Compenetrazioni tra ’ndrangheta e massoneria deviata

Gio, 06/02/2020 - 20:30
Giudiziaria

In merito alle “compenetrazioni tra 'ndrangheta e massoneria deviata”, la XXXIII Legislatura dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari riassume diversi dei concetti emersi nel corso di una serie di risultanze investigative, in gran parte fondate sugli esiti investigativi di inchieste avvenute nella Provincia di Reggio Calabria.
Alla fine degli anni ‘70 iniziano a essere segnalate, da parte di settori minoritari della magistratura, ipotesi di collegamenti occulti tra criminalità organizzata calabrese e massoneria, quali segnali preoccupanti di una nuova forma di inserimento nei circuiti di potere. Ma, al di là di scarni e rari riscontri processuali, bisognerà attendere la stagione dei collaboratori per avere delle conferme attendibili.
Solo a partire dal 1992, e in particolare negli atti della Operazione cosiddetta “Olimpia” della DDA di Reggio Calabria, giungerà una ricostruzione organica di tali rapporti anche alla luce dei mutamenti che proprio alla fine degli anni ‘70 si erano registrati all'interno della 'ndrangheta, mutamenti che risulteranno, alla luce delle odierne conoscenze, funzionali proprio alla formazione di quei rapporti e di quei collegamenti con una parte della massoneria. È convinzione della Commissione che la massoneria calabrese, che vanta un antico e solido insediamento e risale agli albori del moto risorgimentale italiano, non sia nel suo complesso una massoneria deviata.
Nella seconda metà degli anni ‘70 la 'ndrangheta si trova di fronte a un bivio: o continuare a essere una organizzazione criminale dedita a estorsioni e sequestri di persona, o fare un salto di qualità e inserirsi nei circuiti del potere per trasformarsi in “mafia imprenditrice”, in soggetto economico e politico autonomo, capace di interloquire con i rappresentanti delle istituzioni, delle Amministrazioni Pubbliche, dei partiti, e offrire i propri “servizi” nel settore degli appalti, nella raccolta dei consensi elettorali, e così via. Per fare questo la 'ndrangheta si trovò nella necessità di creare una struttura nuova, elitaria, una nuova dirigenza, estranea alle tradizionali gerarchie dei "locali", in grado di muoversi in maniera spregiudicata, senza i limiti della vecchia onorata società e della sua subcultura e, soprattutto, senza i tradizionali divieti, fissati dal codice della 'ndrangheta, di avere contatti di alcun genere con i cosiddetti "contrasti", cioè con tutti gli estranei alla vecchia onorata società. Nuove regole sostituivano quelle tradizionali, che non scomparivano del tutto, ma che restavano in vigore solo per la base della 'ndrangheta, mentre nasceva un nuovo livello organizzativo, appannaggio dei personaggi di vertice che acquisivano la possibilità di muoversi liberamente tra apparati dello Stato, servizi segreti e gruppi eversivi.
Nasce così la "Santa", e "santisti" sono denominati i suoi appartenenti, che costituiscono quella che si può definire la "direzione strategica" della nuova 'ndrangheta. A proposito della "Santa", molte sono le dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Esse delineano in modo chiaro la nuova struttura e i personaggi che ne farebbero parte. È bene avvertire che non è agevole trovare prove certe, soprattutto in relazione alle persone chiamate in causa, circa la loro appartenenza a logge massoniche "coperte". E ciò perché si tratta non solo di due organizzazioni che sono soggetto e oggetto di segreto e di riservatezza, ma anche perché molti calabresi hanno scelto di iscriversi a logge massoniche aventi sede in altre parti d'Italia. Ciò, evidentemente, aumenta il grado di impenetrabilità. Con la "Santa" la 'ndrangheta si apre al compromesso con i poteri deviati delle istituzioni. La "Santa" entra in contatto con la massoneria, o meglio entra nella massoneria, tramite logge compiacenti.
Sarebbe grave errore ritenere, tuttavia, che tali riferimenti esauriscano i collegamenti tra la 'ndrangheta e la massoneria, più o meno deviata, quasi che essi fossero databili a qualche decennio addietro. Per la 'ndrangheta l'alleanza andò al di là di un mero rapporto utilitaristico, per divenire un'alleanza strategica attraverso la quale essa conseguì quella invisibilità e impunità che ne rappresentano, a ben guardare, le caratteristiche essenziali mediante le quali ha ottenuto l'attuale posizione di supremazia e di diffusione.

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