Con la penna contro il malaffare

Dom, 12/05/2019 - 17:40

Ci sono giornalisti scomodi, quelli che te li dicono in faccia. Che hanno segnato un periodo storico, un’epoca, che molti non ricordano più. Quando si era sulle strade e per le montagne dell’Aspromonte per i sequestri di persona, per gli omicidi delle faide, nelle aule dei Tribunali per i primi maxi processi alla ’ndrangheta, quando ancora quest’associazione, oggi la più potente al mondo, non era riconosciuta nel codice penale come organizzazione mafiosa.
C’era allora un tipo di giornalismo e di giornalista che iniziava a scrivere di corruzioni anche nell’alveo politico. Erano i tempi dei veri e propri “santuari” degli intoccabili della Prima Repubblica. Erano anni in cui si rischiava più di oggi. Allora le ’ndrine erano di grilletto facile oggi sono più sottili, subdole ma non meno pericolose.
C’era, in tutto questo, un giornalista che arrivava dalla Locride con un modo di scrivere senza mezzi termini. Che non si è piegato neanche alle bombe.
Questo giornalista è Paolo Pollichieni che ha lottato con la penna contro il malaffare di allora e di oggi. Anni di cronaca nera. Anni di cronaca giudiziaria. Anni passati, comunque, in prima linea. È stato odiato per questo, non nascondiamolo. Ma lui ha guardato sempre avanti. Ha superato tanti ostacoli con forza e dedizione. Ha lottato contro ogni forma di ipocrisia.
È stato un esempio per i tanti giornalisti, specie per quelli che scrivono di “nera” e di “giudiziaria”, che oggi più di ieri si intreccia con la “politica”.
Ciao Direttore.

Autore: 
r.m.
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