Coraggio, Calabria!

Dom, 03/05/2020 - 10:00

Troppo a lungo siamo rimasti sospesi e disorientati.
Troppe ne abbiamo viste, e altrettante sentite: roba da non credere!
Capita quando l'incompetenza va a braccetto con la presunzione.
Il risultato è drammatico.
In un paio di mesi la grave emergenza epidemiologica ha spazzato via le esigue, residue certezze di cittadini già duramente provati negli ultimi anni dal tritacarne della ragionieristica morsa franco-tedesca.
Nel limbo nel quale si è ritrovata, e che ha consentito soltanto di avere contezza della prossimità delle bolge infernali, la gente è rimasta priva di un valido interlocutore, di una figura di riferimento che portasse un lume acceso sulla schiena in grado di illuminarne il cammino da affrontare, incerto e pieno di insidie; e ha iniziato a non poterne più, anche del “sapientone".
Il "tecnico" è l'araldo di una categoria, in prevalenza parassitaria, il cui effettivo compito, ormai sempre più chiaro, sin qui è stato quello di prestarsi a fungere da foglia di fico dei gravi limiti di chi, pur rivestendo il pennacchio di guida della comunità, più e più volte è scappato davanti alle responsabilità connesse al ruolo rivestito.
Un tacito e perverso “do ut des” ha consentito e consente al "politico" di mantenersi in sella a una brutta bestia, giovandosi della connivente copertura assicurata dal "tecnico", il cui ego,  troppo a lungo relegato nell'anonimato di una saccenteria fine a sé stessa e improvvisamente divenuto destinatario della elargizione di una sterile, effimera e dannosa visibilità, viene finalmente appagato.
Corollario ne è stato e continua ad essere il bombardamento comunicativo attraverso il quale si è inteso celare la scelleratezza del patto che lega la ostentata sicumera di tutti i commedianti: gli scienziati, privi di ogni remora, si parlano addosso, anche quando dormono, e poco importa se nel breve volgere di un battito di ciglia il loro sapere suggerisce il contrario di quanto in precedenza sconsigliato; i politicanti, dal loro canto, nell'esercizio di parlare tantissimo senza dir nulla, senza cura nemmeno per le apparenze, danno addirittura voce, dopo averli determinati ed esasperati, agli istinti peggiori della gente.
Così, giusto per dare dimostrazione di una sintonia che i fatti non conoscono.
Insomma, tutto e al tempo stesso il contrario di tutto!
È questa la cornice nella quale si inserisce la decisione, assunta su base territoriale, di ripartire differenziandosi rispetto alle prescrizioni del livello centrale.
C'è da augurarsi che la scelta operata, coraggiosa o disperata che sia, possa rivelarsi la cosa giusta per sopravvivere al morbo e agli effetti nefasti che lo stesso ha già provocato con impressionante diffusione orizzontale.
Sull'avvio della ripartenza è prevedibile, addirittura scontato, che non mancheranno gli interventi a gamba tesa di chi dimentica che sin qui il Paese è rimasto in attesa del "prossimo decreto" che dovrà mitigare gli effetti devastanti prodotti dal lockdown.
Diranno che allontanarsi dalla linea del governo centrale rischia di far venire giù il Paese, ma il dato, spietato, che si ignora, è che il Paese si ritrova steso al tappeto, e non da ora!
Ci sarà chi sputerà sentenze per darsi un tono, chi per esorcizzare, chi per insulsa partigianeria: la madre degli imbecilli è perennemente gravida.
Nessuno può avere certezze, ma non si può impedire a nessuno di battersi per la sopravvivenza, di qualsiasi tipo essa sia.
L'auspicio è che tra le tante certezze degli inaffidabili depositari di verità ben presto possa farsi spazio il dubbio che si sia tracciato un sentiero lungo il quale i Calabresi potranno essere finalmente una Comunità.
Troppo a lungo siamo rimasti sospesi, disorientati e, quel che è peggio, in balia dell'ignoranza dei parassiti.
Che il Signore ci assista!

Autore: 
Oreste la Peste
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