Covid-19: un situazione seria ma non (ancora) grave

Dom, 18/10/2020 - 11:30

Il tema portante dell’ultima settimana, nella Locride, è stato quello della sanità. E non solo per la giornata dell’indignazione indetta dal sindaco di Locri Giovanni Calabrese, e per le dimissioni annunciate del Commissario alla Sanità Saverio Cotticelli, ma anche per la crescita dei contagi da Covid-19, che ha spaventato la popolazione e fatto correre il Governo ai ripari con l’emanazione di un nuovo DPCM.
Anche la Calabria è sembrata un bersaglio del virus. Sembrata, appunto, perché, analizzando i dati, gli stessi che qualcuno, evidentemente incapace di leggerli, ha recentemente dichiarato falsati e faziosi, appare chiaro che la situazione sia seria ma non ancora grave. Ad esempio il 16 ottobre, in Calabria, si sono registrati 102 nuovi contagi rispetto alla giornata precedente. Per trovare un balzo simile da un giorno all’altro dobbiamo tornare indietro al 27 marzo, quando il numero di nuovi malati rispetto al giorno precedente era stato di 101 unità. A marzo, però, i tamponi analizzati erano stati 968, un numero quasi tre volte inferiore rispetto ai 2.758 esaminati venerdì. Insomma, se sei mesi fa risultava positivo 1 tampone su 10 (un dato già basso rispetto alla media del Paese), una settimana fa questo dato si abbassava a 0,4, cifra ancora più confortante se pensiamo che, in primavera, data la poca disponibilità, i tamponi venivano effettuati solo a persone con sintomi, mentre oggi si realizzano anche sugli asintomatici per prevenire l’insorgere di focolai. Quel 28 marzo, inoltre, eravamo in lockdown da già 20 giorni, mentre oggi “paghiamo” un periodo di “traffico” decisamente intenso, con gli ultimi turisti partiti solo da una manciata di giorni.
Se le statistiche relative al numero di tamponi effettuati non fossero sufficienti a consolarvi, anche il numero di casi attivi ci viene in aiuto: venerdì, infatti, il totale dei pazienti è salito a 904, numero dal quale bisognava sottrarre i 212 malati che, effettuato il tampone in Calabria, si trovavano per le più svariate ragioni già fuori dalla nostra regione. I 692 pazienti rimasti sul territorio, a quel punto, erano in numero simile a quelli del 5 aprile scorso, quando un balzo di 54 nuovi infetti aveva fatto assestare il numero dei malati calabresi a 706 (e all’epoca non potevano esserci pazienti fuori regione per l’impossibilità di spostarsi tra i territori). Di quei 706 pazienti 174 erano ricoverati in ospedale, 13 in rianimazione e 519 in isolamento domiciliare con sintomi (un dato a cui bisognava aggiungere le 8.534 persone in quarantena per aver avuto contatti con chi aveva contratto il virus). Il 16 ottobre, invece, dei 692 malati calabresi, 51 erano i ricoverati e 4 i degenti in rianimazione, con 849 positivi (la maggior parte dei quali asintomatici) che si trovavano in isolamento domiciliare. Insomma, se a marzo i pazienti ricoverati o in rianimazione costituivano il 26,5% delle persone affette da Covid-19, la scorsa settimana questa percentuale si abbassava al 7,9% (al 6% se consideriamo “calabresi” i pazienti che, dopo aver effettuato il tampone nella nostra regione, affrontavano la degenza oltre i nostri confini). Numeri che ci ricordano l’importanza di non abbassare la guardia (e che ci fanno salutare con favore le nuove norme imposte dal Governo), ma che comunque non ci devono far ritenere che la Calabria rischi di non riuscire ad affrontare la seconda ondata.
Non abbiamo gli strumenti per dire se i dati che abbiamo citato siano la conseguenza di un ceppo meno forte del virus o di un rafforzamento delle nostre difese immunitarie, né escludiamo che la situazione possa evolvere in peggio nei prossimi mesi, soprattutto quando il Covid-19 si sovrapporrà alla normale influenza. Tuttavia, analizzando con serenità quanto sta accadendo (anche nel nostro comprensorio), seguire le indicazioni del Governo, indossare la mascherina e mantenere le abitudini che abbiamo acquisito la scorsa primavera senza precipitare nel vortice di deficienza che colpisce chi è convinto che lo stato di emergenza ci privi della libertà costituzionale sembra il modo più efficace di frenare la corsa del virus e mantenere basso, se non il numero di contagi, almeno quello dei pazienti con sintomi (anche gravi). Mascherina e distanziamento sociale sono i due elementi che ci hanno permesso finora di non fare la fine di Inghilterra e Francia, cerchiamo dunque di non fare i fenomeni fregandocene delle nuova norme (come, purtroppo, abbiamo visto fare in molti casi, almeno sul Corso di Siderno) e sosteniamo le iniziative dei nostri sindaci che, come accaduto martedì, non devono smettere di invocare l’analisi dei tamponi presso il laboratorio dell’ospedale di Locri, quantomeno per ridurre i tempi di attesa per una visita che devono sopportare pazienti anche molto sofferenti.

Autore: 
Jacopo Giuca
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