Come nasce la filosofia?

Lun, 22/02/2021 - 18:00

Secondo Giovan Battista Vico, il filosofo che diede alla storia la dignità di scienza, lo sviluppo spirituale del genere umano avviene in tre fasi: l’età della Fantasia, l’età del Mito e l’età della Ragione. Nella prima fase l’uomo ha ancora aspetti selvatici, quasi un bestione, ed in lui domina la fantasia. E’ l’epoca in cui nascono le opere di Esiodo ed i Poemi omerici; la seconda fase è l’età del Mito: l’uomo diventa costruttore di miti, che non sono semplici fantasie, ma produzioni che servono per dargli quelle certezze in grado di proteggerlo dal male e dal dolore e lo aiutano a vivere una vita più tranquilla. L’uomo, vedendosi immerso nella natura, che presenta aspetti meravigliosi, ma che racchiude pure tanto male: pestilenze, terremoti, maremoti, per non parlare dei mali provocati dall’uomo stesso, per la propria sicurezza diventa mitopoietico, ossia crea miti: vuole che le cose siano e vadano come avviene nei miti che lui costruisce. L’uomo greco, già con Talete, si forma la sua concezione del mondo basata sul logos, sulla ragione, uscendo dal sogno, dalle rappresentazioni religiose e dalle credenze tramandate. Il fondatore della Scuola di Mileto è anche il padre della filosofia; oltre ad essere scienziato, matematico ed astronomo, indaga sull’archè delle cose, sul tutto per scoprirne le origini. C’è un aneddoto che ci fa capire cosa Talete intendesse per filosofia. Un anno, il filosofo, previde un grande raccolto di olive e noleggiò tutti i frantoi della città ricavandone vantaggi enormi. Disse che con la filosofia si può anche ottenere ricchezza, ma il fine della filosofia è la ricerca disinteressata, la scienza. Anche Eraclito guarda al tutto e non alla singola parte: “Quest’ordine universale, che è lo stesso per tutti, non lo fece alcuno tra gli dei o tra gli uomini, ma sempre era e sarà fuoco sempre vivente, che si accende e si spegne secondo giusta misura”. Insomma, raggiunta l’età della ragione l’uomo abbandona la visione fantastica e mitica del mondo per seguire un nuovo strumento di cui si trova dotato: il logos. Tutto questo avviene, non in langhe lontane da noi, ma nella vicina Grecia, o meglio nella Magna Grecia, ossia nelle colonie greche dell’Asia minore e nelle colonie Magnogreche dell’Italia. In questo territorio si verifica un evento destinato a cambiare la storia dell’umanità. Nasce una nuova forma di sapere chiamato filosofia. Non mancano studiosi che sostengono che la filosofia è nata in Oriente e citano Budda, Confucio, ed altri fondatori di Religione che hanno, nei secoli, forgiato l’etica e la spiritualità orientale. Secondo noi, non si tratta di filosofi, ma di uomini illuminati privilegiati, fondatori di religione, il cui sapere di origine divina, non frutto di ricerca, viene trasmesso a gruppi altrettanto privilegiati: casta, setta o chiesa. Come si vede, questo tipo di sapere, è incorporato nella tradizione, nei libri sacri e custodito generalmente dai monaci. La dottrina religiosa è immodificabile, può solo essere adattata alle esigenze dei tempi come le nostre filosofie Scolastiche. Per i greci la filosofia è altra cosa. Per Platone si tratta di un tipo di sapere a vantaggio dell’uomo, scoperto dall’uomo tramite la ricerca; è una scienza in cui coincidono il ricercare ed il sapersi servire di ciò che si è ottenuto. La filosofia, nella concezione greca, nasce come scienza umana ad esclusivo servizio dei bisogni dell’uomo. Ma principalmente, nasce come scienza, cioè sapere indiscusso. E’ ancora oggetto di meraviglia come mai, ad un certo punto della storia, in un’area geograficamente ristretta del pianeta, in Grecia appunto, nasce questo tipo di sapere, ossia la filosofia, destinata a segnare tutta la storia dell’uomo. Nei manuali di filosofia per i licei, generalmente, troviamo scritto che la filosofia nasce dalla meraviglia: l’uomo trovandosi immerso nella Natura, a contatto con i suoi fenomeni, guardando il cielo immenso ed arcano, prova un senso di stupore, di meraviglia che lo stimola alla ricerca. Tutto questo è vero, ma è poco, dice il compianto Severino. Secondo Aristotele, la filosofia nasce sì dalla meraviglia, ma ancor più dalla parole Thauma, che nel significato originario significa terrore, paura, spavento. Di che cosa si spaventa l’uomo? Della malattia, del dolore e della morte. Aristotele dice che anche gli amanti del mito sono filosofi; anche il mito contiene tecniche per proteggersi dal male e da ciò che minaccia la vita, ma tutto questo è operato all’interno d’un senso divino del mondo da cui l’uomo si sente protetto. Il bisogno di uscire dal mito e dal sogno e guardare alla verità delle cose “Perché il rimedio contro la morte ed il dolore sia un vero rimedio, è appunto ciò che noi chiamiamo filosofia”. Ma c’è un altro termine greco che mostra il passaggio dal mito alla filosofia: è la parola Theoria. In origine la theoria indica una festa durante la quale l’uomo arcaico cerca la via per salvarsi dal dolore, liberarsi dal male. La teoria indica anche lo sguardo che va oltre l’apparenza delle cose, ma va in profondità, dà luce a ciò che dapprincipio si presenta oscuro e velato. La filosofia, dunque, deve fare un’opera di svelamento, superando ciò che i sensi ci rivelano, attingendo al logos, alla ratio. Per filosofia, i greci intendono la ricerca dei principi e delle cause dei fenomeni: “Scire per causas“. L’uomo saggio, il filosofo non si ferma alle apparenze della conoscenza sensibile, pur avvantaggiandosi di essa, ma vuole penetrare in un sapere più profondo, stabile e vero. Per capire ciò che i greci intendono per verità dobbiamo riflettere sulle parole aletheia ed episteme: la prima indica il non stare nascosto delle cose, il loro emergere alla luce; la seconda indica la non smentibilità di ciò che si mostra. “Una delle grandezze strepitose del primo pensiero filosofico greco, in relazioni alle quali continuerà a fare i conti la civiltà occidentale e quindi tutto il pianeta, consiste appunto nell’avere evocato questo tipo di sapere che non può essere smentito né dal cambiamento dei tempi, né dal cambiamento degli uomini e nemmeno da un dio onnipotente; non può esserci un dio onnipotente, che riesca a smentire quel sapere che i greci chiamano appunto “Alehteia”, ed “Episteme”. Risulta evidente, da quanto abbiamo detto, che quel sapere che i greci ritenevano vero e si ottiene con l’uso della ricerca: è il sapere tecnico e scientifico. Questo tipo di sapere, fondato dai filosofi greci, oggi domina la cultura mondiale. Il pianeta terra, che non è stato unificato dalle ideologie, si trova unificato dalla scienza e dalla tecnica.

Autore: 
Bruno Chinè
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