la penisola. A differenza di oggi, quindi, la pandemia è partita da sud per poi invadere il Nord. Anche voi avete capito presto che le dogane non avrebbero fermato il male; mentre all’inizio avete respirato un clima di folle spensieratezza, sottovalutando la gravità della situazione, ben presto siete stati costretti ad affrontare la dura realtà, proprio come noi. A differenza vostra la storia non ci ha insegnato niente, anzi abbiamo la presunzione di crederci invincibili. Ancora adesso, dopo giorni di restrizioni e di morti, la gente continua a passeggiare sul lungomare o sulla pista ciclabile come se si trovasse in vacanza. L’isolamento porta inevitabilmente alla solitudine e nella tue epoca si è vista una disumanità che per fortuna oggi non è presente esemplificata dai malati abbandonati dalle persone a loro più vicine per paura del contagio. Hai sottolineato come gli uomini della tua epoca siano stati incapaci nell’affrontare l’emergenza, ma non credere che quelli del mio secolo se la siano cavata meglio. Ho visto i governatori sottovalutare il virus, poi, quando è arrivato, essere completamente impreparati nell’affrontarlo. Incredibile scoprire come le fake news girassero anche ai tuoi tempi, in maniera diversa, molti hanno perseguitato gli ebrei credendoli colpevoli della malattia esattamente come anche ora si va a caccia dell’untore. Sbalorditivo come, in entrambe le epoche, all’improvviso e in maniera del tutto inspiegabile, molti cittadini siano diventati medici e scienziati e che ognuno dica la sua e facendo come vuole.
Caro Giovanni, sottolinei bene come quando si è di fronte alla possibilità di morire si diventi più attaccati alla vita e alla preghiera. Sono certa che questa esperienza ci insegnerà a non sottovalutare più la vita, imparando a darle il valore che merita. Spero che capiremo, una volta per tutte, che è necessario essere, piuttosto che apparire. Del resto, il bello dei periodi come questo è che puoi capire veramente chi c’è e chi finge di esserci. Infine, come hai dimostrato tu con la composizione della tua opera, il tempo va valorizzato nel migliore dei modi e, quando questo periodo terminerà ,sono sicura che guarderemo il mondo con occhi diversi.

Autore: 
Rosalba Topini
Rubrica: 

Notizie correlate