Come cambia la scuola se la vita si mette di traverso…

Dom, 07/06/2020 - 10:00

Con l’approssimarsi del termine dell’anno scolastico, fissato per martedì 9 giugno e, soprattutto, con l’avvento degli esami di maturità, abbiamo voluto confrontarci con gli studenti sulla Didattica A Distanza e sul futuro della scuola realizzando una videochat ancora reperibile sulla pagina Facebook del nostro giornale. Abbiamo parlato così con Elisabetta e Domenico, studenti del 5º anno del Liceo Magistrale, frequentanti rispettivamente l’indirizzo Linguistico e l’indirizzo delle Scienze Umane, Davide, all’ultimo anno del Liceo Classico, e Selma, che sta concludendo invece il 4º anno del Liceo Artistico. I quattro, che hanno dimostrato tutti grande spirito critico e capacità di analisi della difficile condizione sociale dalla quale stiamo emergendo, si sono detti tutti sostanzialmente d’accordo nel definire la DAD un “male necessario”, che ha consentito di portare a termine i programmi pur sacrificando il contatto umano con i compagni e i professori.
«Certo -ha aggiunto Selma, - nel caso del Liceo Artistico i laboratori ne hanno risentito moltissimo, perché nessuno di noi ha in casa il necessario per lavorare l’argilla o realizzare i quadri richiesti a chi frequenta l’indirizzo pittorico», ma la disponibilità dei professori ha consentito nella totalità dei casi di portare a termine il programma di studi. Discorso a parte deve essere fatto, purtroppo, per le attività extracurriculari, Elisabetta, ad esempio, si rammarica di non aver ottenuto le certificazioni linguistiche che le avrebbero fornito crediti aggiuntivi, Domenico di non aver portato a compimento i progetti ai quali aveva preso parte, Davide, invece, è amareggiato per chi frequenta il laboratorio teatrale, che non ha potuto coronare le fatiche dell’anno con la messa in scena che viene tradizionalmente organizzata dal Liceo Classico. Selma, poi, sa già di doversi affannare per recuperare ciò che, suo malgrado, non ha avuto l’occasione realizzare in questi mesi, una difficoltà aggiunta a un 5º anno che si rivelerà certamente più impegnativo di quanto non già preventivato.
E che dire dell’ultimo giorno di scuola?
«Probabilmente lo passerò chiusa in camera a piangere - ci confessa Elisabetta. - I miei compagni sono una parte importante della mia vita e non riesco a credere di non poterli salutare in presenza.» Un sentimento di tristezza che ovviamente accomuna Davide e Domenico, che ci parlano di una “normale” giornata spesa in videoconferenza, la cui amarezza sarà smorzata solo in parte dal pensiero di potersi ritrovare in futuro. Selma invece ha la possibilità di recuperare l’anno prossimo, ma la distanza sociale si farà sentire anche per chi non ha ancora concluso il proprio percorso di studi.
Ma arriviamo alla tanto attesa maturità: «Inizialmente nemmeno i docenti sono riusciti a comprendere le modalità di svolgimento - ci spiega Domenico, - e questo ha creato una fase di transizione che ci ha destabilizzato, ma che non ci impedirà di arrivare preparati alla prova che si svolgerà tra qualche giorno. Certo, dopo aver immaginato per anni questo momento, la maturità svolta in maniera esclusivamente orale ci sembrerà un po’ “monca”.» E se per Elisabetta il susseguirsi di decisioni e revoche della Ministro Azzolina ha creato momenti di panico, Davide si concentra sulla necessità sviluppare un modo di ragionare anticonvenzionale, perché la prova orale richiederà di realizzare i collegamenti interdisciplinari sui quali lo scritto permetteva di ragionare per decine di minuti in pochi istanti. Per Selma naturalmente, più che la maturità il problema è come sarà il prossimo anno perché, al netto dei programmi in pari, le incognite relative al distanziamento sociale e alla nuova didattica restano enormi.
Strumento essenziale per non perdere l’anno, la DAD ha dimostrato di avere molti pro e altrettanti contro, ma quali sono gli aspetti che i ragazzi hanno apprezzato, e quali invece quelli che preferiscono dimenticare? Elisabetta pretende un ritorno alla lezione frontale, augurandosi tuttavia che gli insegnanti continuino a mettersi in gioco come hanno fatto in questo periodo, perché «questa situazione li ha obbligati a trovare nuove strategie di comunicazione e nuovi modi di spronarci che potrebbero essere alla base di uno “svecchiamento” della didattica.» Per lei, come per Selma, la scuola resta un “porto sicuro” in cui la concentrazione è garantita, esattamente come per Davide e Domenico la DAD resta importante per gli approfondimenti, ma non potrà mai raggiungere i livelli di insegnamento della lezione frontale. «Almeno - aggiunge Davide, - questo periodo ci ha insegnato ad autogestirci, rivelandosi un’inaspettata anticipazione di come dovremo affrontare lo studio universitario.»
Ma cosa rimarrà di questa esperienza ai ragazzi e come la racconteranno a chi non l’ha vissuta direttamente?
Per Elisabetta «la pandemia ha dato ai professori la consapevolezza di quali siano le vere potenzialità della tecnologia e di quale sia il rapporto che noi studenti abbiamo davvero con essa. Al contempo noi abbiamo compreso quale sia il valore delle lezioni frontali e quanto fragile sia la nostra presenza sul pianeta, stimolandoci a recuperare il rapporto anche con i nostri compagni.»
«In questo periodo abbiamo capito quanto diamo per scontata la quotidianità - afferma invece Selma, - e quanto importante sia la routine dello studente che fino a ieri consideravamo noiosa. Io racconterò di quanto mi sia mancato il rapporto con gli insegnanti e i compagni, e persino l’ansia delle interrogazioni.»
«Io ho imparato a non dare nulla per scontato - ci rivela Domenico, - e mi sono ripromesso di vivere al meglio ogni istante per cercare di realizzare tutte quelle cose che in questi mesi non sono riuscito a fare.»
«Inevitabilmente racconteremo versioni romanzate di questo periodo - ci dice invece Davide. - Ma è certo che la pandemia, paradossalmente, sia stata in grado di riunirci, perché la distanza fisica ci ha fatto inventare mille modi per restare in contatto.»

Autore: 
Jacopo Giuca
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