Confartigianato sul Recovery Plan

Gio, 14/01/2021 - 16:15

Le piccole imprese sono una risorsa per il Paese. Il Governo, anche nel Recovery, le considera un problema.

Il Governo parte con il piede sbagliato, indicando nel "Recovery Plan" la causa dell’insufficiente crescita dell’economia italiana, nella ridotta dimensione media delle imprese . Un’ analisi capitalistica che pensavamo scomparsa dalla cultura Italiana. Un’ impostazione che individua il nemico nella piccola e media impresa. Un pregiudizio frutto della mancata conoscenza del territorio e delle dinamiche che hanno consentito la coesione e lo sviluppo di miglia di piccoli comuni italiani, la valorizzazione dei borghi, la tutela del patrimonio artistico e ambientale, della cultura e della tradizione Italiana, lo sviluppo del turismo e del Made in Italy . Un impianto, quello del Recovery, antico e senza prospettiva, per una economia che è sempre cresciuta grazie alle piccole e medie imprese che oltre a narrare e raccontare i luoghi hanno continuato a registrare una crescita significativa del valore aggiunto del paese. La piccola impresa non è soltanto un’ economia di prossimità, ma è in tanti settori un volano di innovazione e rivoluzione dei processi economici. Il problema dell’Italia non sono i piccoli imprenditori, da abbattere anche con continue misure di chiusura scriteriate, ma l’ambiente politico - culturale che li circonda. Non servono ormoni per la crescita delle aziende. Quello che deve cambiare sono le condizioni di un habitat nazionale poco favorevole all’iniziativa economica. L’Italia è ancora al 58° posto tra i 190 Paesi del mondo per la facilità di fare impresa. L’Italia è al penultimo posto dei Paesi europei per qualità di servizi pubblici.              

Nel nostro Paese i tempi medi per realizzare un appalto sono del 35% superiori alla media europea. Il nostro Paese ha un sistema creditizio ingessato e al collasso, a causa di enormi prestiti erogati ai grandi amici imprenditori che magari possedevano anche un giornale o mezzi di comunicazione in generale o che erano inserirti in un sistema lobbistico. Prestiti, poi, diventati carta straccia perché garantiti da un castello di carta e non da una casa costruita con il sudore quotidiano del piccolo imprenditore. L’Italia ha oltre 110 mila norme vigenti nazionali, oltre una massa di norme regionali non quantificabili che oltre ad essere inutili, in parte soffocano il cittadino ma soprattutto le micro e medie realtà locali. Insomma, ci troviamo ancora una volta una filosofia politica che continuerà a confinare le piccole imprese del meridione nelle fiumare o comunque nei luoghi inaccessibili del nostro territorio, perché anche questo piano nazionale di investimenti fotografa e mantiene la disparità territoriale esistente. L’unica cosa che si vorrebbe abolire sono le esperienze economiche legate al territorio ed a una cultura che fa diventare l’individuo, persona. Questo, per fortuna, non è stato possibile in passato e non sarà possibile in futuro.

 

                                                      Demetrio Battaglia Confartigianato Reggio Calabria

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