Come trasformare un desiderio visionario in possibilità

Dom, 07/06/2020 - 18:00

Per una volta tralascio il Covid-19, anche se è causa fondamentale, non la sola, dell'argomento. Il turismo è il comparto che subirà le perdite più rilevanti, speriamo per un tempo limitato. Di tutte le attività è quella che sconta al massimo i limiti imposti dal contenimento dell'epidemia.
Le attività connesse, per definizione, necessitano e cercano socializzazione. I viaggi, le visite ai musei, i bar, i ristoranti, i concerti, le discoteche e così via sono esattamente le attività che rendono problematiche le misure di distanziamento sociale, unico vero antidoto alla diffusione del virus. Ilaria Capua ha utilizzato una felice metafora per spiegare la velocità del contagio: un virus trasportato da una grande supposta, l'aereo.
È appunto la velocità di spostamento delle persone che consente all'ospite di girare il mondo, portando ovunque la pandemia.
Il turismo rappresenta oltre il 13% del PIL.
L'Italia è da sempre una meta d'elezione. Inutile spiegare i motivi. Sono scritti nella Storia e nella natura. Da quattro mesi tutto è fermo.
Chiuso, come ciascuno di noi, in un triste ma necessario lockdown.
La ripartenza è problematica. Pesano innanzitutto la perdurante paura, legittima, le difficoltà economiche, le restrizioni ancora necessarie, che limitano la voglia di socializzazione, di abbraccio. Ma il comparto deve ripartire. Anzi è quello che può fare da apripista a un nuovo modello di sviluppo che tenga assieme Turismo, Agricoltura e Cultura. Da quando mi occupavo di Mezzogiorno, ormai 22 anni or sono, predico lo stesso mantra.
Per comodità mi riferisco alla mia Calabria, alla Locride in particolare.
Intanto perché è la regione che meglio può conciliare la triade, poi, perché essendo la regione più arretrata, merita un’attenzione maggiore. Infine perché il Mezzogiorno non è un unicum indistinto, per cui sarebbe più corretto parlare di mezzogiorni, ciascuno con specifici modelli di sviluppo.
La Calabria ha caratteristiche uniche.
È lunga, stretta, baciata da due mari. Jonio e Tirreno. Con al centro l'Aspromonte selvaggio.
Il territorio è diviso da valloni che segnano gli antichi Limes e costituivano le vie di comunicazione dell'Italica gens, dei fenici, dei Greci, dei romani, dei bizantini, degli arabi, dei normanni, insomma dei nostri progenitori.
Ciascuno di questi popoli ha lasciato tracce indelebili di civiltà, tali da rendere la Calabria la regione con il più alto numero di siti archeologici (Donzelli).
In virtù di queste caratteristiche morfologiche è il caso di sostituire il tradizionale concetto di Riviere con quello di Vallate. Perché il mare, per quanto unico, non è la sola ricchezza. Raggiungere in 15/20 minuti monti meravigliosi, quasi a 1.000 metri, è un privilegio unico. Come la possibilità di visitare borghi diffusi abbarbicati tenacemente alle rocce e affacciati su un mare incantevole. Insomma, un pacchetto di meravigliosi percorsi che attraversano sentieri selvaggi consentendo di trascorrere una piacevole giornata tra mare, siti archeologici, borghi, pinete. What else?
Eppure… Eppure tutto quello che è lì, a portata di mano, stenta a partire, rulla e si ingolfa. Proprio quando quel particolare turismo potrebbe costituire la tipologia più ambita, per una vacanza che concili varietà di offerta, limitato affollamento, sicurezza.
Cercherò, per brevità, di riassumere alcune urgenze necessarie per trasformare il desiderio visionario in possibilità.
Il preambolo è costituito sicuramente dall'integrazione dei centri decisionali. Troppi e spesso conflittuali. I territori come la Locride vanno vissuti come unica realtà, superando gelosie campanilistiche e in alcuni casi anche le inutili parcellizzazioni istituzionali. Troppi piccoli comuni.
I trasporti devono essere pensati con la logica del trasporto urbano. Devono, in un sistema a raggiera, collegare mare e montagna, con frequenza, almeno nel periodo estivo, e fermate ravvicinate.
Serve un censimento del patrimonio rurale abbandonato o da restaurare, concentrando a questa finalità parte dei fondi europei, spesso inutilmente parcellizzati.
Il recupero del patrimonio rurale, unitamente alla valorizzazione dei borghi, può ridisegnare il territorio, restituendo a esso fascino e antica bellezza. Naturalmente il recupero dev'essere finalizzato alla fruizione turistica.
Il recupero delle zone interne vale il rilancio di tradizioni culturali, linguistiche, agricole, enogastronomiche. In una parola quel recupero di identità che tanto difetta ai nostri territori, e la cui assenza ha affidato all'oblio luoghi, tradizioni, letteratura. Sol chi non lascia eredità di affetti poca gioia ha dell'urna (Foscolo).
Tralascio tutto il tema, noto, del collegamento Nord-Sud, cronaca di questi giorni.
Vorrei infine sollecitare l'urgenza della definizione di presidi sanitari al livello delle necessità di sicurezza, resa più acuta dalla pandemia. Inutile elencare cosa necessita, altrimenti sarei indotto a chiudere qui.
Ma ci credo. La crisi e le risorse impiegate possono consentire di superare questi gravi limiti, come devono finalmente risolvere l'annoso problema della depurazione delle coste. Non è una patente di sanità. È di civiltà.
Gli operatori turistici devono imparare a fare squadra, la reciproca valorizzazione è un valore aggiunto. Le gelosie non producono ricchezza.
Bensì tristezza. Marketing territoriale, intelligente, Grandi Eventi, anche ambiziosi.
Così si rilancia un territorio che custodisce il Parco Archeologico di Locri Epizephiri, la cattedrale di Gerace, la Villa Romana di Casignana, la Cattolica di Stilo, il Castello Carafa di Roccella.
E potrei elencare all'infinito.
P.S. Recentemente Franceschini ha rilanciato questo modello. Speriamo sia conseguente. E chi deve l’incalzi.

Autore: 
Francesco Riccio
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