Con Jonas Carpignano la Calabria approda a Cannes!

Dom, 25/10/2015 - 16:16
E sui grandi schermi mondiali è già febbre “Mediterranea”

Il Filmmaker Magazine, rivista di riferimento del cinema indipendente, ci avverte: Jonas Carpignano, classe 1984, è uno tra i 25 volti del cinema da tenere d’occhio. Ha studiato alla scuola di cinema della New York University. Suo padre è italiano, sua madre afroamericana delle Barbados, il nonno paterno è tra gli autori del nostro Carosello e lo ha cresciuto a latte e Visconti!
Il suo ultimo lungometraggio, “Mediterranea”, un viaggio di due amici dall’Africa a Rosarno, ha ricevuto a Cannes una roboante standing ovation. La stampa internazionale lo acclama, primo tra tutti il britannico “The Guardian” che, assegnandogli 4 stelline su 5, scrive: “Se un film così ricco e illuminante come Mediterranea uscisse per ogni questione complessa trattata sui giornali, forse tutti i problemi del mondo potrebbero risolversi”. Per la distribuzione di Mediterranea, Jonas Carpignano è riuscito a stipulare accordi con ben 15 paesi, tra cui Francia, Germania, Stati Uniti e Australia. Il tutto mentre la Calabria Film Commission spiattella senza vergogna un sito in costruzione.
Abbiamo raggiunto al telefono questa stella del cinema di un domani che è già oggi.
Quest’anno grazie a te Cannes è stata “Mediterranea”! Perchè hai deciso di girare questo film?
Volevo continuare a sviluppare il lavoro che avevo incominciato con il mio corto “A Chjana” e guardare più in profondità al fenomeno dell’immigrazione africana in Calabria. Con un lungometraggio ho potuto sviluppare la storia ma anche mostrare in modo più adeguato la complessità dei personaggi e delle circostanze in cui si sono venuti a trovare.
Hai vissuto tra Roma e New York. Perchè hai iniziato a inseguire la tua passione per il cinema partendo da Gioia Tauro?
Quando ho scoperto che esisteva un problema razziale in Italia, scoppiato con la rivolta di Rosarno del 2010, ho pensato che il cinema potesse dare un contributo a capire il fenomeno. Io penso che il potere del cinema non è tanto nel raccontare una storia ma nel cogliere una situazione, un coagulo di forze emotive. Quello che cercavo stava accadendo fra Rosarno e Gioia Tauro. E da lì sono partito.
Al centro di “A Chjana”, prima, e “Mediterranea”, dopo, la rivolta di Rosarno. Nella gente del posto vedi più razzismo o più paura di perdere la propria identità?
Il razzismo è una delle forme che prende la difesa dell’identità. Non c’è razzismo senza identità e differenza. Sono due facce della stessa medaglia, così come la paura e l’aggressione.
I gioiesi ti considerano più come un loro amico o più come un amico degli immigrati?
Non conosco tutti i gioiesi e quindi è difficile dire. Quello che so è che spesso i miei amici gioiesi sono anche amici dei miei amici immigrati.
Sei arrivato in Calabria per rimanerci cinque giorni. Vivi qui da cinque anni. Cos’hai trovato in Calabria che a New York o a Roma ti mancava?
Non riesco a pensare in termini di mancanza. Penso che sia più una questione di cicli della propria vita. E i cicli hanno sempre una carica iniziale che poi si easurisce. Nella mia esperienza per attivare un ciclo è importante cambiare aria. È così che sono passato da New York a Roma e poi a Gioia. Qui a Gioia sento ancora tanta energia.
Cosa c’è del cinema italiano in Mediterranea e cosa del cinema americano?
C’è la grande tradizione, per così dire, classica del neorealismo italiano con la sua estetica e il suo senso della questione sociale, ma c’è anche il dinamismo e l’energia che mi viene dal cinema indipendente americano in cui mi sono formato. Spero di essere riuscito a combinare queste due cose.
Sei cresciuto nel Bronx. Troppo spesso la Calabria, quanto a criminalità e degrado, viene assimilata al Bronx. Hai notato anche tu una certa somiglianza?
Non mi intendo di criminalità ma ho il sospetto che sia sbagliato usare questo termine in senso generico o generale. La cosidetta criminalità è legata al luogo e alle circostanze di cui si nutre. E il Bronx e la Calabria sono due realtà profondamente differenti, difficili da paragonare.
Qualche anticipazione sul tuo prossimo film? Sarà girato ancora una volta a Gioia Tauro?
Sì, quasi completamente a Gioia. La storia e i personaggi sono in parte gli stessi del mio primo film ma visti da un altro punto di vista. Ci sono gli africani, ci sono gli zingari. È l’intreccio fra queste realtà così diverse eppure concentrate nello stesso luogo che mi attira.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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